Liquami non trattati dal depuratore al fiume: indagati sindaco, ex sindaco e due funzionari

di Redazione

Un’inchiesta che accende i riflettori sulla gestione dei depuratori comunali e sul presunto sversamento di reflui non trattati nel fiume Neto. Nel registro degli indagati sono finiti il sindaco di Belvedere Spinello, Antonio Giuseppe Amato, e l’ex sindaco Rosario Macrì, insieme a due funzionari del Comune, Luigi Marrazzo e Pasquale Diano, rispettivamente responsabili delle aree tecnica e finanziaria. Ai quattro è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per una serie di ipotesi di reato che vanno, a vario titolo, dal rifiuto e omissione di atti d’ufficio alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, fino all’inquinamento ambientale e all’abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi.

L’inchiesta – Coordinata dalla Procura di Crotone, diretta da Domenico Guarascio, e condotta dai carabinieri della stazione di Belvedere Spinello, l’indagine si è concentrata sulla gestione del servizio idrico integrato e, in particolare, sul funzionamento degli impianti di depurazione situati nelle località “Chiusa del Pozzo” e “Chiatrette”. Secondo l’ipotesi accusatoria, le strutture non sarebbero state mantenute in condizioni tali da impedire lo sversamento continuo di reflui fognari non trattati. I liquami, seguendo le linee naturali di drenaggio, sarebbero così confluiti nel fiume Neto, provocando l’impaludamento di alcune aree del territorio comunale e compromettendo le matrici ambientali.

Le omissioni contestateAgli indagati vengono attribuite condotte omissive legate alla mancata adozione degli interventi ritenuti necessari per garantire il corretto funzionamento dei depuratori e impedire la dispersione dei reflui. Secondo gli inquirenti, pur in presenza di una situazione nota da tempo, non sarebbero stati assunti provvedimenti concreti e tempestivi per fronteggiare la paralisi del sistema depurativo e tutelare la salute pubblica.

Il nodo della gestione finanziariaL’inchiesta affronta anche il versante contabile della gestione del servizio idrico. La Procura contesta infatti la mancata emissione dei ruoli e la conseguente assenza di riscossione dei corrispettivi dovuti dagli utenti, nonostante l’approvazione formale delle tariffe e degli strumenti finanziari. Una circostanza che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe privato l’ente delle risorse necessarie per la conduzione e la manutenzione degli impianti, creando un legame diretto tra la mancata fatturazione e il degrado delle infrastrutture.

Le accuse sui bilanci comunaliNel fascicolo dell’indagine viene ipotizzata anche la falsità ideologica in atti pubblici. Nei bilanci comunali relativi agli anni dal 2021 al 2025 sarebbero state inserite previsioni di entrata relative al servizio idrico non fondate su titoli giuridici effettivi e verificabili, poiché riferite a somme che non sarebbero mai state richieste agli utenti.

Area di pregio ambientale coinvoltaGli sversamenti contestati avrebbero interessato un’area di particolare valore naturalistico: la foce del Neto, inserita nella Rete Natura 2000 come Zona di Protezione Speciale. Secondo quanto emerso dalle verifiche tecniche, nelle acque del fiume sarebbero stati rilevati carichi organici e batteriologici, tra cui la presenza di Escherichia coli, con possibili effetti sull’habitat e sulla biodiversità.

Rifiuti pericolosi vicino all’impiantoNell’ambito degli accertamenti è stata inoltre contestata a uno degli indagati la gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e di apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse (Raee), rinvenuti in prossimità dell’impianto di depurazione “Chiatrette”. IN ALTO IL VIDEO

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