Vendite di opere d’arte occultate al Fisco: sequestrati 1,5 milioni a commerciante

di Redazione

Un fiume di denaro che scorreva lontano dai radar del Fisco, nascosto dietro conti correnti intestati ai genitori e movimentazioni incompatibili con i redditi dichiarati. È su questo scenario che si è concentrata l’operazione condotta dai militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Torino, coordinati dalla procura della Repubblica, culminata nell’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per circa 1,5 milioni di euro nei confronti di un commerciante torinese di opere d’arte, indagato per “dichiarazione infedele” in relazione agli anni d’imposta 2019, 2020 e 2022 e per “autoriciclaggio”.

L’indagine finanziaria – Gli accertamenti, svolti dal nucleo di polizia economico-finanziaria Torino, hanno ricostruito l’effettiva operatività dell’indagato attraverso approfondite verifiche bancarie e finanziarie. L’attenzione degli investigatori si è focalizzata anche sul fatto che l’uomo avesse di fatto cessato l’attività espositiva presso la propria unità locale nel capoluogo piemontese. L’analisi dei flussi di denaro ha portato all’individuazione di conti correnti formalmente intestati ai genitori del commerciante ma gestiti direttamente dallo stesso, in virtù di procure speciali rilasciategli dal padre, residente da tempo in un altro Paese europeo e deceduto nel 2020, e dalla madre, classe 1936.

Le vendite non dichiarate – Su quei rapporti bancari sono state riscontrate movimentazioni ritenute incompatibili con gli esigui redditi ufficialmente dichiarati. Le somme, secondo quanto ricostruito, sarebbero riconducibili a vendite non dichiarate di opere d’arte, in particolare quadri di arte contemporanea, alcuni dei quali firmati da autori di rilievo, commercializzati anche tramite note case d’asta. I profitti complessivamente ottenuti attraverso l’attività sottratta al Fisco ammonterebbero a 3,4 milioni di euro, con un’Iva evasa – in realtà Irpef – quantificata in circa 1,5 milioni di euro, corrispondente al profitto del reato di dichiarazione infedele contestato.

Il presunto autoriciclaggio – Parte del risparmio d’imposta illecito sarebbe stata successivamente reimpiegata nella sottoscrizione, presso un intermediario finanziario, di polizze vita per un valore di 1 milione di euro e in un investimento immobiliare da 160mila euro in una località della riviera di ponente ligure.

Il sequestro – Sulla base degli elementi raccolti, su richiesta della procura torinese, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie per circa 1,5 milioni di euro. Il provvedimento è stato interamente eseguito dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria Torino, che hanno individuato e sottoposto a vincolo risorse fino alla concorrenza dell’importo stabilito.

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