Caserta

Pd, gli ex consiglieri lanciano l’allarme per le prossime elezioni

 CASERTA. I consiglieri uscenti del Pd, Arturo Di Palo, Andrea Boccagna, Agostino Greco, Gennaro Iannotti, Paolo Marzo, Gianfranco Alois, Enzo Battarra, Ubaldo Greco, Gianni Marrone, Massimo Russo e Pasquale Toscano, intervengono sullo scioglimento dell’amministrazione Petteruti.

I recenti (e ancora brucianti) accadimenti politici, che hanno visto coinvolta l’Amministrazione comunale di Caserta, meritano una riflessione. Non si può rimanere in silenzio dinanzi alle vicende davvero singolari che hanno caratterizzato l’azione del Pd casertano negli ultimi mesi, azione che ha determinato (in modo consapevole o inconsapevole) il forte indebolimento del partito, piuttosto che l’organizzazione territoriale e il suo rilancio. I numeri scolpiscono in modo impietoso gli effetti devastanti della suddetta azione: il Pd (casertano) rischia di perdere ulteriori cinque consiglieri e sei assessori comunali con i quali il commissario Cacciola non ha mai ritenuto opportuno confrontarsi; nella città capoluogo non esiste un solo circolo del Pd né, tantomeno, un organismo dirigente legittimato ad assumere decisioni. Insomma, un partito in crisi anzi, volutamente in crisi.

Del resto, sono andati via, senza nessun tentativo di trattenerli, oltre a numerosi amministratori comunali anche il segretario ed il presidente provinciali. Emblematica è stata anche la partecipazione alle primarie e la loro brusca accelerazione, d’intesa con il Partito socialista che, per voce dei suoi massimi esponenti cittadini e provinciali, si dilettava a tenere conferenze stampa (ben tre in una sola settimana!), al solo fine di sparare bordate gratuite ed infamanti su consiglieri ed assessori del Pd e, più in generale, sull’amministrazione del capoluogo.

Inutile dire che in questa fase il silenzio del commissario (e dello stesso candidato del Pd, Marino) è stato molto rumoroso! L’unica preoccupazione è sembrata essere quella di svolgere al più presto le primarie di coalizione, senza coalizione e senza un programma condiviso. Alcuni degli scriventi, sorpresi dall’evidente inerzia, hanno provato in più occasioni a rappresentare al commissario il notevole malessere vissuto dagli amministratori Pd, i quali si vedevano attaccati in modo del tutto gratuito da un presunto alleato, senza che il partito assumesse una posizione al riguardo.

In tali occasioni, si chiedeva a Cacciola di spostare, come avvenuto nella città di Napoli, di due mesi le primarie (fine gennaio/inizio febbraio 2011), al fine di chiarire la posizione di alcuni cosiddetti alleati e di costruire una coalizione più ampia e, soprattutto, più coesa, con il vantaggio che per quel tempo si sarebbe operato con una situazione politica nazionale più chiara e definita, in termini di alleanze e progetti politici. Il commissario, pur avvertito dell’eventualità, subito dopo le primarie, di un comportamento anomalo dei socialisti nei confronti dell’amministrazione comunale, ha ritenuto la proposta assolutamente irricevibile, ossessionato dall’idea di ‘sbrigare la pratica’, senza considerare in alcun modo i possibili scenari futuri, il dibattito tuttora in corso nel Pd nazionale sul tema dell’opportunità delle primarie in un momento di ri-composizione del quadro politico, il forte disagio dell’ossatura del partito, la possibilità – ora divenuta certezza – di celebrare delle primarie prive di un reale fondamento e contenuto politico, che anziché unire avrebbero diviso il centro sinistra casertano. Tali considerazioni, ovviamente, sono state rappresentate, con lo stesso esito, anche ai candidati e, in particolare, a Carlo Marino, in quanto espressamente sostenuto, in maniera a dir poco ambigua, dai socialisti.

La storia recente, purtroppo, ci ha dato ragione: subito dopo le primarie (guarda caso!) i consiglieri comunali socialisti, che neanche un mese prima avevano votato i fondamentali provvedimenti di riequilibrio di bilancio, hanno messo in campo una serie di azioni (dalla presentazione della mozione di sfiducia alla minaccia di dimissioni congiunte con il centrodestra), che sostanzialmente inducevano il Sindaco a dimettersi e, infine, hanno votato in modo palese la mozione di sfiducia presentata dal centrodestra, risultando determinanti per l’anticipato scioglimento del Consiglio comunale. Altro che ‘la destra che manda a casa la sinistra’, come apparso su manifesti del Pdl che hanno imbrattato l’intera città.

Nel frattempo, dalla comunità cittadina, si levavano numerose voci (120 associazioni, petizione con 2mila firme, organizzazioni di categoria come Ascom e Confesercenti) che invitavano il Sindaco ed il Consiglio a portare al naturale compimento la consiliatura e di perseverare nelle intraprese azioni amministrative in materia ambientale (Lo Uttaro, cava Mastroianni e Cementir), propedeutiche alla costruzione del Policlinico. Naturalmente, al di là delle rituali dichiarazioni del giorno dopo, il Commissario ha continuato e continua a brillare per la sua assenza, convinto forse che la ‘pratica’ sia da ritenersi evasa e compiuta e che il partito sia forte e vivo. Il nostro è un grido di allarme di cittadini e militanti che si sono sempre impegnati a tenere alto il valore e lo spirito del centrosinistra nell’interesse esclusivo della comunità casertana.

Oggi diviene per noi irrinunciabile esprimere pubblicamente e comunicare agli organi superiori del Partito Democratico un disagio fin troppo represso nei mesi scorsi, un disagio manifestato più volte nelle sedi competenti e mai preso nella dovuta considerazione”.

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