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Russia, attentato a San Pietroburgo: bombe esplodono in metro. 10 morti

L’incubo terrorismo in Russia. Due esplosioni si sono verificate, lunedì, sulla linea blu della metropolitana di San Pietroburgo, tra due diverse stazioni, la fermata dell’Istituto di Tecnologia e quella di Ploshchad Sennaya, e un secondo ordigno sarebbe stato trovato ancora inesploso in una terza stazione, Ploshchad Vosstania.

Stando alle prime informazioni ci sarebbero delle vittime, almeno dieci. Una cinquantina i feriti. L’esplosione è stata causata “da un ordigno artigianale probabilmente lasciato su un vagone prima della partenza del convoglio”, e quindi non da un terrorista kamikaze. Un ordigno reso ancora più pericoloso dall’aggiunta di “elementi lesivi”, cioè riempito di schegge, chiodi e altri pezzi di ferro. Su alcune foto pubblicate sui social media si vedono un vagone della metro sventrato dall’esplosione e corpi sulla banchina.

Si setacciano le immagini di sorveglianza e a metà pomeriggio comincia a circolare la foto del presunto attentatore (a lato), un uomo di mezza età, con la barba e abito e copricapo nero. Secondo Fontanka, sito di news russo, sarebbe salito in metro alla fermata “Petrogradskaya”, venti minuti prima dell’esplosione.

Secondo l’agenzia di stampa russa Ria Novosty il presidente Vladimir Putin è stato informato ed è in costante contatto con le autorità per accertare quanto sta accadendo. Putin era in città per partecipare a un convegno sui media; nel pomeriggio avrebbe dovuto incontrare per colloqui il presidente bielorusso Lukašenko.

La Russia, negli anni addietro, è stata il bersaglio di attacchi da parte di militanti ceceni e almeno 38 persone persero la vita nel 2010, quando due donne kamikaze si fecero esplodere nella metropolitana di Mosca. Nel 2002 la polizia fece irruzione in un teatro di Mosca per porre fine a una presa di ostaggi e il bilancio finale fu di 120 ostaggi uccisi. Nel 2004 oltre 330 persone, metà delle quali bambini, morirono nel massacro di Beslan. Nel 1999 proprio Putin, allora primo ministro, lanciò una campagna contro il governo separatista nella regione meridionale di Cecenia e da presidente ha proseguito con la linea dura per porre fine alla ribellione.

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