Iran, Trump: “Stanotte morirà un’intera civiltà”. Casa Bianca smentisce uso armi nucleari

di Redazione

“Stanotte morirà un’intera civiltà, per sempre. Non vorrei che accadesse, ma probabilmente succederà”. È con questo messaggio, pubblicato su Truth, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha impresso una nuova accelerazione alla crisi che vede Stati Uniti e Israele contrapposti all’Iran. Parole dai toni drammatici, arrivate mentre la Casa Bianca conferma l’ultimatum fissato per oggi alle ore 20 e mentre lo stesso Trump, in un secondo passaggio, ha evocato la possibilità che da un “cambio di regime completo e totale” possano aprirsi scenari “rivoluzionari” e “meravigliosi”. Nel frattempo, il conflitto continua ad allargarsi sul piano militare, diplomatico e regionale, con nuovi raid, minacce alle infrastrutture, tensioni nel Golfo, ripercussioni in Libano e perfino un attacco armato davanti al consolato israeliano di Istanbul.

Funzionario Teheran: “Catene umane per difendere obiettivi” – Trump ha confermato la scadenza delle ore 20 di oggi, mentre da Teheran è arrivata una risposta carica di tensione simbolica e politica. Un funzionario iraniano, Alireza Rahimi, identificato dalla tv di Stato come segretario del Consiglio Supremo della Gioventù e degli Adolescenti, ha invitato i giovani a formare catene umane intorno alle centrali elettriche. “Invito tutti i giovani, gli atleti, gli artisti, gli studenti, gli universitari e i professori intorno alle centrali, nostro patrimonio nazionale e nostro capitale, a prescindere da qualsiasi opinione politica, in quanto appartengono al futuro dell’Iran e alla gioventù iraniana”, ha affermato. L’iniziativa è stata fissata alle ore 14 di oggi, in vista dei possibili attacchi minacciati da Washington.

Le proteste davanti a ponti e centrali – Immagini e video diffusi dai media di Stato iraniani mostrano cittadini radunati davanti a centrali elettriche e ponti in varie aree del Paese. In un filmato rilanciato dall’agenzia Fars si vedono civili sventolare una grande bandiera iraniana sul ponte Pol Sefid, ad Ahwaz, nel sud-ovest del Paese. Un’altra immagine ritrae persone all’esterno della centrale Shahid Rajaee, vicino a Teheran, mentre un terzo scatto mostra una fila di cittadini nei pressi della centrale di Tabriz, nel nord dell’Iran. Le manifestazioni si collocano nel clima di mobilitazione seguito all’appello di Rahimi.

Il giallo su Mojtaba Khamenei – Tra le notizie più delicate emerse nelle ultime ore c’è quella contenuta in un memorandum diplomatico pubblicato dal quotidiano britannico Times e riportato dalla testata israeliana Ynet. Secondo il documento, basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei verserebbe in stato di incoscienza e starebbe ricevendo cure mediche nella città di Qom. Sempre secondo il memorandum, il figlio del defunto Ayatollah sarebbe privo di sensi e “in gravi condizioni che non gli consentirebbero di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”.

Trump e il cambio di regime – Oltre all’annuncio più cupo, Trump ha pubblicato anche un altro messaggio in cui afferma: “Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere, chi lo sa? Lo scopriremo stanotte, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte, finalmente finiranno. Dio benedica il grande popolo dell’Iran”. Parole che segnano un salto ulteriore nella pressione politica e psicologica esercitata dalla Casa Bianca.

Vance: “Obiettivi raggiunti, ora dipende dall’Iran” – Da Budapest, accanto al premier ungherese Viktor Orban, il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che gli obiettivi militari statunitensi sarebbero stati raggiunti. “Gli obiettivi militari degli Stati Uniti sono stati raggiunti. Ciò significa, come ha detto il presidente, che a breve questa guerra si concluderà. E credo che la natura della conclusione dipenda in ultima analisi dagli iraniani”, ha detto in conferenza stampa. In un altro passaggio, Vance ha aggiunto di avere “fiducia che otterremo una risposta, positiva o negativa, entro stasera alle 20”, spiegando che ciò che Washington vuole davvero è “un mondo in cui i flussi del petrolio scorrono liberamente” e accusando Teheran di “terrorismo economico”. Ha poi avvertito: “Dovete sapere che abbiamo strumenti che non abbiamo ancora deciso di usare e che il presidente può decidere di usare e deciderà di usare se l’Iran non cambia condotta”.

La smentita sulle armi nucleari – Le parole del vicepresidente sono state interpretate da alcuni osservatori come un possibile riferimento all’arma nucleare, ma la Casa Bianca ha smentito nettamente questa lettura. Attraverso l’account RapidResponse 47, l’amministrazione americana ha scritto che “letteralmente nulla di quello che ha detto il presidente implica” il ricorso all’arma nucleare, liquidando con toni bruschi le interpretazioni circolate nelle ultime ore.

Kharg, il cuore petrolifero sotto attacco – Sul piano militare, una delle aree più sensibili è l’isola di Kharg, snodo strategico per il commercio petrolifero iraniano e mondiale. Secondo Axios, raid israelo-americani avrebbero colpito obiettivi militari sull’isola. Più tardi, però, un alto funzionario americano ha dichiarato a Fox News che gli attacchi della notte sono stati condotti soltanto dagli Stati Uniti, non da Israele, e che sono stati colpiti “decine di obiettivi militari” per mandare “un messaggio agli iraniani”. Tra i bersagli figurerebbero bunker, una stazione radar e depositi di munizioni. Axios, citando un funzionario statunitense rimasto anonimo, ha riferito che i raid avrebbero colpito “obiettivi militari” nel centro nevralgico del commercio petrolifero iraniano. Anche l’agenzia Mehr ha confermato attacchi sull’isola, senza specificare quali strutture siano state raggiunte.

Il drone partito da Sigonella – In questo quadro si inserisce anche la segnalazione rilanciata dalla Tass, secondo cui un velivolo da ricognizione statunitense Northrop Grumman MQ-4C Triton sarebbe stato avvistato sulle acque vicine a Kharg. Secondo la fonte citata dall’agenzia russa, il drone sarebbe decollato dalla base statunitense di Sigonella, in Sicilia, e sarebbe in grado di fornire informazioni in tempo reale e monitorare vaste aree marittime e terrestri, integrando le capacità del Boeing P-8 Poseidon.

La risposta dei pasdaran allarga il fronte – I Guardiani della Rivoluzione islamica, i pasdaran, hanno rivendicato attacchi contro alcuni impianti petrolchimici dell’Arabia Saudita, presentandoli come rappresaglia per gli attacchi ai siti energetici di Shiraz compiuti da Israele. In una nota, i pasdaran hanno indicato come obiettivi impianti nella regione di Jubail, compresi siti di aziende statunitensi come Sadra, ExxonMobil e Dark Chemical, oltre a un complesso petrolchimico a Juaymah, indicato come proprietà di Shourdan Philipps. In precedenza, fonti iraniane avevano avvertito che qualsiasi attacco a centrali elettriche o ponti in Iran avrebbe provocato una risposta analoga contro infrastrutture della regione.

La posizione iraniana e lo stop ai contatti diretti – Dopo le minacce di Trump alla “civilità” iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baqaei, ha replicato con un messaggio affidato ai social: “La forza della cultura, della logica e della fede nella giusta causa di una nazione ‘civilizzata’ prevarrà senza dubbio sulla logica della forza bruta”. Ha poi aggiunto che “una nazione che ripone piena fiducia nella rettitudine del proprio cammino deve impiegare tutte le sue capacità e risorse per salvaguardare i propri diritti e i propri legittimi interessi”. Intanto, secondo il Wall Street Journal, l’Iran ha interrotto le comunicazioni dirette con gli Stati Uniti, pur mantenendo aperti i colloqui con i mediatori per il cessate il fuoco. Il New York Times riferisce invece che Teheran avrebbe interrotto anche gli sforzi negoziali con Washington e informato il Pakistan che non prenderà più parte ai colloqui per una tregua.

Lo Stretto di Hormuz e il veto di Russia e Cina – Sul piano diplomatico, Russia e Cina hanno bloccato con il veto, in Consiglio di Sicurezza Onu, la bozza di risoluzione elaborata dal Bahrein sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il testo ha ottenuto 11 voti favorevoli, due contrari e due astensioni, quelle di Pakistan e Colombia. La proposta, ormai fortemente annacquata rispetto alla versione iniziale, chiedeva lo sblocco della rotta marittima senza più menzionare l’autorizzazione all’uso della forza, nemmeno a scopo difensivo. I negoziati andavano avanti da due settimane e le obiezioni di Francia, Russia e Cina avevano già imposto diversi rinvii e modifiche.

Israele: “Siamo a un bivio strategico” – Sul fronte israeliano, il capo di Stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ha parlato di una fase decisiva della campagna. “Ci stiamo avvicinando a un bivio strategico nella campagna congiunta contro l’Iran. Finora abbiamo ottenuto grandi successi, anche in relazione agli obiettivi che ci eravamo prefissati all’inizio dell’operazione. Continueremo ad agire con determinazione e ad infliggere danni sempre maggiori al regime”, ha dichiarato nel corso di una valutazione situazionale dell’esercito.

Libano, convoglio di aiuti del Vaticano colpito da spari – Le conseguenze del conflitto si riflettono anche in Libano. Un convoglio di aiuti umanitari organizzato dal nunzio apostolico in Libano Paolo Borgia, diretto ai villaggi cristiani del sud, ha dovuto fare marcia indietro martedì dopo essere stato “colpito da spari”. Lo ha riferito una fonte di sicurezza all’Afp, senza precisare l’origine dei colpi. Il convoglio, scortato dal battaglione francese dell’Unifil e diretto verso il villaggio di Debel, ha riportato danni ai veicoli ma non si registrano feriti. Secondo l’agenzia libanese Ani, il rientro sarebbe stato imposto dal “fuoco incrociato” tra Israele e Hezbollah.

Il bilancio della guerra in Libano – Il ministero della Salute di Beirut ha riferito che sono 1530 le vittime in Libano dall’inizio della guerra esplosa dopo il lancio di razzi di Hezbollah verso il nord di Israele il 2 marzo, in segno di solidarietà con l’Iran. Tra i morti figurano 102 donne, 130 bambini e 57 paramedici. I feriti sono oltre 4800, mentre gli sfollati superano il milione. Non è invece chiaro il numero dei militanti di Hezbollah rimasti uccisi.

Istanbul, assalto armato davanti al consolato israeliano – La tensione si è estesa anche alla Turchia. Colpi d’arma da fuoco sono stati uditi nei pressi del consolato israeliano a Istanbul, nel distretto di Besiktas. Secondo l’emittente Ntv, la sparatoria nel quartiere di Levent sarebbe durata circa cinque minuti, con tre sospetti arrivati sul posto che avrebbero aperto il fuoco contro la polizia prima di essere neutralizzati. L’agenzia Iha ha riferito che almeno tre persone sono state fermate o abbattute dalle forze di sicurezza e che almeno un agente sarebbe rimasto ferito. Più tardi il ministro dell’Interno turco, Mustafa Ciftci, ha dichiarato che i tre individui sono stati identificati: erano arrivati a Istanbul da Smirne a bordo di un’auto a noleggio. “Tre individui che si sono scontrati a fuoco con i nostri agenti di polizia in servizio davanti ai palazzi di Yapi Kredi Plaza a Istanbul sono stati neutralizzati. Due dei nostri eroici agenti di polizia sono rimasti lievemente feriti. È stata accertata l’identità dei terroristi”, ha scritto su X. Secondo il ministro, uno dei tre avrebbe legami con un’organizzazione che strumentalizza la religione, mentre un altro avrebbe precedenti per droga. Due degli assalitori sarebbero fratelli.

Le reazioni di Ue e Francia – L’Unione Europea, attraverso una portavoce della Commissione, ha dichiarato di “respingere con fermezza” qualsiasi minaccia o attacco contro infrastrutture civili essenziali, definendo simili azioni “estremamente pericolose” per le possibili ripercussioni su milioni di persone in Medio Oriente e oltre. Bruxelles ha invitato tutte le parti alla “massima moderazione”, alla protezione dei civili e al pieno rispetto del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario. Sulla stessa linea la Francia. Il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, intervistato da France Info, ha detto che Parigi si oppone ai bombardamenti sulle infrastrutture civili in Iran, perché una simile iniziativa “aprirebbe una nuova fase di escalation e di rappresaglie” e aggraverebbe una situazione già molto preoccupante. “Il rischio” è quello di un peggioramento “senza limite”, ha avvertito, sostenendo che il ruolo della Francia è quello di “limitare le conseguenze” e che “la vocazione dell’Europa è quella di mostrare che c’è un’alternativa alla dominazione dei nuovi imperi”.

L’affondo di Trump contro Londra – In questo scenario, fanno rumore anche le parole riservate da Trump al Regno Unito per il mancato sostegno diretto alla guerra contro l’Iran. Interpellato sulle tensioni con Londra, il presidente americano ha sostenuto che il Paese e il suo governo “hanno molta strada da fare” per recuperare la sua piena fiducia, per poi aggiungere: “Noi non vogliamo un altro Neville Chamberlain, siamo d’accordo, no?”. Pur senza citare esplicitamente il premier Keir Starmer, il paragone con il capo del governo britannico legato all’appeasement di Monaco è stato interpretato da vari media del Regno Unito, tra cui il Guardian, come un attacco diretto all’attuale leadership britannica. La polemica si intreccia anche con la visita di Stato prevista per fine aprile di re Carlo III e della regina Camilla a Washington.

Petrolio, carburanti e contraccolpi economici – Gli effetti della crisi si vedono anche sui prezzi dei carburanti. Alla vigilia di Pasqua, i listini medi nazionali risultano in aumento. Il diesel è tornato sopra il record del 19 marzo, superando di fatto il beneficio del taglio dell’accisa e toccando un livello che, con l’aliquota “normale”, sarebbe di 2,39 euro al litro. Nella mattina di oggi, 7 aprile, la benzina self service sulla rete stradale è salita a 1,782 euro al litro, con un aumento di 19 millesimi rispetto a venerdì scorso, mentre il gasolio ha raggiunto 2,143 euro al litro, in crescita di 46 millesimi. Il Gpl si attesta a 0,775 euro al litro e il metano a 1,610 euro al chilogrammo. In autostrada, la benzina self è a 1,816 euro, il diesel a 2,158 euro, il Gpl a 0,885 euro e il metano a 1,594 euro al chilogrammo.

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