Nessuna ambiguità sugli accordi con gli Stati Uniti e nessuna deviazione dalla linea seguita negli ultimi decenni. Nell’aula della Camera dei Deputati, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito con fermezza la posizione del governo sull’utilizzo delle basi militari italiane da parte delle forze armate statunitensi, tema tornato al centro del dibattito dopo lo stop ai bombardieri diretti in Iran dalla base di Sigonella.
La continuità degli accordi con gli Stati Uniti – “In oltre 75 anni nessun governo ha mai disatteso, messo in discussione o solo ventilato di non attuare i trattati tra Italia e Usa. E nessun governo ha mai messo in discussione il loro contenuto o la loro portata”. Il ministro ha sottolineato come tutti gli esecutivi, indipendentemente dal colore politico, abbiano mantenuto una linea di “assoluta coerenza e continuità”, evidenziando che l’Italia non rappresenta un’eccezione nel panorama occidentale, dove diversi Paesi ospitano basi statunitensi sulla base di accordi analoghi.
La posizione del governo tra legge e alleanze – Crosetto ha chiarito che la linea dell’esecutivo resta ancorata “alla legge, ai trattati internazionali e alla Costituzione”, respingendo sia “rotture isteriche” sia “subordinazioni infantili”. “Noi non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile, perché la strada in cui ci muoviamo è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione”.
Italia fuori dal conflitto ma dentro gli impegni Nato – “L’Italia non è coinvolta nel conflitto con l’Iran”, ha precisato il ministro, sottolineando però che il rispetto degli accordi internazionali e degli obblighi derivanti dall’Alleanza atlantica resta imprescindibile. “Rispettare questi accordi non significa essere coinvolti in una guerra che nessuno di noi ha voluto”, ha aggiunto, ricordando il ruolo dell’Italia come Paese pienamente integrato nella Nato e dotato di capacità riconosciute dagli alleati.
Il legame con Washington e il quadro internazionale – Nel suo intervento, Crosetto ha definito quello con gli Stati Uniti un “rapporto secolare di amicizia”, ribadendo la solidità della cooperazione tra Roma e Washington. “Noi abbiamo preso le distanze e continuiamo a prendere le distanze da ciò che non condividiamo. Ma io non penso che gli Stati Uniti siano Biden, Trump o Clinton, così come l’Italia non è Meloni, Conte o Draghi, sono due Nazioni da sempre alleate”.
Allarme globale: armi e rischio nucleare – Il ministro ha poi allargato lo sguardo al contesto internazionale, parlando di una fase segnata da “una follia che sembra aver preso il mondo”, con una crescente corsa agli armamenti e il rischio di proliferazione nucleare. “Una ricerca di armi sempre più sofisticate fino alla bomba atomica per dirimere controversie internazionali”, ha detto, richiamando il pericolo di escalation in Medio Oriente e le tensioni tra Iran e Israele.
L’impegno del governo e il rispetto del Parlamento – Crosetto ha ribadito che l’Italia continuerà a rispettare gli impegni assunti: “Rispetteremo i patti e continueremo a rispettare il Parlamento in tutte le situazioni”. Una posizione che, secondo il ministro, garantisce equilibrio tra responsabilità internazionale e autonomia decisionale.
La linea della maggioranza: fedeltà al fronte occidentale – Nel dibattito successivo, il deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Lo Perfido ha difeso la posizione del governo: “La linea FdI è salda nel fronte occidentale, dentro l’Ue, a sostegno della Nato, mai subalterni a nessuno, ma per fare l’interesse nazionale. Questa è la linea di Giorgia Meloni e del suo Governo”. E ha aggiunto: “Nei trattati internazionale la questione fondamentale è la coerenza e la posizione del Governo Meloni non cambia a seconda delle circostanze”.
Forza Italia: alleanza solida ma non subordinata – Il deputato Andrea Orsini ha ribadito la necessità di mantenere equilibrio nei rapporti con Washington: “L’Italia ha dimostrato prudenza ed equilibrio, garantendo il rispetto della legalità e degli impegni presi col Parlamento. È superfluo aggiungere che questo non cambia nulla sulla solida, antica e consolidata alleanza con gli Usa”. E ha aggiunto: “L’alleanza non è subordinazione. Le critiche, quando necessarie, sono un atto di amicizia”. Sul conflitto con Teheran: “Quella con l’Iran non è la nostra guerra. Non intendiamo parteciparvi in alcun modo”.
Pd: “Chiarire linea con Trump” – Dalle opposizioni, la presidente dei deputati Pd Chiara Braga ha sottolineato: “Conosciamo i trattati, li abbiamo rispettati, nessuno di noi chiede di metterli in discussione”. Ma ha incalzato il governo: “Il tema non è rompere un’alleanza storica ma chiarire qual è la linea nei confronti del presidente Usa”. E ancora: “Lei ha dato patenti di inadeguatezza alle opposizioni per poi chiedere maturità, un appello davvero singolare per chi si trovava in uno scenario di guerra mentre un Paese alleato scatenava un attacco a sua insaputa”.
M5S: “Guerra anche contro l’Europa” – Tono duro da parte del capogruppo M5S Riccardo Ricciardi: “C’è un presidente degli Usa che ha appena detto che stanotte cancellerà una civiltà. Un presidente che ha scatenato l’inferno a Gaza insieme a Netanyahu”. E ancora: “Quella contro l’Iran è una guerra anche contro l’Europa e non ci hanno avvisato perché le prime vittime economiche e sociali siamo noi”. Nel suo intervento, Ricciardi ha puntato il dito anche contro le ricadute economiche e il ruolo delle industrie belliche.
Avs: “Serve scelta politica chiara” – Critiche anche da Nicola Fratoianni, che ha accusato il governo di non assumere una posizione netta: “Quando ripete che per 75 anni nessuno ha fatto diversamente, ci sta dicendo che non si può fare diversamente. Ma non è vero”. E ha aggiunto: “Qui si tratta di decidere e dichiarare di fronte al Paese qual è l’iniziativa politica del nostro governo di fronte a una guerra criminale”.
Lo sfogo finale di Crosetto – Al termine dell’informativa, il ministro non ha nascosto il proprio disappunto: “Sono molto dispiaciuto del livello del dibattito in Parlamento”. E rivolgendosi ai giornalisti ha aggiunto: “Il Parlamento mi chiama per una informativa… tu vieni, rispondi e ti dicono ‘perché hai detto questo?’. Allora o cambiano gli strumenti se vogliono che io venga a parlare della situazione e della gravità di cosa penso”. Poi lo sfogo finale: “Mi chiamate a rispondere di una cosa, vi rispondo… tra l’altro dicendo cose che non hanno neanche capito, sono molto dispiaciuto del livello trovato”.

