Rapina in banca a Napoli, caccia alla banda. La ricostruzione 3D dei cunicoli scavati per la fuga

di Redazione

Napoli – Un cunicolo nel sottosuolo come via d’accesso e di fuga, un caveau svuotato pezzo dopo pezzo e una banda svanita nel dedalo invisibile sotto la città: è da qui che ripartono le indagini dei carabinieri sul colpo messo a segno giovedì 16 aprile nella filiale Credit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, nel quartiere Arenella.

Le indagini – Proseguono senza sosta gli accertamenti per risalire agli autori del raid, almeno cinque persone, entrati in banca attraverso un passaggio scavato nel sottosuolo. Al momento sono quaranta le cassette di sicurezza di cui è stata accertata la razzia, ma il numero potrebbe crescere quando tutti i clienti avranno verificato eventuali ammanchi. Impossibile, per ora, stabilire l’entità del bottino.

Il cunicolo e la ricostruzione 3D – L’attenzione degli investigatori è concentrata proprio sul percorso sotterraneo utilizzato dalla banda. Nelle ultime ore i carabinieri del nucleo investigativo della compagnia Napoli Vomero, insieme a personale Abc e a speleologi, hanno effettuato nuovi sopralluoghi per ricostruire l’itinerario e individuare il punto di uscita. Si cercano tracce utili lungo il tragitto, mentre si attendono i risultati degli esami sulle impronte rilevate su un generatore di corrente e sugli attrezzi da scasso rinvenuti nel sottosuolo. Nel VIDEO IN ALTO la ricostruzione in 3D dei cunicoli scavati per la fuga

L’ipotesi della talpa – Tra le piste al vaglio emerge quella di un possibile basista. Chi ha agito conosceva dettagli ritenuti sensibili: la struttura interna, gli orari di accesso alle cassette e alcune caratteristiche del sistema di sicurezza. Secondo le prime ipotesi investigative, qualcuno potrebbe aver fornito indicazioni sulla consistenza del pavimento tra antisala e caveau, facilitando l’ingresso nel punto più vulnerabile. Non solo: le cassette, prive di una blindatura particolarmente pesante, sarebbero state forzate con semplici cacciaviti. Resta invece meno probabile che chi ha aiutato la banda fosse a conoscenza del contenuto delle cassette, noto esclusivamente ai clienti.

Una razzia mirata – Nel caveau non era custodito denaro contante ma solo cassette di sicurezza. Un elemento che rafforza l’idea che l’obiettivo fosse proprio quello. Tuttavia, l’assenza di uno schema preciso nella scelta lascia pensare a una razzia condotta senza bersagli predeterminati. Sotto osservazione anche la durata dell’azione: più lunga rispetto agli standard di questo tipo di colpi. Un tempo gestito mantenendo gli ostaggi chiusi in una stanza affacciata sulla strada, così da rallentare l’intervento e consentire la fuga attraverso il cunicolo.

La truffa parallela – Intanto, mentre le indagini sono in corso, qualcuno prova a sfruttare il clamore del caso. Nel pomeriggio di ieri un uomo, spacciandosi per maresciallo dei carabinieri, ha contattato telefonicamente una donna residente in un quartiere benestante della città, sostenendo di essere impegnato nelle indagini sulla rapina. Le ha chiesto se custodisse in casa gioielli o contanti, utilizzando la tecnica dello spoofing: sul telefono della vittima compariva infatti il numero della stazione dei carabinieri. La donna, insospettita, ha chiamato il 112 da un altro apparecchio, verificando che si trattava di un tentativo di truffa e interrompendo subito la conversazione.

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