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Berlusconi pronto ad andare al voto. Fini: “Non siamo traditori”

 ROMA. Silvio Berlusconi sarebbe pronto ad andare al voto subito se il governo non dovesse avere più i numeri, ma – ha sottolineato – sono decisioni che non prenderà da solo.

E’ quanto il premier avrebbe detto ieri sera nel corso di una cena con le deputate del Pdl al castello di Tor Crescenza, aggiungendo che sarebbe pronto a mettere mano al partito per ristrutturarlo e a questo lavorerà tutta l’estate, invitando però i parlamentari a presentare proposte e richieste.

Berlusconi ha anche parlato della “grande delusione” provata per la decisione di Fini di dare vita a gruppi autonomi in Parlamento. Il premier avrebbe ribadito di non aver chiamato nessuno dei parlamentari del gruppo misto o dei finiani per convincerli a votare con il Pdl.

FINI: “LUI HA CERCATO UDC E API”. “E’ notorio che Berlusconi ha cercato di avvicinare l’Udc e l’Api senza esserci riuscito. – ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante la cena con il gruppi di Fli alla fondazione Farefuturo – Ora, una forza di maggioranza, e noi lo siamo, che si confronta con queste due forze non può essere definita traditrice”.

SFIDUCIA CALIENDO: “ASTENSIONE NON HA SENSO”. Il premier, urante una cena con le deputate del Pdl nella villa di Tor Crescenzaha parlato a lungo di politica. A cominciare dalla mozione di sfiducia contro il sottosegretario Giacomo Caliendo, coinvolto nell’inchiesta P3, e per la quale si è creato un “partito dell’astensione” composto da finiani, Mpa, Udc e Api. “O si vota la sfiducia a Caliendo e non si capisce il motivo – avrebbe detto il presidente del Consiglio – oppure se si sostiene il Governo si vota la fiducia e basta”. Secondo quanto riferito da diverse agenzie, il premier non avrebbe nascosto di considerare uno strumento di ‘guerriglia’ la decisione da parte del presidente della Camera di incontrare esponenti dell’opposizione come Casini e Rutelli. “E’ il segnale – ha detto Berlusconi – che vogliono continuare ad indebolirci e cercano il pretesto per rompere”.

“NON SALGO AL QUIRINALE, VADO AVANTI”. Il capo del Governo, però, avrebbe escluso che oggi possa salire al Quirinale per aprire la crisi. “Non so da dove siano arrivate queste voci. Io sono determinato ad andare avanti. Certamente – avrebbe ragionato Berlusconi – è da irresponsabili praticare queste manovre di palazzo ma io continuo ad andare avanti”. Il premier avrebbe inoltre escluso totalmente la possiblità di governi di transizione e ribadito che se si dovesse andare al voto bisognerà farlo quanto prima possibile. “Dobbiamo essere pronti a questa evenienza”, avrebbe sottolineato. “Faremo ogni sforzo per tenere compatta la maggioranza e tenere in piedi il governo ed andare avanti con le riforme. Altrimenti – avrebbe ripetuto il Cavaliere – si andrà a casa e ci sarà solo il voto”.

“TERZO POLO NON VA DA NESUNA PARTE”. Il terzo polo? “Non va da nessuna parte, i cittadini hanno scelto il bipolarismo e non si torna indietro con metodi da prima repubblica”. Berlusconi avrebbe bocciato totalmente l’ipotesi che possa nascere uno spazio al centro in futuro.

“DELUSO DA CASINI, TREMONTI CON NOI”. “I moderati siamo noi e non c’è altro spazio”, avrebbe spiegato il Cavaliere, aggiungendo di essere rimasto deluso da Casini che, a suo dire, “ha perso una grande opportunita’” e di ritenere Umberto Bossi l’alleato più fedele: “Bisogna portare il federalismo a casa. Con lui abbiamo un patto di ferro e non temo affatto di essere tradito”. Quanto a Tremonti, se cade il governo “anche lui è per andare ad elezioni anticipate e comunque non ci saranno governi di transizione”, avrebbe ripetuto più volte il premier.

MARONI: “SE CADE GOVERNO ANDIAMO AL VOTO”. In un’intervista al Corriere della Sera il ministro Roberto Maroni si affida a una metafora e osserva: “La decisione di Fini di lasciare il Pdl ha creato una situazione che ci costringe alla navigazione a vista. Chi va per mare sa bene di cosa parlo: sei lì ma in ogni momento ci può essere un ostacolo. La rotta non è tranquilla, però credo che non sia neanche così difficile. In ogni casa non c’è alternativa”. Tuttavia Maroni vuole “continuare a essere ottimista, fiducioso che la legislatura continuerà fino alla fine”. Ma avverte: “Se la nave va sugli scogli si torna alle urne. Il rischio di imboscata è più che concreto, come dimostra quello che sta accadendo in questi giorni”. Per il ministro la situazione “è già precipitata perché potenzialmente questo gruppo alla Camera (finiani, Udc, Mpa e l’Api di Rutelli si schierano per l’astensione) può far venire meno la maggioranza e questo provocherebbe immediatamente la crisi”. E assicura: se si andrà al voto “certamente” la Lega sarà con il Pdl: “La nostra alleanza ha portato grandi risultati. Abbiamo fatto la legge sul federalismo, fermato gli sbarchi dei clandestini, ottenuto successi sul fronte della sicurezza e della criminalità”.

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