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Morta dopo parto trigemellare, il giudice nomina esperto per la perizia

 Gricignano. Disposto l’incidente probatorio per accertare le responsabilità sulla morte di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano deceduta lo scorso 23 maggio insieme adue dei tre gemelli che portava in grembo, dopo il ricovero alla clinica “Pineta Grande” di Castel Volturno.

Gli avvocati dei familiari della giovane, Raffaele e Luciano Costanzo di Aversa,hanno chiesto ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere di disporre la perizia nell’ambito del procedimento che vede indagati 18 tra medici ed infermieri delle tre strutture sanitarie (l’ospedale “San Giuliano” e la clinica “Hera” di Giugliano e la clinica “Pineta Grande”) dove la 29enne fu ricoverata. Il giudice per le indagini preliminari, Sergio Enea, ha quindi dato incarico al professor Pasquale Martinelli.

Francesca morì nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 maggio dopo il parto trigemellare nella clinica “Pineta Grande” di Castel Volturno. Uno dei tre gemellini, il maschietto,Giuseppe, nacque già morto; il secondo, Giorgia, si spense dopo ventiquattr’ore. Mentre M., l’unica sopravvissuta, dopo un lungo calvario oggi è in buone condizioni. I funerali di Francesca e Giorgia furono celebrati il 28 maggio nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo.

Ed è proprio sulle condizioni dei gemelli prima del parto che si concentrano le indagini, coordinate dal pubblico ministero di Santa Maria Capua Vetere, Silvio Marco Guarriello, e condotte dai carabinieri. “L’unico elemento che abbiamo – spiegava lo scorso maggio il legale della famiglia, l’avvocato Raffaele Costanzo di Aversa – è che il bambino nato già morto in realtà non era deceduto da poco tempo, bensì da almeno 10 giorni. Questo ha del clamoroso. Perché nessuno, durante i ricoveri in varie strutture, lo ha mai detto? Non hanno voluto dirlo oppure non se ne sono accorti?”.

Già prima del parto ci sarebbero stati segnali evidenti che qualcosa non andava. La ragazza aveva dolori all’addome, febbre alta e perdite ematiche. “Eppure – spiega l’avvocato Costanzo – si continuava a dire che i bambini stavano bene”.

Ma non è tutto. Francesca, racconta l’avvocato, sarebbe stata dimessa da varie strutture ospedaliere nonostante sintomi chiari ed evidenti. “Non è stata trattata con terapie opportune”, sostiene il legale aversano che, tra l’altro, si chiede “come mai, dopo il cesareo, nonostante i medici avessero constatato lo stato di macerazione avanzata del feto, è stata portata la ragazza in reparto?”.

In particolare, i familiari chiedono all’esperto nominato dal gip di accertare la condotta posta in essere dal ginecologo e medico curante ambulatoriale di Francesca, impiegato all’ospedale “San Giuliano”, sin dall’inizio della gravidanza fino al ricovero della giovane alla clinica “Pineta Grande”, con specifico riferimento alla visita ginecologica del 19 maggio 2014 all’ospedale di Giugliano, nonché le procedure utilizzate nella gestione clinica e strumentale della gravidanza, anche alla luce della particolarità del caso, ossia di un parto trigemellare. Chiedono, inoltre, di accertare l’opportunità o meno di procedere all’intervento chirurgico di cerchiaggio cervicale in gravidanza trigemina e la validità delle procedure tecniche poste in essere con riferimento alle linee guida.

In alto il VIDEO dei funerali di Francesca e Giorgia

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