Cpr a Castel Volturno, l’arcivescovo Lagnese: “Offesa per il territorio, scelta da rivedere”. Protestano anche le parrocchie

di Redazione

Castel Volturno (Caserta) – Una presa di posizione netta, che chiama in causa Governo e istituzioni locali e riaccende il dibattito sul futuro del litorale domitio. L’arcivescovo di Capua e Caserta, monsignor Pietro Lagnese, interviene sulla decisione di realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Castel Volturno, esprimendo un giudizio fortemente critico. “Una notizia che mi addolora profondamente. Un’offesa per il territorio del litorale domitio, molte volte mortificato a causa di scelte politiche sconsiderate, e già da tempo marchiato dallo stigma del pregiudizio negativo verso chi vive quei luoghi ove è presente un’alta concentrazione di immigrati”, afferma l’arcivescovo.

I dati e i dubbi sulla nuova struttura – Nel suo intervento, Lagnese richiama i numeri ufficiali: “Gli ultimi dati ufficiali del Tavolo Asilo e Immigrazione (Tai), aggiornati a dicembre 2025, dicono che la capienza effettivamente disponibile sui 10 Cpr presenti sul territorio nazionale è di 672 posti, mentre le presenze effettive sono pari a 546 persone. Perché allora aprire, con dispendio di denaro pubblico (oltre 43 milioni di euro), un nuovo Cpr, quando quelli esistenti ospitano un numero inferiore a quello consentito? E perché aprirlo proprio a Castel Volturno, una Città che da anni prova, grazie all’impegno di tanti, a sperimentarsi come laboratorio d’integrazione, riscattando un’immagine che la dipinge luogo di degrado sociale e ambientale?”.

“Garantire sicurezza ma non criminalizzando tutti i migranti” – L’arcivescovo entra nel merito della scelta politica e delle sue implicazioni: “Come vescovo di Capua e di Caserta non posso che esprimere un giudizio critico e manifestare il mio dissenso nei confronti di una narrazione che, di fatto, assimila la condizione irregolare dei migranti alla criminalità. L’atto di privare della libertà persone che non hanno commesso reati e che hanno come unica colpa quella di aver lasciato la propria terra a causa di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, guerre e persecuzioni, ferisce la dignità di tutti noi e soprattutto di quanti sono posti in una condizione di particolare vulnerabilità e abbandono”. Pur riconoscendo il tema della sicurezza, Lagnese sottolinea: “È giusto e doveroso garantire la sicurezza del territorio del nostro Paese, priorità di ogni governo nazionale, ma diffondere preoccupazione e paura, identificando a priori tutti i migranti e i rifugiati come criminali, introduce un aberrante criterio ideologico che distorce la vita sociale e impone la volontà del più forte come parametro di verità”.

“Difendere dignità di ogni essere umano” – Dalla diocesi arriva anche un impegno preciso: “Le Chiese di Capua e Caserta difenderanno con forza il rispetto della dignità di ogni essere umano, perché tali sono questi nostri fratelli che arrivano in Italia. Non resteremo in silenzio e non accetteremo che a Castel Volturno si ripetano le condizioni di degrado materiale e psicologico in cui oggi versano centinaia di migranti reclusi nei 10 Cpr già funzionanti in Italia. Invito le istituzioni nazionali e locali a riflettere”.

La protesta delle parrocchie del territorio – Alla presa di posizione dell’arcivescovo si aggiunge quella delle comunità parrocchiali del territorio, che sollevano interrogativi sul progetto: “E’ davvero questa la risposta più adeguata ai bisogni di un territorio che da anni affronta, con fatica e responsabilità, sfide complesse legate alla convivenza, alla marginalità sociale e alla costruzione di percorsi di inclusione? Ci domandiamo: quali valutazioni sono state fatte sull’impatto sociale di tale struttura in una fase già così delicata, in cui nuove emergenze continuano a gravare sulla vita delle nostre comunità?”. E ancora: “Perché una decisione così rilevante viene percepita come calata dall’alto, senza un reale coinvolgimento della comunità civile, delle realtà ecclesiali e associative che quotidianamente operano sul territorio? Alla luce dei dati e dei rapporti già disponibili a livello nazionale, che evidenziano come i Cpr non sempre siano utilizzati al massimo delle loro potenzialità, ci interroghiamo: è proprio necessario edificare una nuova struttura e quale reale beneficio si prevede per Castel Volturno e per i suoi cittadini?”.

“Investire su integrazione” – Infine, l’appello a cambiare approccio: “Non sarebbe più opportuno investire in politiche e strumenti capaci di rafforzare i percorsi di integrazione, sicurezza sociale e sviluppo umano già in atto, piuttosto che introdurre strutture che rischiano di acuire tensioni e fragilità? Le Parrocchie di Castel Volturno in quanto espressioni territoriali della Chiesa di Capua che da trent’anni attraverso il Centro Fernandes ha investito sul territorio uomini e mezzi a servizio della popolazione immigrata, nel rispetto delle istituzioni e nella fedeltà al proprio servizio al bene comune, chiedono con chiarezza di essere coinvolte, insieme a tutte le espressioni della società civile, nei processi decisionali che riguardano il futuro del nostro territorio. Riteniamo che solo attraverso il dialogo, l’ascolto e la corresponsabilità sia possibile costruire risposte giuste, efficaci e realmente rispettose della dignità di ogni persona”.

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico