Trentola Ducenta

24 arresti a Trentola Ducenta: c’è anche il sindaco. Sequestrato il “Jambo”

Trentola Ducenta – 24 ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nei confronti di amministratori, funzionari pubblici e imprenditori di Trentola Ducenta, nell’ambito di un’inchiesta sulla fazione del clan dei casalesi guidata dall’ex superlatitante Michele Zagaria.

Tra i destinatari dei provvedimenti, oltre a Zagaria, il sindaco di Trentola Ducenta, Michele Griffo, l’ex assessore Luigi Cassandra, la responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Maria Carmen Mottola, il dipendente comunale Vincenzo Picone, l’amministratore delegato della Cis Meridionale, società proprietaria del centro commerciale “Jambo”, Alessandro Falco, gli imprenditori Gaetano e Silvestro Balivo. Indagati anche l’ex sindaco Nicola Pagano e l’ex assessore Nicola Picone, destinatari di misure non coercitive. Pagano è stato sottoposto a divieto di dimora fuori regione.

Griffo e altri irreperibili: sospetto fuga di notizie – Sono però irreperibili il sindaco Griffo e altri tre indagati raggiunti dal provvedimento restrittivo. Da fonti investigative si apprende che c’è il forte sospetto che sul blitz possa esserci stata una fuga di notizie.

I NOMI – Ecco tutti i nomi degli indagati: Gaetano Balivo, Silvestro Balivo, Oreste Blasco, Carlo Bianco, Raffaele Cantone, Luigi Cassandra, Bernardo Cirillo, Vincenzo Conte, Raffaele De Luca, Giuseppe Diana, Luigi Diana, Vincenzo Di Sarno, Alessandro Falco, Giovanni Garofalo, Giuseppe Garofalo, Michele Griffo, Giuseppe Inquieto, Maria Carmen Mottola, Antonio Munno, Pasquale Pagano, Giuseppe Petrillo, Nicola Pagano, Nicola Picone, Vincenzo Picone, Giuseppe Tessitore, Tommaso Tirozzi, Carmine Zagaria, Michele Zagaria.

trentola arrestati

LE ACCUSE – Gli arresti, eseguiti dalla squadra mobile di Caserta e dal Ros dei carabinieri di Napoli, riguardano i reati di associazione a delinquere di stampo camorristico, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, estorsione, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti.

Zagaria “proprietario di fatto” del Jambo – Al centro dell’indagine proprio il centro “Jambo”, del valore di 60 milioni di euro, ritenuto di fatto di proprietà della famiglia Zagaria e attualmente posto sotto sequestro, in amministrazione giudiziaria. Le attività commerciali della struttura, dunque, proseguiranno regolarmente. Secondo gli investigatori, dall’anno di costruzione (1997) ad oggi il “Jambo”, era aumentato di valore: da due miliardi di vecchie lire agli attuali 60 milioni di euro grazie al potere politico e imprenditoriale detenuto dal boss Zagaria. Alessandro Falco, secondo i pm, era il custode della liquidità della famiglia Zagaria. Gli stessi terreni su cui venivano costruiti, nel corso del tempo, i numerosissimi ampliamenti del centro commerciale, erano direttamente individuati ed acquisiti da Michele Zagaria e dai suoi uomini che poi mettevano i formali proprietari del centro commerciale – i fratelli Falco di Trentola Ducenta – in condizione di concludere i contratti d’acquisto.

Lo svincolo della superstrada – Si è anche accertato che per consentire lo sviluppo del centro commerciale e fare posto alla “creatura” commerciale del capo camorra venivano spostati i limitrofi capannoni commerciali appartenenti ad altri soggetti.Soprattutto grazie agli interventi degli uomini del clan, venivano, non solo, rilasciate licenze edilizie necessarie ma addirittura venivano promosso e realizzate opere pubbliche talora anche pericolose per la pubblica incolumità – a servizio del Jambo e delle sue nuove esigenze commerciali. Ci si riferisce, in particolare, alla costruzione di un nuovo svincolo sulla strada statale 265 che, come segnalato dagli operatori preposti, non rispettando alcune distanze di sicurezza mette in pericolo gli automobilisti in transito.

La gara d’appalto truccata – Proprio gli approfondimenti investigativi su questa vicenda (che secondo il giudice delle indagini preliminari, dimostrava il pieno ed assoluto dominio del clan sulle amministrazioni locali) consentivano di accertare come il sodalizio, non contento di realizzare opere pubbliche in favore delle proprie imprese, riuscisse (grazie ancora alla propria capacità di comando sulle pubbliche amministrazioni) a realizzare, in prima persona, attraversi propri imprenditori, lo stesso svincolo. In particolare, grazie ad una consulenza tecnica svolta dalla Polizia di stato, si è infatti accertato che come pure dichiarato da un collaboratore, la quasi totalità delle buste contenenti le offerte della gara (che erano oltre 100) erano state preventivamente aperte, in modo da consentire all’impresa mafiosa di aggiudicarsi la gara formulando l’offerta vincente.

“Il proprietario del Jambo incontrava il latitante” – In particolare, Alessandro Falco, amministratore e socio formale di maggioranza della società C.I.S. Meridionale Srl, proprietario a sua volta del centro commerciale, è stato inquadrato dallo stesso giudice per le indagini preliminari come prestanome e fiduciario di Michele Zagaria, reale dominus dell’iniziativa economica. Egli, come risulta da plurime fonti di prova, si incontrava con Zagaria, durante la latitanza di quest’ultimo, per delineare le strategie imprenditoriali del centro commerciale stesso, e fra queste, non ultima la scelta dei partner commerciali che dovevano operare all’interno del centro commerciale fra cui la catena di supermercati presenti nel centro. E’ emerso in particolare sulla base di dichiarazioni acquisite da collaboratore ritenuto attendibile dallo stesso giudice per le indagini preliminari, che sotto la gestione di Falco, gli uffici e gli ambienti riservati del centro commerciale venivano utilizzati quale luogo di incontro tra l’allora latitante e i vertici del clan nonché con molti imprenditori ed esponenti politici.

Zagaria gestiva tutta l’economia del centro – Importante evidenziare, per gli investigatori, che tutto il sistema economico che ruotava intorno al centro commerciale in questione era direttamente riconducibile a Michele Zagaria e ai suoi fiduciari a partire dalla ditte di pulizie impegnate nel centro commerciale a quelle che realizzavano le opere di ampliamento del centro. Nel merito, è stato riscontrato come Alessandro Falco, oltre a inviare e custodire le ingenti somme che tale attività generava, fungendo quindi da cassiere e custode della liquidità della famiglia Zagaria, abbia gestito anche i relativi rapporti imprenditoriali e politici di Michele Zagaria.

Il ruolo del sindaco Griffo – Il provvedimento restrittivo riguarda tra gli altri, Michele Griffo, sindaco di Trentola Ducenta dagli anni ’90 (escluso il periodo di Nicola Pagano, ndr.) e Maria Carmen Mottola, responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune. Griffoo è ritenuto concorrente esterno del gruppo Zagaria poiché, essendo esponente politico di rilievo dell’amministrazione comunale trentolese, avrebbe esercitato le funzioni pubbliche in modo da soddisfare le richieste provenienti dal clan Zagaria e dalle aziende riferibili al medesimo specie nel settore delle licenze edilizie, delle convenzioni e degli appalti pubblici. In cambio di  tale sostegno ha egli ricevuto appoggio elettorale così consentendo all’associazione camorristica di consolidarsi sul territorio.

Il gruppo trentolese di Zagaria – Dalle indagini è emersa l’esistenza di due distinti gruppi criminiali, quello di Casapesenna e quello di Trentola Ducenta, entrambi sotto l’egida di Michele Zagaria e coordinati da personaggi ritenuti come sua diretta espressione, ovvero Giovanni Garofalo, Giuseppe Garofalo, Gaetano Balivo, Pasquale Pagano e Oreste Basco. Rilevate modalità estremamente accorte di comunicazione tra i soggetti appena menzionati basandosi esse su: un uso meticolosamente riservato del telefono cellulare, caratterizzato da conversazioni dal contenuto criptico, a volte telegrafico, finalizzate per lo più a realizzare appuntamenti di persona senza riferimenti chiari al luogo dove incontrarsi; l’impiego di utenza telefoniche dedicate, ossia destinate a contatti tra una stretta cerchia di persone o tra due singoli interlocutori; l’impiego di numerosi autoveicoli a noleggio o in prestito; l’approvvigionamento di sofisticati e costosi strumenti elettronici, realizzati allo scopo di inibire o rilevare i segnali Gsm emanati da rilevatori Gps e trasmettitori ambientali, utilizzati dalla Polizia giudiziaria.

La gestione di sale giochi e scommesse – Inoltre, le attività di intercettazione, hanno in particolare consentito di delineare le figure di Giovanni e Giuseppe Garofalo come protagonisti nella gestione, di internet point, sale giochi e centri scommesse.

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