Castellammare di Stabia (Napoli) – A distanza di un anno dalla caduta della cabina della funivia del Monte Faito, che il 17 aprile 2025 costò la vita a quattro persone e lasciò un ferito grave, l’inchiesta della Procura di Torre Annunziata restituisce il quadro di un procedimento complesso, ancora in pieno sviluppo.
I numeri dell’inchiesta – Sono 26 gli indagati, di cui 25 persone fisiche e la società Eav, holding del trasporto pubblico della Regione Campania. Le persone offese sono 24, tra il sopravvissuto e i familiari delle vittime. Coinvolti anche 29 avvocati difensori, oltre a due periti del tribunale, due consulenti tecnici del pubblico ministero e 23 consulenti di parte. Numeri che, come ha sottolineato il procuratore Nunzio Fragliasso, “danno un’idea, peraltro solo parziale, della difficoltà e della complessità sia delle indagini che delle attività peritali sin qui espletate”. L’attività investigativa si è estesa su un’area di circa dieci ettari, con 158 accessi effettuati dai vigili del fuoco e un impiego complessivo di 1.370 uomini. Determinante il lavoro per il recupero della cabina precipitata, del carrello e del traliccio, oltre alla ricerca dei reperti. Complessivamente sono stati catalogati 44 elementi utili alle indagini, al termine di quasi 150 giorni di attività e con il coinvolgimento di circa 600 unità di personale tra vigili del fuoco e forze dell’ordine.
Le attività tecniche e l’incidente probatorio – L’inchiesta si concentra anche sul fronte tecnico. Dopo la richiesta avanzata dalle difese degli indagati, il giudice per le indagini preliminari ha accolto l’istanza di incidente probatorio il 16 giugno 2025, nonostante l’opposizione della Procura. Da allora si sono già svolte sei udienze, con una settima fissata per il prossimo 7 maggio. I periti nominati dal tribunale sono chiamati a chiarire dinamica e cause del disastro.
La dinamica della tragedia – Quel pomeriggio la cabina, ormai prossima alla stazione di arrivo, fu protagonista di una corsa incontrollata a ritroso lungo il cavo portante, per poi schiantarsi al suolo. Alla base dell’incidente, secondo quanto emerso finora, il mancato funzionamento del freno d’emergenza. Nell’impatto persero la vita quattro persone: il macchinista Carmine Parlato, 59 anni, originario di Vico Equense e residente a Castellammare di Stabia, la 25enne israeliana Janan Suliman e i coniugi britannici Margaret Elaine Winn, 58 anni, e Derek Winn, 65 anni. Gravemente ferito il fratello della giovane israeliana, poi sopravvissuto.
Il ricordo delle vittime – La giornata del primo anniversario è stata segnata anche da un momento di raccoglimento al Santuario di San Michele, dove è stata celebrata una messa dal vescovo Francesco Alfano. Al termine della funzione, autorità civili, militari e religiose si sono ritrovate nel piazzale dove, il 31 luglio 2025, è stata installata una targa commemorativa. Particolarmente toccante la deposizione di una corona di fiori da parte della sorella di Carmine Parlato, affiancata dai sindaci di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, di Vico Equense, Peppe Aiello, e di Pimonte, Francesco Somma. Un gesto semplice ma carico di significato, nel segno di una memoria che resta viva mentre la giustizia prosegue il suo percorso.

