Italia

La Cassazione spinge per il cognome materno

 ROMA. Un’altra decisione della Cassazione a favore delle mamme che, d’accordo con l’altro coniuge, vogliono dare il proprio cognome ai figli.

I giudici della Prima Sezione Civile della Corte Suprema hanno stabilito che, in seguito all’approvazione, lo scorso 13 dicembre, del Trattato di Lisbona (che ha modificato il trattato sull’Unione Europea e quello istitutivo della Cee) anche l’Italia, come gli altri 27 stati membri, ha il dovere di uniformarsi ai principi fondamentali della Carta dei diritti Ue tra i quali il divieto “di ogni discriminazione fondata sul sesso”. Una sentenza in tal senso era stata emessa nel 2006, ma in quell’occasione si trattava di un appello al Parlamento, ora invece la Cassazione afferma di essere pronta a rimuovere, disapplicandole, o avviando gli atti alla Consulta, le norme italiane in contrasto con i principi del Trattato. Ciò porrebbe fine a quasi trent’anni di battaglie sul tema, infatti la prima proposta di legge a favore del cognome materno risale al 30 ottobre 1979. L’ultima decisione della Corte Suprema è stata sollecitata dal ricordo di una coppia milanese dopo il diniego espresso dalla Corte d’Appello di Milano alla loro richiesta di dare ai figli il cognome della madre.

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