Aversa

Suicidio immigrato, a Celestine fu negato lo status di rifugiato

Aversa – “Facciamo un appello affinché tutti omaggino questo figlio della Terra che ci ha lasciato in maniera così traumatica”. Don Carmine Schiavone, responsabile del centro di accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” della Caritas di Aversa ritorna sulla morte di Celestine Iweanya, il ventenne nigeriano che nella notte tra lunedì e martedì scorsi si è lasciato cadere dal terrazzo del centro, decedendo sul colpo, dopo un volo di 12 metri.

“Insieme al vescovo, monsignor Angelo Spinillo, – ha continuato don Carmine-  è stato deciso che i funerali per questo sfortunato giovane saranno a carico della Caritas e della diocesi. Celestine era di religione evangelico avventista ed abbiamo deciso che la funzione funebre sarà ecumenica con la presenza di monsignor Spinillo, dell’imam e del pastore per fare in modo che tutti possano parteciparvi concretamente, senza sentirsi esclusi”.

Il sacerdote aversano rivela anche di essere costantemente in contatto con la prefettura di Caserta affinché, appena la salma sarà libera dai vincoli imposti dalla magistratura del locale tribunale di Napoli Nord, l’ambasciata nigeriana in Italia possa concedere che lo sfortunato giovane venga sepolto nel cimitero di Aversa”.

Sempre secondo don Carmine, il giovane, giunto in Italia lo scorso mese di giugno grazie ad uno dei tanti barconi approdati a Lampedusa, non aveva dato segni di squilibrio o di depressione in questo periodo che aveva soggiornato nel Centro della Caritas diocesana. Da quanto è dato sapere trascorreva le sue giornate aversane insieme agli altri connazionali, seguendo i corsi di italiano e sognava di raggiungere la Germania. Un solo neo, la bocciatura dell’istanza del riconoscimento dello status di rifugiato politico. Bocciatura giunta a marzo scorso, che aveva visto il ricorso del giovane e che lo aveva rattristato non poco.

Sul piano delle indagini, in attesa dell’effettuazione dell’esame necroscopico i cui risultati faranno maggiore chiarezza, i carabinieri della stazione di Aversa in collaborazione con i colleghi del reparto territoriale, coordinati dal colonnello Vittorio Carrara, indagano sull’episodio, non sembrano avere dubbi sul fatto che si tratti di suicidio. Una convinzione alla quale sono giunti anche dopo aver ascoltato, oltre ai gestori e ad alcuni volontari, diversi connazionali della vittima oltre ad altri immigrati ospiti della struttura aversana. Il giovane, poco prima delle 1,30 di martedì, avrebbe raggiunto il terrazzo e si sarebbe lasciato cadere nel vuoto.

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