Formazione e intelligenza artificiale, focus della Cassa Ragionieri

di Redazione

L’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale non sono più una prospettiva futura, ma una trasformazione già in atto che investe lavoro, economia e coesione sociale. Una rivoluzione che richiede governo, visione e soprattutto formazione continua. È questo il filo conduttore emerso dal Cnpr forum“Istruzione, formazione e coesione sociale: il ‘capitale umano’ è la chiave per la competitività nell’era dell’innovazione?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha riunito a Montecitorio esponenti politici, istituzionali e professionisti.

La sfida culturale e istituzionale dell’innovazione – “L’innovazione digitale, insieme alle transizioni ecologica e demografica, rappresenta una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo. Un cambiamento che va governato e accompagnato, non subito, perché non è solo tecnologico ma anche culturale e istituzionale, con potenziali impatti sociali rilevanti. In questo scenario, la leva decisiva è la formazione: l’intelligenza artificiale trasformerà il lavoro, creando nuove professioni e superandone altre. Per questo servono sistemi formativi strutturati e continui, capaci di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita lavorativa”. È quanto ha affermato Chiara Tenerini, parlamentare di Forza Italia in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

Occupazione e competitività, il nodo degli investimenti – Sui riflessi economici e occupazionali dell’intelligenza artificiale si è soffermato Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato: “L’intelligenza artificiale sta producendo effetti sempre più evidenti su lavoro ed economia, ma resta incerto il bilancio tra occupazioni perse e nuove opportunità. La trasformazione, ormai estesa anche a colletti bianchi e professioni creative, impone di accelerarne l’adozione per restare competitivi. Determinante sarà il ruolo della formazione: senza investimenti strutturali nella riqualificazione dei lavoratori, i benefici economici rischiano di accompagnarsi a forti impatti sociali”.

Le politiche del Governo e il quadro normativo – L’azione dell’esecutivo è stata rivendicata da Laura Cavandoli, deputata della Lega in Commissione Agricoltura della Camera: “Il Governo ha sostenuto con forti incentivi economici l’innovazione nelle imprese, affiancando a questi interventi un adeguamento del sistema formativo alle nuove competenze digitali. Dall’introduzione dell’educazione alla cittadinanza digitale nelle scuole, fino alla legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale, sono state definite norme e percorsi formativi specifici. Parallelamente, attraverso le risorse del Pnrr e le misure di Transizione 4.0 e 5.0, sono stati rafforzati anche gli strumenti di sostegno agli investimenti tecnologici delle imprese”.

Ridurre le diseguaglianze educative – Per il Movimento 5 Stelle, il tema centrale resta quello dell’equità. Luigi Nave, senatore in Commissione Ambiente e Innovazione tecnologica a Palazzo Madama, ha sottolineato: “Serve istituire osservatori regionali capaci di aggiornare rapidamente i percorsi formativi per rispondere all’impatto dell’intelligenza artificiale. Parallelamente, è necessario ridurre le diseguaglianze rafforzando la scuola, soprattutto nelle aree interne, ampliando l’educazione prescolare, contrastando la dispersione e sostenendo economicamente le famiglie. Occorre inoltre investire di più in cultura e formazione, valorizzando il personale docente. Solo così sarà possibile costruire un sistema educativo solido e un futuro più equo per il Paese”.

Il punto di vista dei professionisti – Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, è intervenuta Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari, che ha richiamato dati e criticità strutturali: “L’accelerazione dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale sta modificando profondamente le competenze richieste dal mercato del lavoro. Bisogna rendere il sistema formativo più rapido nell’adattarsi a questi cambiamenti senza lasciare indietro lavoratori e nuove generazioni. I dati mostrano ancora forti divari territoriali e sociali nell’accesso e nella qualità dell’istruzione, mentre sul piano internazionale cresce la competizione per attrarre e trattenere studenti, ricercatori e professionalità qualificate. Servono politiche adeguate, da un lato, per ridurre le disuguaglianze educative interne e, dall’altro, per rendere il sistema formativo più attrattivo e competitivo a livello globale. Secondo i dati Eurostat e Istat, l’Italia destina all’istruzione circa il 3,9% del Pil, contro una media europea che supera il 4,7%. Diversi studi collegano la cosiddetta povertà educativa a maggiori disuguaglianze sociali e retributive difficili da colmare nel tempo. Bisogna investire di più nel capitale umano”.

Le conclusioni: più risorse per la formazione – A chiudere il forum è stato Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “L’Intelligenza Artificiale è strutturata in modo da permetterle di imparare dall’esperienza anche in assenza di programmazione. Tutto questo rivela profili inquietanti. Si tratta di una applicazione informatica che consente diverse funzioni fondamentali per la trasformazione digitale, integrate sempre più nella vita quotidiana, della produzione e delle aziende. Non credo sia necessario trovare strumenti normativi per governarla. Il problema è quello di aumentare i fondi per la formazione, per l’istruzione secondaria e universitaria”. Nella foto, da sinistra in senso orario: Chiara Tenerini, Antonio Misiani, Luigi Nave e Laura Cavandoli

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico