Sicurezza, Governo pone fiducia alla Camera: dopo stop Mattarella verso decreto correttivo su incentivi rimpatri

di Redazione

Il governo accelera sul decreto Sicurezza e sceglie la strada della fiducia. A chiederla, nell’Aula della Camera dei deputati, è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, segnando un passaggio decisivo nell’iter del provvedimento. Le dichiarazioni di voto sono fissate per domani dalle ore 16, seguite dalla chiama per appello nominale. Il voto finale resta al momento programmato per venerdì.

La fiducia e i tempi stretti – La decisione dell’esecutivo arriva in un clima politico teso, con l’opposizione critica sull’impianto del decreto. A chiarire la linea è stata la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, che al termine della capigruppo ha spiegato come si lavorerà già da domani alla correzione della norma contestata, anche alla luce dei rilievi del Quirinale. “Assicuriamo la contemporaneità dei provvedimenti”, ha sottolineato, precisando però che servirà prima l’approvazione del decreto attuale prima di intervenire con modifiche.

Il nodo degli incentivi ai legali – Al centro delle criticità la norma sugli incentivi agli avvocati impegnati nelle pratiche di rimpatrio volontario. Secondo quanto emerso, il governo sarebbe orientato a un intervento correttivo parallelo: un nuovo decreto che allarghi la platea dei beneficiari includendo anche i mediatori e riconoscendo il contributo anche nei casi in cui il rimpatrio non vada a buon fine. Una soluzione confermata da fonti parlamentari e rilanciata anche dai gruppi di opposizione.

Le tensioni politiche – La scelta di non modificare direttamente il testo in esame è stata definita da Siracusano una “scelta politica”, maturata dopo interlocuzioni istituzionali e legata ai tempi ristretti della conversione. Dall’opposizione, però, non sono mancate le proteste, culminate anche nell’occupazione dei banchi del governo durante la seduta sospesa.

Le posizioni della maggioranza – A difendere il provvedimento è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha rivendicato la necessità di norme più stringenti: “Mi interessano i risultati”, ha dichiarato, indicando come priorità la stretta sui reati e l’accelerazione delle espulsioni. Sulla stessa linea la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha respinto le critiche definendo la norma “di assoluto buon senso” e annunciando un intervento ad hoc per recepire i rilievi tecnici.

Il dossier sui costi – Intanto, dalla commissione Bilancio arrivano osservazioni sui limiti di spesa previsti per gli incentivi: le risorse stanziate garantirebbero circa 400 compensi nel 2026 e 800 nel 2027, numeri che potrebbero non coprire il fabbisogno reale, considerando i 675 rimpatri volontari registrati nel 2025. Da qui la richiesta di ulteriori verifiche sulla sostenibilità economica della misura.

La linea del Viminale – In Aula, il ministro Matteo Piantedosi ha ribadito che i rimpatri volontari assistiti non rappresentano una novità, essendo previsti da oltre dieci anni nell’ordinamento italiano in attuazione di norme europee. “Abbiamo preso atto di alcune sensibilità espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo a una sua correzione”, ha affermato, invitando la Camera ad approvare il testo.

Verso il doppio decreto – L’ipotesi su cui si lavora prevede dunque un doppio binario: approvazione del decreto Sicurezza entro venerdì e varo contestuale di un secondo provvedimento correttivo. In questo scenario, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe firmare entrambi i testi, che verrebbero pubblicati insieme in Gazzetta Ufficiale, neutralizzando di fatto la norma contestata.

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