Baghdad – Dopo sette giorni di prigionia, la giornalista statunitense Shelly Kittleson è tornata libera. La freelance americana era stata rapita lo scorso 31 marzo nella capitale irachena da miliziani del gruppo sciita Kataib Hezbollah, una delle formazioni più influenti tra quelle sostenute dall’Iran.
Il rilascio e la versione della milizia – A darne notizia è stato il New York Times, citando fonti della sicurezza irachena e la stessa milizia. In una nota, Kataib Hezbollah ha spiegato di aver liberato la giornalista “in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche” del premier iracheno, imponendo però una condizione precisa: Kittleson dovrà lasciare immediatamente il Paese. Un funzionario del gruppo ha inoltre avvertito che “questa iniziativa non sarà ripetuta in futuro”.
Lo scambio di prigionieri e i negoziati – Secondo quanto riferito da funzionari iracheni, la liberazione sarebbe avvenuta nell’ambito di un accordo che ha previsto il rilascio di alcuni membri della milizia, arrestati dopo attacchi missilistici contro una base statunitense in Siria. Il numero dei detenuti coinvolti nello scambio non è chiaro, ma si collocherebbe tra quattro e quattordici persone. I negoziati avrebbero visto il coinvolgimento diretto del governo iracheno e degli Stati Uniti.
Il video e le “confessioni” – Dopo il rilascio, un sito vicino alla galassia filoiraniana ha diffuso un video in cui la giornalista appare davanti alla telecamera e sostiene di aver svolto attività di spionaggio per conto degli Stati Uniti, raccogliendo informazioni su Kataib Hezbollah e su altri leader delle milizie sciite. Nel filmato, Kittleson attribuisce inoltre alle “stupide politiche dell’amministrazione Trump” le crescenti minacce alla sicurezza degli americani nella regione. Tuttavia, il contenuto viene ritenuto non attendibile, poiché con ogni probabilità registrato durante la prigionia.
Il profilo della giornalista – Cinquantenne originaria del Wisconsin e residente a Roma, Kittleson è una giornalista freelance con oltre quindici anni di esperienza nelle aree di crisi tra Iraq, Siria e Afghanistan. Ha collaborato con numerose testate internazionali, tra cui Foreign Policy, Politico e Al Monitor, oltre a realtà italiane come Il Foglio e Ansa. Nei giorni precedenti al sequestro si trovava nel Kurdistan iracheno per seguire il conflitto in Medio Oriente e aveva ricevuto minacce proprio da Kataib Hezbollah.
I rischi segnalati prima del rapimento – Il Dipartimento di Stato americano era a conoscenza dei rischi per la sua sicurezza e l’aveva avvisata poco prima del rapimento, come confermato anche dall’analista della Cnn, Alex Plitsas, suo contatto di emergenza. Nonostante ciò, la giornalista aveva deciso di trattenersi ancora a Baghdad per completare alcuni incontri di lavoro, prima di spostarsi verso Erbil.
Il sequestro ripreso in video – Del rapimento era emerso anche un filmato che mostrava Kittleson ferma su un marciapiede mentre veniva avvicinata da due uomini e costretta a salire su un’auto, pochi istanti prima della scomparsa.

