Il basket mondiale perde uno dei suoi simboli più riconoscibili. Oscar Schmidt, icona assoluta della pallacanestro brasiliana, è morto all’età di 68 anni dopo un malore, avvenuto mentre era ricoverato all’ospedale Municipale Santa Ana di Santana de Parnaíba, nello stato di San Paolo. Da oltre quindici anni combatteva contro un tumore al cervello, affrontato – come sottolineato dalla famiglia – “con coraggio, dignità e resilienza”.
Una carriera fuori dagli schemi – Conosciuto in tutto il mondo come “Mão Santa” per la precisione micidiale al tiro, Schmidt è stato uno dei più grandi realizzatori della storia del basket. Nonostante non abbia mai giocato in NBA – scelta dettata dalla volontà di non rinunciare alla nazionale brasiliana in un’epoca in cui le due esperienze erano incompatibili – è entrato nella Hall of Fame, unico brasiliano a riuscirci. Il suo primato di 49.737 punti segnati in carriera è rimasto imbattuto fino al 2024, quando è stato superato da LeBron James.
Il legame con l’Italia – Una parte fondamentale della sua leggenda è stata scritta nei parquet italiani. Arrivato alla Juvecaserta nel 1982, vi rimase fino al 1990, diventandone il simbolo e trascinando la squadra con prestazioni straordinarie. Successivamente vestì la maglia della Pallacanestro Pavia fino al 1993. Nel campionato italiano realizzò 13.957 punti, primato assoluto tra gli stranieri, con una media impressionante di 34,6 punti a partita e picchi superiori ai 60 punti. Ancora oggi detiene il record di gare con almeno 50 punti: 28 volte su 403 presenze. La Juvecaserta ha ritirato la sua maglia numero 18, mentre nel 2016 la città di Caserta gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
La nazionale e le scelte di vita – Con il Brasile disputò cinque Olimpiadi consecutive, eguagliando un record, e scrisse pagine memorabili come la vittoria ai Giochi panamericani del 1987 contro gli Stati Uniti, quando mise a referto 46 punti. La rinuncia alla NBA – rifiutando un’offerta dei New Jersey Nets nel 1984 – rappresenta una delle scelte più emblematiche della sua carriera, dettata dall’attaccamento alla maglia verdeoro.
Il ricordo della famiglia – “Oscar lascia un’eredità che va oltre lo sport e ispira generazioni di atleti e ammiratori in Brasile e nel mondo”, si legge nella nota diffusa dai familiari. Commovente anche il messaggio del figlio Felipe: “Come figlio, ho solo da dire: papà, mi mancherai. Onorerò tutto ciò che mi hai insegnato su come essere un uomo e cercherò di essere almeno il 10% dell’essere umano che sei stato. Sei stato un esempio di vita per me e non ti dimenticherò mai, mai”.
Un’eredità che resta – Alto 2 metri e 5 centimetri, per 110 chilogrammi, Schmidt ha incarnato un’idea di basket fondata sul talento puro e sull’allenamento costante. Amava ripetere di avere semplicemente “una mano allenata”, ma i numeri e l’impatto lasciato raccontano molto di più: un campione capace di segnare un’epoca, senza mai piegarsi alle logiche del successo facile.

