Napoli capitale della fisica quantistica: al via il congresso nazionale NQSTI

di Redazione

Napoli – Per quattro giorni il capoluogo partenopeo diventa il fulcro della ricerca scientifica più avanzata con il terzo congresso nazionale del NQSTI – National Quantum Science and Technology Institute, ospitato negli spazi di Città della Scienza, a Bagnoli, e in programma fino al 17 aprile. Un appuntamento di rilievo che riunisce il mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale con l’obiettivo di fare il punto sullo stato della ricerca quantistica in Italia e sulle sue prospettive future.

L’apertura dei lavori coincide con il World Quantum Day e pone particolare attenzione alle nuove generazioni: studenti delle scuole secondarie partecipano a incontri e attività pensate per avvicinare il grande pubblico alle tecnologie del futuro. Un settore in forte espansione che abbraccia il calcolo quantistico, la comunicazione sicura, i sensori avanzati e numerose applicazioni industriali.

Una rete nazionale strategica – Il congresso rappresenta un momento chiave per rafforzare la rete italiana della ricerca quantistica, che coinvolge oltre 600 ricercatori e più di 40 tra università, enti pubblici e aziende impegnati nello sviluppo di tecnologie considerate sempre più strategiche. Durante la quattro giorni è previsto un fitto calendario di interventi scientifici, workshop e momenti di confronto su tutti i principali ambiti del settore, con ampio spazio al dialogo tra ricerca e impresa e alle iniziative di trasferimento tecnologico e supporto alle startup deep tech.

Il ruolo del PNRR – Nel suo intervento di apertura, il presidente dell’Istituto, Claudio Pettinari, ha sottolineato l’importanza degli investimenti pubblici per la crescita del comparto: “Il finanziamento del Pnrr, grazie ad un investimento di 116 milioni di euro in tre anni, ha rappresentato un passaggio cruciale per lo sviluppo delle tecnologie quantistiche in Italia, rafforzando una massa critica di ricercatrici e ricercatori in una realtà capace di competere a livello internazionale. NQSTI oggi è una grande realtà con una duplice missione: da un lato rafforzare la ricerca scientifica nel campo delle quantum technologies (computazione, comunicazione, sensing), dall’altro costruire un ecosistema capace di portare queste tecnologie fuori dai laboratori. Grazie al lavoro sinergico di questi tre anni e grazie all’impegno del Mur, che ha reso possibile tutto questo, guardiamo al futuro europeo con ambizione e responsabilità”.

Innovazione e prospettive future – A evidenziare il valore strategico dell’iniziativa è stato anche il coordinatore scientifico del NQSTI, Fabio Beltram, che ha dichiarato: “Sarà una settimana intensa di lavori qui a Napoli per sviluppare concetti e innovazioni nell’ambito della fisica quantistica. A Napoli, a Città della Scienza, sono riuniti centinaia di fisici attivi in questo importante settore che è alla base delle tecnologie più moderne, uno strumento di sviluppo per moltissimi settori tecnologici. Siamo cresciuti molto grazie ai fondi del Pnrr che ci sono stati assegnati e ora siamo una risorsa potente per il Paese. Un primo esempio che mi piace portare è la nascita di Q-Sus, il Polo Quantistico Nazionale basato sulla città di Napoli, un riferimento non solo italiano, ma internazionale”.

Le applicazioni in biomedicina – Tra i temi affrontati nella prima giornata dei lavori, particolare attenzione è stata dedicata alle applicazioni della cosiddetta “seconda rivoluzione quantistica”, che porta le tecnologie dai laboratori alla vita quotidiana. In questo ambito si inseriscono i progetti legati alla biomedicina, illustrati dalla ricercatrice Giada Bianchetti: “Le tecniche basate sulla luce quantistica, che permettono di studiare in modo più approfondito le proprietà dei sistemi biologici, potrebbero tradursi in strumenti diagnostici più efficaci, ad esempio per identificare infezioni anche a concentrazioni molto basse o per analizzare in modo più sicuro più accurato le caratteristiche dei tumori. Siamo partiti da un problema clinico molto concreto: la sepsi, nella quale il tempo è un fattore cruciale: si stima che ogni ora di ritardo diagnostico aumenti la mortalità del 7%. Oggi il metodo per identificare i batteri è l’emocoltura che richiede concentrazioni elevate di microrganismi prima di essere rilevati e, per farlo, servono diversi giorni. Disporre di strumenti in grado di individuare i batteri direttamente in campioni di sangue o urine, già a basse concentrazioni, potrebbe ridurre i tempi della diagnosi, limitando così l’uso non necessario di antibiotici”.

La ricercatrice ha inoltre illustrato il progetto Q-Meta, volto a sviluppare spettroscopie e microscopie basate sulla luce quantistica per lo studio del metabolismo dei tumori: “Il progetto Q-Meta propone di sviluppare spettroscopie e microscopie basate sulla luce quantistica per studiare il metabolismo dei tumori in modo innovativo e il meno invasivo possibile. Queste tecniche offrono una sensibilità molto elevata, che permette di rilevare anche segnali biologici estremamente deboli come quelli di autofluorescenza di molecole coinvolte nei processi metabolici. L’obiettivo è capire come le cellule tumorali rispondono all’ambiente, ad esempio a fattori come rigidità e pressione del tessuto. Questi stimoli, infatti, influenzano il metabolismo delle cellule, con un impatto diretto sulla crescita, la progressione e l’invasività. Comprendere questi meccanismi è quindi fondamentale, perché può aprire la strada a strategie terapeutiche innovative che possono rivelarsi più mirate ed efficaci, soprattutto per le forme di tumori più aggressive e complesse”. IN ALTO IL VIDEO

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