Il faccia a faccia tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a margine del World Economic Forum di Davos, si è chiuso con un giudizio positivo da entrambe le parti. Un colloquio durato circa un’ora, al termine del quale Trump ha sintetizzato la sua posizione: “La guerra deve finire”, precisando che nel bilaterale “non abbiamo discusso” dei confini ucraini. Dal palco del Forum, Zelensky ha rilanciato con forza il tema delle garanzie di sicurezza: “Servono subito reali garanzie di sicurezza” per arrivare alla conclusione del conflitto con la Russia. Il leader di Kiev ha poi rivendicato l’esito dell’incontro con Trump, definendolo “positivo”, pur ammettendo che il dialogo “non è stato semplice”.
Le sanzioni e il nodo del petrolio – Nel suo intervento, Zelensky ha chiamato in causa direttamente l’Europa sul fronte energetico e delle sanzioni. “Perché il presidente Donald Trump può fermare una flotta ombra (al largo del Sud America, ndr) ma l’Europa non lo fa? Il greggio finanzia la guerra contro l’Ucraina. Il greggio russo deve essere confiscato e venduto per finanziare la difesa di Kiev. Quelle petroliere fanno soldi per Putin, e così Mosca continua a portare avanti la guerra”. Un messaggio ribadito più volte, con l’accusa a Bruxelles di non essere all’altezza delle sfide attuali.
Europa nel mirino – Dura anche la critica politica all’Unione europea: “Dobbiamo lottare affinché le capitali europee non diventino delle piccole Mosca”. E ancora: “Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato”. Secondo Zelensky, l’Europa resta ancorata a una dipendenza strutturale dagli Stati Uniti: “La Nato esiste grazie a una convinzione: che gli Usa interverranno per primi in caso di attacco. Ma se questo non dovesse accadere? L’Europa ha bisogno di una forza armata unica e unita. L’Europa deve capire come difendersi da sola”.
Groenlandia e leadership globale – Nel suo intervento, il presidente ucraino ha allargato il ragionamento alla politica internazionale, citando la Groenlandia come simbolo di un’attenzione globale disallineata: “Se volete inviare soldati in Groenlandia, qual è il messaggio a Putin e alla Cina. Ma ancora di più, che messaggio state dando alla Danimarca, un vostro alleato vicino?”. E ha aggiunto: “L’Europa è rimasta ferma, fossilizzata, mentre continua a parlare della Groenlandia. Siamo grati per la pressione che sta mettendo sul nostro aggressore, ma deve fare di più”.
Il confronto con Venezuela e Iran – Zelensky ha poi fatto un parallelo politico e giudiziario: “L’ex presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, è sotto processo a New York mentre il presidente russo, Vladimir Putin, ancora no”. Un passaggio che si è intrecciato con la situazione iraniana: “Si è parlato molto delle proteste in Iran, ma sono state soffocate nel sangue. Il mondo non ha aiutato abbastanza il popolo iraniano, è rimasto in disparte. Se il regime sopravviverà, invierà un chiaro segnale a tutti i prepotenti: uccidete abbastanza persone e resterete al potere”.
Verso i negoziati – Sul fronte diplomatico, Zelensky ha annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina si terrà “domani e dopodomani negli Emirati Arabi Uniti”. “Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. Sì, a volte riceviamo delle sorprese da parte americana”, ha aggiunto rispondendo a una domanda.
Documenti quasi pronti – Il leader di Kiev ha infine confermato lo stato avanzato del lavoro diplomatico con Washington: “I documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi pronti, e questo è davvero importante. L’Ucraina sta lavorando con assoluta onestà”. Una linea ribadita anche successivamente: “Abbiamo incontrato il presidente Trump e i nostri team lavorano quasi ogni giorno. Non è semplice. I documenti per porre fine a questa guerra sono quasi, quasi pronti”. La conclusione resta affidata a una condizione chiave: “La Russia deve essere pronta a porre fine a questa guerra”.

