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“This House Is Not For Sale”, i Bon Jovi ritornano in primavera

“This House Is Not For Sale” è il titolo del nuovo album dei Bon Jovi, in uscita a marzo 2016. Il quindicesimo full lenght segue “Burning Bridges” del 2015 che conteneva alcuni inediti frutto di tracce non utilizzate nei precedenti album, oltre alle ultime plettrate del chitarrista Richie Sambora, che ha deciso per la carriera solista. Un “fan album”, insomma, pubblicato per concludere, dopo 32 anni, il contratto con l’etichetta “Mercury”.

Divorzio non proprio consensuale, basta leggere il testo della title track: “Dopo trent’anni di lealtà non ti hanno lasciato che scavarti la fossa, adesso è meglio imparare a cantare e suonare da soli. Tu sei la ragione per la quale ho scritto questa canzone”, canta Jon Bon Jovi.

E “This House Is Not For Sale” (“Questa casa non è in vendita”) sembra un’ulteriore risposta alla major americana. “Questo disco – ha spiegato il frontman della band– parla della nostra integrità. L’integrità conta e siamo in una fase della nostra carriera in cui non abbiamo niente da dimostrare. Alcune canzoni hanno un po’ di più il sound di chi ha qualche rancore, che è un bene per noi in questo momento. Gli stili musicali vanno e vengono. Non posso fingere di fare qualcosa solo perché è popolare. Siamo a nostro agio e sicuri di chi siamo”.

Per incidere l’album Jon, Davide Bryan e Tico Torres sono tornati nel posto in cui l’allora solista Jon Bon Jovi (insieme a dei session men) registrò nel 1983 il singolo “Runaway”, che divenne poi nel 1984 il singolo principale del primo album della band. Sono i “Power Station Studio” di New York dove Jon, a quei tempi, era solito spazzare il pavimento e dare una mano allo staff.

Un ritorno alle origini ma non al vecchio e ormai datato sound. Il nuovo album sarà comunque un’altra di quelle evoluzioni che, nel corso degli anni, nonostante il malcontento dei fan della prima ora, ha consentito ai Bon Jovi di restare sulla cresta e mettere a segno grandi successi commerciali.

“Quando ho scritto Runaway nel 1982 – racconta Jon a tal proposito – il mio punto di vista non era grande, ma con ogni album e con il passare dei decenni della nostra carriera, ci siamo evoluti. Teniamo gli occhi aperti, lasciamo che le informazioni ci arrivino e scriviamo del mondo che ci circonda. Non potremmo scrivere ‘You give love a bad name’. È stato bello a 25 anni, non lo sarebbe a 53”.

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