Una mobilitazione ampia, diffusa e carica di messaggi politici attraversa la Capitale: dal primo pomeriggio migliaia di persone stanno sfilando nel corteo nazionale “No Kings Italy”, tappa italiana della protesta globale contro guerra, autoritarismo e riarmo. Numeri contrastanti sulla partecipazione: gli organizzatori parlano di 300mila presenze, mentre fonti delle forze dell’ordine stimano circa 25mila manifestanti.
Il percorso e la partecipazione – Il corteo è partito alle ore 14 da piazza della Repubblica, snodandosi lungo viale Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana e via Merulana, fino a piazza di Porta San Giovanni. Una mobilitazione annunciata con almeno 15mila partecipanti da tutta Italia, ma che ha superato le attese, spingendo i promotori a chiedere la prosecuzione fino a piazzale del Verano, passando per Porta Maggiore, via dello Scalo San Lorenzo e la tangenziale est. In piazza un fronte eterogeneo: sindacati, associazioni e movimenti. Secondo gli organizzatori, oltre 700 sigle hanno aderito, tra cui Emergency, Amnesty International, la Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, Baobab Experience, ActionAid, Cgil, Arci, collettivi studenteschi, realtà pro Palestina, attiviste iraniane, gruppi transfemministi e centri sociali.
Gli slogan e la piattaforma – “Per un mondo libero dalle guerre” è la frase che ha aperto la manifestazione. Tra le parole d’ordine: “no all’autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio, no alla repressione” e “no al governo”. Nel testo di lancio si legge che “i decreti sicurezza, la svolta autoritaria, il premierato, l’attacco alla giustizia” fanno parte di “un progetto di società”. Tra gli obiettivi dichiarati, fermare le politiche belliciste in Italia e in Europa, promuovere un’economia di pace e tutelare diritti, ambiente e beni comuni.
La marcia degli invisibili – Ad aprire la giornata, alle ore 12, la “Marcia degli invisibili” alla fermata Colosseo della metro B, una sfilata simbolica dedicata ai migranti morti in mare o privati dei diritti. Il corteo si è poi unito alla manifestazione principale.
Sicurezza e tensioni – Imponente il dispositivo di sicurezza: forze dell’ordine schierate lungo il percorso, anche nei pressi del Viminale, con elicottero in sorvolo. Alcuni pullman diretti a Roma sono stati fermati per controlli all’altezza della zona nord della città, come riferito dal legale Antonello Ciervo. Nel corso della manifestazione, il corteo ha raggiunto la tangenziale est preceduto da blindati della polizia, mentre alcune arterie, tra cui via Salaria, sono state temporaneamente bloccate. Parte dei manifestanti si è fermata a San Giovanni, altri hanno proseguito verso San Lorenzo.
“Ghigliottina” e foto a testa in giù di Meloni – Non sono mancati momenti di forte contestazione simbolica. Nei pressi di Santa Maria Maggiore sono state esposte immagini della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio a testa in giù, accanto alla raffigurazione di una ghigliottina. Dal camion di testa si sono levati cori contro il governo.
Anarchici – Tra gli striscioni anche messaggi anarchici, come “Contro il 41bis, lo Stato tortura. Alfredo libero, 18 aprile manifestazione” e “Se viviamo è per far saltare la testa dei re. Con Sara e Sandro”. Esposta anche una bandiera di Israele modificata con simboli di protesta. Al passaggio del corteo in via Cavour, alcuni commercianti hanno abbassato le serrande, mentre dalla testa del corteo venivano lanciati slogan: “Un saluto dai sovversivi che hanno riempito le piazze a ottobre”.
Le presenze politiche – Alla manifestazione hanno partecipato esponenti politici e sindacali, tra cui Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Ilaria Salis e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. A margine del corteo, Angelo Bonelli ha dichiarato: “È una straordinaria manifestazione che dice no alla guerra, no ai monarchi della guerra, a Trump e a Netanyahu, che stanno trasformando il mondo in un’economia di guerra. Di fronte a questo, c’è chi non riesce a dire no, come Giorgia Meloni, che afferma di non condividere e di non condannare. Intanto condanna però l’Italia a un riarmo inaccettabile, pari al 5% del PIL, mentre la sanità pubblica è in ginocchio e la povertà aumenta”. “Questa logica del petrolio e degli idrocarburi – ha aggiunto – sta determinando guerre in tutto il mondo, per volere di Trump e di Netanyahu. Ecco perché bisogna costruire una politica energetica basata sulle rinnovabili. Noi vogliamo un’altra Italia, perché un’altra Italia è possibile, così come un altro mondo è possibile: senza i signori delle armi e senza i signori della guerra. Ecco perché oggi c’è questa straordinaria manifestazione di tantissimi giovani che chiedono un cambiamento”.

