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I Giovani Democratici incontrano l’architetto Fecondo

Filippo FecondoMARCIANISE. Si è svolto martedì 10 aprile, nella sede dei Giovani Democratici di Marcianise, l’incontro di in-formazione politica su’ “La macchina amministrativa, il Consiglio comunale (ruoli e figure istituzionali)”, attraverso la relazione dell’architetto Filippo Fecondo, …

… dirigente politico della sinistra marcianisana nonché amministratore di lungo corso. Fecondo ha sviluppato la sua relazione su due versanti: in primo luogo, ha tracciato la parabola storica e normativa del sistema di elezione del Consiglio comunale, del Sindaco e della sua Giunta, soffermandosi sulle radicali innovazioni apportate dalla Riforma, “spartiacque”, del 1993; in secondo luogo ha evidenziato alcune incompiutezze dell’anzidetta Riforma.

In particolare, prima del 1993, spettava al Consiglio comunale, eletto su base strettamente proporzionale e con la possibilità per gli elettori di esprimere più di una preferenza, eleggere, al suo interno, il Sindaco e la Giunta. Tale meccanismo recava in sé una precisa idea di democrazia e di sistema politico. In altre parole, tra i cittadini ed il Sindaco vi era la mediazione dei partiti e per ciò stesso si parlava di “democrazia mediata”; inoltre, il Sindaco e la Giunta erano il frutto di molteplici e complessi equilibri tra i partiti che componevano la maggiorana consiliare che si formava nel Consiglio comunale e che pertanto era sconosciuta alla vigilia del voto. Ancora, nell’arco di una stessa consiliatura vi potevano essere due o più sindaci che si avvicendavano tra di loro senza la necessità di recarsi alle urne. Infine, ed è questo l’aspetto più importante, erano affidate alla Giunta, ed in parte anche al Consiglio, tutte le decisioni gestionali riguardanti l’amministrazione della Città.

In pratica, tutte le decisioni, anche le meno importanti, quelle che comportavano una spesa irrisoria e persino gli “atti dovuti”, necessitavano di un placet politico. Grazie alla Riforma del 1993, i cittadini eleggono direttamente il Sindaco, oltre che il Consiglio comunale, sempre su base proporzionale (con l’eventuale premio di maggioranza) ma con la possibilità di esprimere una sola preferenza, ed il Sindaco stesso nomina la sua Giunta: è ovvio che anche in questo caso vi è una mediazione tra i partiti della coalizione vincente. Ciò implica che da un’idea di “democrazia mediata” si passa ad un’idea di “democrazia immediata” e, inoltre, i partiti che sostengono un determinato candidato alla carica di Sindaco si devono conoscere, per legge, prima del voto. Un’altra differenza importante rispetto al vecchio regime è che se il Sindaco si dimette, o viene sfiduciato dal Consiglio, è necessario ritornare alle urne per eleggere di nuovo il Sindaco ed il Consiglio in modo da evitare i così detti “ribaltoni”.

Per dirla con il famoso brocardo latino: simulstabunt, simulcadent. Venendo alle possibili lacune della Riforma del 1993, Fecondo ha sottolineato che gran parte delle decisioni gestionali che prima spettavano alla Giunta ora spettano ai singoli Dirigenti di Settore. In tal modo, gli atti amministrativi, i quali incidono sulla comunità, collettivamente o singolarmente, fuoriescono dal controllo degli organi politici ed esecutivi, che direttamente o indirettamente sono riconducibili alla volontà popolare, determinando così una inevitabile “politicizzazione” dell’apparato burocratico senza che questo abbia una responsabilità politica nei confronti dei cittadini; né questi ultimi godono di strumenti per interfacciarsi con l’apparato burocratico.

Del resto, gli strumenti di indirizzo politico che il Sindaco, la Giunta ed il Consiglio, hanno nei confronti dei Dirigenti non sembrano essere sufficienti poiché si tratta appunto di “indirizzi”. A tal proposito, Fecondo ha proposto un vero e proprio spoilsystem al livello locale ad ogni cambio di amministrazione. Ciò, ha continuato Fecondo, per garantire una riconducibilità delle scelte dirigenziali alla volontà popolare e, soprattutto, per responsabilizzare i Dirigenti, dal punto di vista politico-amministrativo, nei confronti della cittadinanza che è destinataria di tutte le scelte politico-amministrative.

Al termine della relazione, si è aperto un interessante e partecipato dibattito circa i possibili strumenti che la legge dovrebbe prevedere per consentire al Sindaco di meglio indirizzare l’apparato dirigenziale.

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