Aversa

Alunni non residenti e carenza di posti: al via i controlli del Comune

 Aversa. L’amministrazione si appresta a spendere oltre 500mila euro per ampliare strutture scolastiche affollate da studenti non residenti ad Aversa e scoppia il caso evidenziato qualche settimana fa dal diniego all’iscrizione in un istituto cittadino di un residente non accettato per mancanza di posti.

Un rifiuto seguito da una protesta scritta indirizzata al sindaco Sagliocco che ha chiesto alla dirigente del settore di dare il via ad un vero e proprio censimento per valutare il dato reale delle presenze scolastiche negli istituti cittadini di competenza comunale, valutate secondo la provenienza degli studenti.

Il risultato è che l’emergenza-affollamento delle scuole dell’obbligo c’è e senza eccezioni, con una percentuale, per il 2014, variabile da circa il 1 per cento del comprensivo De Curtis al 38 per cento del Secondo circolo didattico. Inoltre, i numeri ufficiali provenienti dall’ente comunale vedono nell’anno 2013-2014 ben 102 bambini iscritti alla prima classe elementare non solo non residenti in città ma addirittura mai iscritti all’anagrafe comunale.

Nulla da dire se le scuole ospitanti avessero gli spazi giusti ma considerando che l’amministrazione si appresta a spendere oltre 500 mila euro, usciti dalla tasche dei cittadini residenti, per ampliare strutture che scoppiano, considerando che per la refezione, con l’avvento dell’amministrazione Sagliocco, ai non residenti viene chiesto il pagamento per intero della quota fissata dall’ente quale ticket a carico delle famiglie mentre i residenti pagano in maniera ridotta (fino al 100 per cento) sulla base del reddito, viene logico chiedere se non si debba prevedere un ticket anche per i servizi collegati al rispetto dell’obbligo scolastico utilizzati dai non residenti. Una quota minima, simbolica, che permetterebbe di coprire una parte delle spese imposte ai cittadini aversani per, ad esempio, ampliare lo spazio mensa o per la realizzazione di nuovi ambienti destinati ad ospitare studenti o ad essere sale docenti, come chiesto da alcuni istituti.

Interventi che costano e che oggi pesano solo sulle tasche degli aversani e che, forse, non sarebbero necessari se gli studenti di provenienza esterna alla città frequentassero la scuola dell’obbligo nei comuni di residenza dove le amministrazioni dovrebbero assicurare gli spazi necessari alla popolazione in età scolare, senza intasare le strutture di altre città come quella di Aversa la cui popolazione scolastica negli ultimi cinque anni non è cresciuta, come dimostrano i dati Istat.

Basta un controllo sul web per rendersi conto che la popolazione in età scolare di Aversa nell’ultimo quinquennio non è aumentata. Per l’Istat il numero dei nati si è mantenuto praticamente costante passando dai 423 del 2009 ai 441 del 2013, come costante è stato quello dei ragazzi destinati a frequentare la prima classe elementare passato dai 552 del 2009 ai 557 del 2013 e di quelli destinati a frequentare la prima media passati dai 600 del 2009 ai 612 del 2013. Dati che non giustificano la mancanza di posto addotta da istituti che non avrebbero accettato allievi, anche residenti, per insufficienza di aule.

Da qui la necessità sentita dal sindaco di fare chiarezza sul tema dando incarico al dirigente del settore di effettuare un dettagliato riscontro della corrispondenza tra platea scolastica e allievi iscritti nelle diverse scuole di competenza comunale. L’obiettivo non è negare il diritto all’istruzione ma garantire il diritto dei cittadini a pagare solo quanto da loro dovuto senza sobbarcarsi spese create da altri.

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