Esteri

Ucraina, scontri a Kiev: 9 morti e 150 feriti

 Kiev. E’ salito a nove il bilancio dei morti di martedì negli scontri tra polizia e manifestanti a Kiev: sette civili e due poliziotti.

Fonti ospedaliere hanno riferito che la maggior parte dei feriti è stata causata dalle bombe stordenti, mentre circa 30 persone sono in condizioni gravi con ferite alla testa. A un uomo è stata anche amputata una mano. Le tre vittime sono state colpite da armi da fuoco.

I manifestanti antigovernativi avevano assaltato la sede del Partito delle regioni del presidente Viktor Yanukovych nella capitale, lanciando pietre e bottiglie incendiarie, che hanno mandato in fiamme parte dell’edificio. Violenti scontri si sono registrati anche davanti al Parlamento ucraino, che oggi aveva in programma l’esame delle riforma costituzionale che dovrebbe ridurre i poteri presidenziali. Un cordone di agenti ha impedito a un corteo di migliaia di dimostranti di avvicinarsi al parlamento.

Alcune decine di deputati dell’opposizionehanno bloccato la tribuna parlamentare perché la riforma costituzionale proposta dall’opposizione per ridurre i poteri del capo dello Stato non era stata inserita in agenda. In serata un gruppo di manifestanti antigovernativi ha occupato di nuovo il municipio di Kiev, sgomberato domenica scorsa dai dimostranti per permettere l’entrata in vigore di un’amnistia per gli insorti.

Vitali Klitschko, uno dei leader dell’opposizione ucraina, ha chiesto alle donne e ai bambini di lasciare la piazza di Maidan, nel centro di Kiev: “Non possiamo escludere un attacco da parte della polizia e non possiamo garantire per la sicurezza di donne e bambini”.

La Russia, intanto, accusa i paesi occidentali. Il Ministero degli Esteri di Mosca, in un comunicato, sottolinea che “ciò che sta succedendo e’ una diretta conseguenza della politica di connivenza fra i politici occidentali e le agenzie europee, che hanno chiuso gli occhi di fronte alle azioni aggressive delle forze radicali ucraine fin dall’inizio della crisi”. Secondo il Cremlino “l’opposizione non controlla più la situazione tra le sue fila”.

Il segretario generale della Nato si dichiara preoccupato e fa “appello a tutte le parti” per fermare le violenze e riprendere il processo parlamentare. Dalla Casa Bianca sono sulla stessa lunghezza d’onda: “L’uso della forza non risolverà la crisi”.

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