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Immigrazione clandestina, fermati i titolari di circhi

La Polizia di Palermo ha eseguito, in tutta Italia, decine di provvedimenti di fermo, emessi dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti dei componenti di una associazione criminale, di profilo transnazionale, dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le indagini della squadra mobile di Palermo, diretta da Rodolfo Ruperti, hanno registrato l’ingresso illegale, solo nell’ultimo periodo, di centinaia di cittadini, provenienti prevalentemente dall’India, dal Pakistan e dal Bangladesh.

Sono 41 le persone fermate nell’ambito dell’operazione denominata ‘Golden Circus’. Tra loro ci sono anche stranieri, così come circensi famosi. Secondo gli investigatori i circhi sarebbero stati il mezzo attraverso cui cittadini di India, Pakistan e Bangladesh arrivavano in Italia aggirando le leggi. Il tutto in cambio di denaro. Ad aiutarli un impiegato della Regione, coinvolto nell’inchiesta.

Gli impresari, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, fingevano di reclutare ballerini, attrezzisti e facchini per i circhi di tutta Italia. Invece erano solo dei trafficanti di uomini. Fra i personaggi celebri coinvolti anche Lino Orfei e Alvaro Bizzarro, animatori degli omonimi circhi, e Darvin Cristiani, che gestisce il circo Praga. Sono accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Stesse accuse che hanno fatto scattare le manette per i titolari dei circhi Coliseum Sandra Orfei, Città di Roma, Smart Shane, Kumar, Vienna Roller, Caroli, Wigliams Brother, Jonathan, Apollo, De Blais, Meraviglioso, Aris Martini, Martini Cirque D’Europe, acquatico Denji show e acquatico splash.

L’organizzazione criminale ha movimentato un giro d’affari stimato in oltre sette milioni di euro. Per ogni lavoratore straniero assunto fittiziamente, guadagnavano dai 2mila ai 3mila euro, come sostengono gli investigatori. “Il raggiro rappresentava una sicura fonte di reddito in un comparto, quello circense appunto, in cui le maestranze versavano in precarie condizioni economiche”, spiegano dalla Questura. Nell’operazione ‘Golden Circus, sono stati coinvolti anche numerosi impresari del settore circense.

Affinché tutto filasse liscio, serviva anche un supporto burocratico. L’articolo 27 del Testo Unico sull’immigrazione consente l’ingresso sul territorio nazionale “di lavoratori qualificati” dello spettacolo, tra i quali gli occupati presso circhi o spettacoli viaggianti all’estero, il personale artistico e tecnico per spettacoli lirici, teatrali, concertistici o di balletto. Serve però un’autorizzazione ad hoc emessa, in virtù dello statuto speciale, dalla Regione. Ed ecco che intervengono gli impiegati infedeli. Tra i fermati c’è anche Vito Gambino, responsabile dell’Ufficio speciale di collocamento per il lavoratori dello spettacolo dell’assessorato regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro.

“Gli impresari circensi – spiegano gli inquirenti – inoltravano la domanda di assunzione dello straniero a Vito Gambino, il quale predisponeva, pure in mancanza dei presupposti, il “nulla osta al lavoro per prima occupazione o visto d’ingresso cittadini extracomunitari”. Con questo documento, insieme ad altri certificati, il cittadino extracomunitario otteneva il visto d’ingresso da parte dell’ambasciata italiana. Le accuse sono corruzione, falso materiale ed ideologico. Al vaglio degli inquirenti anche la posizione della moglie, anche lei impegata nello stesso ufficio.

“Questa normativa regionale – spiega il procuratore Francesco Lo Voi – consente, con una procedura molto più semplice di quella nazionale, di ottenere il nulla osta che poi serve per avere il visto nel paese di origine e che viene rilasciato dall’Assessorato alla famiglia della Sicilia, dopo avere acquisito un ulteriore nulla osta da parte della questura”. “E’ bastato individuare un soggetto in assessorato che si prestasse a svolgere queste attività, predisporre e rilasciare questi visti, falsificando il precedente visto della questura anche con l’uso di timbri falsi, per potere essere consegnati agli immigrati che dovevano venire in Italia – dice ancora Lo Voi – Ovviamente vi era una organizzazione in Italia che aveva indotto i titolari di alcuni circhi a trasferire la loro sede legale in Sicilia e a Palermo per potere sfruttare questa speciale normativa regionale”.

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