Ragusa, sequestrata società autotrasporti riconducibile a “Cosa Nostra Vittoriese”

di Redazione

Sigilli su un’impresa di autotrasporti e nuovi beni congelati per milioni di euro. La Direzione Investigativa Antimafia, in collaborazione con la Questura di Ragusa, ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Catania – sezione misure di prevenzione – nei confronti di un soggetto ritenuto contiguo alla cosiddetta “cosa nostra vittoriese”, già condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Catania a otto anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il nuovo sequestro – Il provvedimento odierno si aggiunge a quello del 19 dicembre 2025, quando erano stati già apposti i sigilli a beni riconducibili al medesimo soggetto per un valore stimato di circa 20 milioni di euro. Questa volta l’attenzione degli investigatori si è concentrata su una società operante nel settore del trasporto merci conto terzi, attiva nel territorio ibleo.

L’assetto societario sotto la lente – Secondo quanto emerso dalle indagini economico-patrimoniali, la struttura societaria appariva formalmente lecita ma, nella sostanza, sarebbe stata riconducibile al gruppo imprenditoriale della famiglia del proposto, pur risultando intestata a un terzo. Un meccanismo che, per gli inquirenti, avrebbe consentito di schermare la reale titolarità dell’attività.

Fatturato e dipendenti, crescita anomala – Tra gli elementi ritenuti significativi figura l’improvviso incremento del volume d’affari nel secondo semestre del 2025: un balzo di circa 6 milioni di euro, accompagnato da un aumento altrettanto rapido del personale. Un’espansione considerata sproporzionata rispetto alla pregressa operatività dell’azienda.

Rapporti commerciali e sede operativa – Le verifiche avrebbero inoltre evidenziato che i rapporti commerciali erano intrattenuti esclusivamente con società appartenenti allo stesso gruppo familiare, circostanza ritenuta indicativa di relazioni meramente strumentali. A ciò si aggiunge la coincidenza tra sede legale e operativa con un immobile destinato a uso abitativo e l’assenza di beni strumentali propri.

Il disegno elusivo – Il quadro complessivo, anche alla luce di precedenti investigativi e di contestazioni per reati fallimentari e associativi, delineerebbe – secondo gli inquirenti – un progetto unitario con finalità elusivo-fraudolente. Il sequestro trae origine dall’applicazione della normativa antimafia in materia di prevenzione patrimoniale, confermando l’attenzione della magistratura verso le dinamiche economiche riconducibili alla criminalità organizzata, in un contesto di collaborazione costante con le forze di polizia.

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