Duplice omicidio alle Acciaierie Megara, dopo 35 anni si va a processo: 5 imputati

di Redazione

Catania – 35 anni di silenzi, piste interrotte e indagini riaperte. Ora il caso del duplice omicidio legato alle Acciaierie Megara arriva davanti a un giudice: il gup del Tribunale di Catania ha disposto il rinvio a giudizio per cinque imputati, riaccendendo i riflettori su uno dei delitti più gravi della storia criminale etnea.

I rinvii a giudizio – Con decreto del 23 aprile, emesso dopo la richiesta della Procura generale del 20 novembre 2025, il gup ha disposto il processo per Aldo Ercolano, accusato del duplice omicidio pluriaggravato di Alessandro Rovetta, amministratore unico delle Acciaierie Megara, e di Francesco Vecchio, direttore del personale della stessa società. A processo anche Vincenzo Vinciullo, ritenuto negoziatore dell’estorsione ai danni degli amministratori, Leonardo Greco quale organizzatore, e Antonio Alfio Motta e Francesco Tusa, indicati come riscossori.

Il contesto mafioso – Gli imputati per estorsione avrebbero agito insieme ad altri soggetti, nel frattempo deceduti, tra cui esponenti di primo piano di Cosa Nostra nelle sue articolazioni territoriali: Giuseppe Ercolano, Luigi Ilardo, Bernardo Provenzano, Nicolò Greco e Lucio Tusa. Un quadro che colloca l’intera vicenda all’interno delle dinamiche della criminalità organizzata catanese.

Un’indagine lunga decenni – L’inchiesta era partita subito dopo il duplice omicidio del 31 ottobre 1990, ma per anni non aveva prodotto risultati concreti, tra archiviazioni e successive riaperture sollecitate dai familiari delle vittime. Anche la richiesta di archiviazione avanzata nel giugno 2024 era stata respinta dal giudice per le indagini preliminari, che aveva indicato nuovi spunti investigativi. Nonostante una successiva reiterazione della richiesta, la Procura generale aveva disposto l’avocazione del procedimento nel dicembre dello stesso anno, ritenendo necessario un approfondimento più incisivo.

La svolta investigativa – Le nuove indagini, affidate alla Dia di Catania e a un nucleo interforze, hanno consentito di far emergere elementi decisivi. Tra questi, il pagamento di somme rilevanti a titolo estorsivo da parte degli imprenditori bresciani Ettore Lonati e Amato Stabiuni, divenuti nel tempo titolari della maggioranza della Megara. Circostanza a lungo negata e poi emersa alla luce delle evidenze raccolte, che ha permesso di individuare con chiarezza il movente del duplice omicidio.

Il movente e gli equilibri mafiosi – Le investigazioni hanno inoltre ricondotto la pressione estorsiva alla morte, nell’aprile del 1990, dell’imprenditore Carmelo Costanzo, figura ritenuta in grado di mediare tra l’azienda e il sodalizio mafioso legato ai Santapaola-Ercolano. Venuto meno questo equilibrio, il gruppo criminale avrebbe intensificato le proprie pretese fino all’escalation culminata nel delitto.

Le responsabilità – Gli approfondimenti hanno permesso anche di ricostruire la regia del duplice omicidio, attribuita ad Aldo Ercolano, indicato all’epoca come capo operativo della famiglia catanese di Cosa Nostra, in assenza del latitante Nitto Santapaola. Secondo l’accusa, l’obiettivo era assumere il controllo della Megara o comunque ottenere profitti illeciti attraverso l’estorsione.

Il lavoro degli investigatori – Determinante il riesame dell’enorme mole di atti accumulati negli anni: documenti e dati che, riletti in modo sistematico, hanno consentito di individuare elementi trascurati in passato e di avviare nuove attività tecniche, tra intercettazioni e ulteriori audizioni di persone informate sui fatti.

Verso il processo – La Procura generale ritiene ora di aver raggiunto un quadro probatorio solido, tale da sostenere l’accusa in giudizio con una concreta previsione di condanna. Il decreto che dispone il giudizio rappresenta il primo passaggio verso l’accertamento definitivo di responsabilità per un delitto che, a distanza di oltre tre decenni, continua a rappresentare un simbolo della pressione mafiosa sull’imprenditoria catanese.

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