Nella notte la capitale iraniana è finita di nuovo sotto attacco, mentre a Gerusalemme si sono uditi forti boati e le forze di difesa israeliane – Idf – hanno parlato di “missili lanciati dall’Iran”. Sullo sfondo, una notizia rimbalzata tra media statunitensi e israeliani: un presunto attacco di terra curdo in Iran. Ma alcune agenzie e uno dei membri dello staff del presidente del Kurdistan iracheno hanno annunciato che “nessun curdo-iracheno è entrato in Iran”.
Iran e Israele, escalation e versioni contrapposte – In serata, secondo quanto riportato, gruppi curdi con base in Iraq avrebbero varcato il confine con l’Iran dando il via a un’operazione di terra: lo riferiscono, tra gli altri, iNews24, Fox News e Axios, con ricostruzioni diverse sul profilo dei combattenti. Nel frattempo, l’emittente panaraba Al Jazeera ha parlato di un nuovo attacco missilistico attribuito a Teheran contro Israele: esplosioni segnalate tra Tel Aviv, Gerusalemme e Ramallah, sistemi di difesa aerea in azione, sirene nei pressi della base aerea di Tel Nof e nell’area dell’aeroporto Ben Gurion. Allarmi sarebbero risuonati anche ad Aqaba, in Giordania, di fronte a Eilat.
Il Golfo sotto tiro, infrastrutture colpite e rotte a rischio – Continuano a piovere missili su Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Secondo la testata israeliana N12, per la prima volta dall’inizio del conflitto una raffineria di petrolio in Bahrein sarebbe stata colpita. Testimoni hanno riferito di esplosioni vicino all’aeroporto internazionale Zayed di Abu Dhabi. Le difese del Bahrein, secondo il Comando generale della Forza di difesa, hanno intercettato e distrutto 75 missili e 123 droni dall’inizio dell’escalation, invitando la popolazione a restare in casa salvo necessità. Da Abu Dhabi arriva anche un bilancio di sei feriti – cittadini pachistani e nepalesi – per frammenti di un drone intercettato.
Sul fronte militare, l’agenzia iraniana Fars ha scritto che la base aerea statunitense di Ali Al Salem, in Kuwait, è stata colpita e che almeno otto edifici o strutture adiacenti all’infrastruttura di comunicazione satellitare avrebbero riportato danni; la stessa Fars parla di danni anche ad Arfijan e alla base di Al Udeid, in Qatar. La semi-ufficiale Tasnim riferisce invece di un attacco con droni contro una base che ospita truppe statunitensi a Erbil, nel nord dell’Iraq, con “danni significativi”.
Intanto, il settore marittimo internazionale ha designato Stretto di Hormuz, Golfo di Oman e Golfo Persico come “aree di operazioni belliche”, segnalando rischi crescenti per la navigazione commerciale e la presenza di “centinaia” di navi bloccate nella regione. In questo quadro, il ministro dei Trasporti francese Philippe Tabarot ha parlato di circa 52 navi mercantili legate a interessi francesi bloccate nel Golfo persico: “Ho riunito ieri tutti gli armatori, hanno condiviso le loro difficoltà e preoccupazioni. È una situazione che ci preoccupa per le nostre imbarcazioni e i nostri equipaggi”.
Libano e altri fronti: vittime civili e misure di contenimento – Sarebbero almeno 102 le vittime civili dei raid israeliani sul Libano, secondo l’annuncio del ministro della Salute. Sul piano politico, il governo libanese ha deciso di vietare qualsiasi potenziale attività militare delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e di reintrodurre l’obbligo di visto per gli iraniani in ingresso, misura dichiaratamente volta a colpire la rete di influenza legata a Hezbollah.
Curdi, Iran e retroscena Usa: le indiscrezioni – Sul dossier curdo, il Washington Post riporta che Donald Trump avrebbe offerto “ampia copertura aerea” e altri aiuti ai curdi iraniani anti-regime per conquistare parti dell’Iran occidentale. Sempre secondo fonti informate, la richiesta americana ai curdi iracheni sarebbe di “aprire la strada e non di ostacolare” i gruppi curdi iraniani che si mobilitano in Iraq, “fornendo al contempo supporto logistico”, come avrebbe detto un alto funzionario dell’Unione Patriottica del Kurdistan. Nel frattempo, da Pyongyang, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha lanciato una minaccia: “Pronti a fornire missili a Teheran, uno basterebbe per cancellare Israele”.
Italia: la “stella polare” della de-escalation e il nodo basi – “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ai microfoni di Rtl 102.5, aggiungendo che “c’è un rischio escalation dalle conseguenze imprevedibili” e dicendosi “preoccupata per ripercussioni per l’Italia”. Sul fronte interno, la premier ha anche annunciato una linea dura contro eventuali speculazioni sull’energia: “Faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta a chi dovesse speculare e sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette”.
Durante le comunicazioni alla Camera del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto, il vicepremier ha ribadito che la de-escalation resta la “stella polare” del governo. Crosetto ha annunciato il dispiegamento di sistemi di difesa aerea anti-drone e anti-missilistici in Medio Oriente e l’innalzamento al massimo del livello di protezione aerea nazionale. Ha inoltre chiarito che, al momento, “non è stata avanzata alcuna richiesta” per un utilizzo delle basi statunitensi in Italia diverso dal quadro attuale, ricordando il perimetro degli accordi: Nato Status of Forces Agreement del 1951, accordi bilaterali Italia-Usa del 1954, aggiornati nel 1973 e con l’intesa del 1995.
Crosetto ha anche spiegato di aver disposto il massimo livello di protezione della difesa aerea e anti-balistica nazionale “in coordinamento con gli alleati e con la Nato” e ha descritto una fase segnata da “una reazione sconsiderata” che impone di “aspettarci di tutto”. Nella replica, ha aggiunto: “Questa guerra ha trovato noi di fronte allo stesso scenario degli altri, non una decisione condivisa, certo che è al fuori delle regole del diritto internazionale”, ricevendo il “plauso” delle opposizioni. E ancora: “Nessun governo al mondo è stato informato, nemmeno la più alta catena di comando americana sapeva della partenza degli aerei”.
Connazionali e assetti: rientri e riposizionamenti – Sul piano operativo, Tajani ha riferito: “È appena partito un volo con circa 320 italiani dalle Maldive, di cui 60 fragili”. Crosetto ha dettagliato i movimenti del personale militare nell’area: “Avevamo 2.576 persone nell’area interessata dalla crisi in Medio Oriente prima che iniziasse il conflitto”, aggiungendo che in Kuwait è in corso il trasferimento di 239 militari verso l’Arabia Saudita, con 82 che resteranno; in Qatar 7 militari su 10 si stanno spostando verso l’Arabia Saudita; in Bahrein è in corso il ritiro del personale; in Libano “stiamo valutando attentamente la situazione” ed è stata indicata la disponibilità di personale navale per eventuali evacuazioni.
Sul fronte parlamentare, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha dichiarato: “Meloni mi ha comunicato la disponibilità a venire in Parlamento mercoledì 11 marzo, anticipando le comunicazioni sul Consiglio europeo e allargandole alla crisi in Medio Oriente. Ho informato i presidenti di Camera e Senato per verificare se ci sono le condizioni”. L’Aula della Camera ha inoltre approvato la risoluzione di maggioranza che impegna il governo “a partecipare” allo “sforzo comune in ambito Ue” per sostenere, in caso di richiesta, stati membri nella difesa da attacchi missilistici o via droni iraniani e a confermare il rispetto del quadro giuridico nell’utilizzo delle installazioni militari concesse alle forze statunitensi.
Europa, Regno Unito e Nato: pressioni e posizionamenti – Il primo ministro britannico Keir Starmer ha respinto le voci di una rottura con Washington dopo le critiche di Trump (“Non è Winston Churchill”), ribadendo: “La relazione speciale è operativa proprio ora”, condivisione di intelligence “24 ore su 24, sette giorni su sette” e uso di basi congiunte. Starmer ha anche annunciato l’invio di altri quattro aerei Typhoon in Qatar e il dispiegamento della nave Hms Dragon a Cipro, ricordando che “i nostri jet erano di nuovo in volo ieri sera”. “Il mio obiettivo è quello di fornire una leadership calma ed equilibrata nell’interesse nazionale”, ha aggiunto, spiegando di aver deciso che il Regno Unito “non avrebbe partecipato all’attacco iniziale”.
La presidente del Consiglio italiana ha avuto una conversazione telefonica con il presidente francese Emmanuel Macron: Palazzo Chigi riferisce che i due leader hanno discusso l’impatto del conflitto sulla libertà di navigazione, il sostegno alle nazioni del Golfo colpite dagli “ingiustificabili attacchi iraniani”, la sicurezza di Cipro e la necessità di evitare un’escalation militare in Libano.
Sul piano Nato, il segretario generale Mark Rutte ha sostenuto che l’intervento militare degli Stati Uniti contro l’Iran ha ridotto rischi che sarebbero stati maggiori senza “un’azione preventiva”, affermando che Teheran era vicina a un’arma nucleare e a grandi capacità missilistiche.
Azerbaigian, Iraq e le tensioni regionali – Il presidente azero Ilham Aliyev ha denunciato droni iraniani su Nakhchivan contro obiettivi civili – tra cui aeroporto, terminal e una scuola – definendo l’azione un “infondato atto di terrorismo e aggressione” e annunciando misure di ritorsione, oltre alla convocazione dell’ambasciatore iraniano. Successivamente il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che l’Iran non sta attaccando i vicini e che occorre indagare sull’incidente. Le autorità di Nakhchivan hanno aggiornato a quattro i feriti.
Da Baghdad, un comunicato dopo un incontro tra il presidente Abdul Latif Jamal Rashid, il primo ministro Mohammed al-Sudani, il presidente del Parlamento Haibat Hamad al-Halbousi e il presidente della Corte Suprema Faiq Zaidan ribadisce il rifiuto dell’Iraq di essere usato come base per attacchi contro Paesi vicini e condanna gli attacchi contro città e province irachene, inclusa la regione del Kurdistan.
Israele: “dodicesima ondata” su Teheran – L’Idf ha annunciato di aver completato la dodicesima ondata di attacchi aerei contro obiettivi in Iran, colpendo infrastrutture militari e di sicurezza nella capitale e nella provincia di Alborz, includendo una base dei Basiji. Secondo la nota, sarebbero stati colpiti anche siti legati al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica e centri di comando utilizzati per stoccaggio e produzione di armamenti.
Stati Uniti, Congresso e Hormuz: la partita politica e la protezione delle petroliere – La Camera dei Rappresentanti si prepara a votare una risoluzione sui poteri di guerra che imporrebbe a Trump di chiedere l’autorizzazione del Congresso prima di continuare la guerra con l’Iran; il Senato ha respinto una proposta simile il giorno precedente. Sul fronte energetico e marittimo, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti, se necessario, a scortare le petroliere nello Stretto di Hormuz, annunciando anche assicurazioni contro il rischio politico per navi cargo e petroliere che operano nel Golfo e citando nuove opportunità di approvvigionamento in Venezuela.
Oms e logistica globale: stop a Dubai – L’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato la sospensione delle operazioni del suo centro logistico di Dubai. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che l’impatto della guerra “va oltre i Paesi direttamente colpiti” e che le attività sono ferme “a causa dell’insicurezza”.
Voci, accuse e propaganda: da Pahlavi a Larijani – L’erede dell’ultimo scià dell’Iran, Reza Pahlavi, ha affermato che qualsiasi tentativo di nominare un successore della guida suprema Ali Khamenei è “predestinato a fallire”, sostenendo che “chiunque verrà scelto… non avrà legittimità” e invocando un “sistema di transizione politica”. Sul fronte opposto, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani ha accusato Stati Uniti e Israele dell’attacco a una scuola elementare femminile a Minab, rivolgendosi a Trump: “Signor Trump! È questo l’inno che ha composto per la libertà in Iran?”. Funzionari dell’amministrazione statunitense hanno dichiarato che sono in corso indagini per stabilire se sia stato un attacco americano. In un’intervista alla tv spagnola Tve, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei ha avvertito che “il silenzio” europeo avrà conseguenze, rivendicando il diritto alla difesa e sostenendo che gli Stati Uniti userebbero Paesi vicini come basi logistiche, pur assicurando: “Non attaccheremo alcun Paese della regione… Ma il problema è che questi territori vengono abusati dagli Stati Uniti”.
Spagna e Francia: basi, smentite e paletti – Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha escluso un confronto con Washington dopo le minacce di Trump su scambi commerciali, ribadendo che la scelta su Rota e Moron è “una decisione sovrana”. In Francia, lo Stato maggiore ha precisato che gli aerei statunitensi autorizzati nella base di Istres sono di sostegno e “non partecipano in nessun modo” alle operazioni statunitensi in Iran, ma operano in appoggio alla difesa dei partner nella regione.
Ucraina e scorte Patriot: la proposta di Zelensky – In un briefing, Volodymyr Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina potrebbe ricevere “in modo discreto” missili Patriot Pac-3 dai Paesi del Medio Oriente, offrendo in cambio droni intercettori. Ha osservato che alcuni Paesi della regione avrebbero usato circa 800 missili Pac-3 in tre giorni, riportando al centro il tema delle scorte dopo l’intensificazione degli attacchi e delle intercettazioni.
Il richiamo del Papa alla pace – È dedicato alla pace e al disarmo il videomessaggio del Papa con le intenzioni di preghiera per marzo. “Oggi eleviamo la nostra supplica per la pace nel mondo, chiedendo che le nazioni rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia”, afferma Leone, secondo cui “la vera sicurezza non nasce dal controllo alimentato dalla paura, ma dalla fiducia, dalla giustizia e dalla solidarietà tra i popoli”. E ancora: “Fa’ che la minaccia nucleare non condizioni mai più il futuro dell’umanità”.

