Clan Belforte, confisca definitiva da 30 milioni a imprenditore casertano

di Redazione

C’è una linea che parte dalle aule della Suprema Corte di Cassazione e arriva fino ai conti, agli immobili e alle aziende di un imprenditore casertano: lungo quel tracciato, lo Stato incamera definitivamente beni per circa 30 milioni di euro, chiudendo una vicenda giudiziaria che affonda le radici nel sistema delle estorsioni camorristiche mascherate da fatturazioni.

La Direzione investigativa antimafia, la divisione anticrimine della questura di Caserta e il comando provinciale della Guardia di Finanza di Caserta hanno dato esecuzione alla confisca definitiva dei beni riconducibili a Clemente Izzo, 62 anni, imprenditore di San Felice a Cancello, attivo nei settori del cemento e della ristorazione. Il provvedimento segue la decisione della Suprema Corte di Cassazione, che ha reso irrevocabile la misura già adottata.

Il percorso giudiziario – La confisca odierna conferma il sequestro eseguito nel 2022 e disposto dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sezione misure di prevenzione, su proposta del procuratore della Repubblica di Napoli, del direttore della Dia e del questore di Caserta. Un iter lungo e articolato che ha trovato il suo approdo definitivo con l’ultimo pronunciamento della Cassazione.

Il contesto criminale – La misura ablativa riguarda un imprenditore ritenuto contiguo all’organizzazione camorristica denominata clan Belforte, condannato in via definitiva per aver strutturato un sistema di riscossione del pizzo fondato su sovrafatturazioni. Un meccanismo che, dietro operazioni apparentemente lecite, celava il prezzo delle estorsioni pagato dalle vittime per “mettersi a posto”.

Il patrimonio confiscato – L’operazione ha consentito di trasferire allo Stato un patrimonio stimato in circa 30 milioni di euro: due interi compendi aziendali e quote di altrettante società; 62 immobili distribuiti tra le province di Caserta, Benevento, Salerno e Parma, comprendenti terreni, abitazioni, opifici industriali, garage e magazzini, oltre a una multiproprietà in costiera amalfitana; 47 rapporti finanziari e 18 beni mobili registrati, tra autovetture e mezzi industriali. Un insieme di cespiti che restituisce la dimensione economica dell’attività illecita e il peso dell’intervento di prevenzione patrimoniale.

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