Sant’Antimo (Napoli) – La condanna è ormai irrevocabile: per il duplice omicidio compiuto da Raffaele Caiazzo la giustizia ha scritto la parola fine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, rendendo definitiva la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per trenta mesi per l’uccisione di Maria Brigida Pesacane e Luigi Cammisa, nuora e genero del 50enne.
La decisione della Cassazione – Il verdetto della Suprema Corte conferma quanto già stabilito dalla seconda sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, che aveva ribadito la massima pena inflitta in primo grado. Con la pronuncia arrivata ieri, la condanna diventa definitiva, chiudendo l’iter giudiziario. Confermata anche la pena accessoria dell’isolamento diurno per trenta mesi.
Il duplice omicidio – I fatti risalgono all’8 giugno 2023. Caiazzo, armato di una pistola detenuta illegalmente, uccise prima Luigi Cammisa, 29 anni, operaio edile, colpito mentre si trovava in piazzetta Sant’Antonio e si stava recando al lavoro. Poco dopo raggiunse l’abitazione di via Caruso, al civico 17, dove sparò a Maria Brigida Pesacane, 24 anni. I corpi furono trovati intorno alle 6.30: quello dell’uomo in strada, quello della donna nell’appartamento.
Il movente – Secondo la ricostruzione emersa nel corso delle indagini e del processo, all’origine del delitto ci sarebbe stato, da parte di Caiazzo, il sospetto di una relazione tra le due vittime, rispettivamente marito della figlia e moglie del figlio del 50enne.
La costituzione e il processo – Dopo il duplice omicidio, Caiazzo si presentò spontaneamente nella caserma dei carabinieri di Gricignano di Aversa, non lontano dalla città dell’hinterland a nord di Napoli. Nel processo si sono costituiti parte civile i familiari delle vittime, assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Manuela Palombi e Marco Mugione, insieme alla Fondazione Polis rappresentata dall’avvocato Gianmario Siani.

