Aversa e San Paolo, una storia che si rinnova nella solennità del 25 gennaio

di Redazione

Aversa (Caserta) – Il 25 gennaio Aversa tornerà a celebrare una figura che più di ogni altra ne attraversa la storia e l’identità: San Paolo. La Solennità della Conversione del Patrono della città e della Diocesi non è una semplice ricorrenza liturgica, ma un appuntamento che intreccia fede, memoria e consuetudini popolari, riaffermando un legame antico che fa di Aversa, da secoli, una terra profondamente “paolina”. La tradizione colloca proprio in queste campagne il passaggio dell’Apostolo diretto a Roma, un ricordo così radicato da aver lasciato traccia persino nel nome del villaggio che i Normanni trovarono al loro arrivo: “Sancte Paulum at Averze”.

Il cammino verso la festa – Le celebrazioni prenderanno forma già nei giorni precedenti, con il triduo del 22 e 23 gennaio. In Cattedrale, alle ore 18, le liturgie saranno presiedute da Clemente Petrillo, mentre il sabato, alle ore 17, spazio ai Primi Vespri Pontificali con il Vescovo e il clero cittadino. Domenica 25 gennaio, cuore della solennità, le sante messe scandiranno l’intera mattinata alle ore 8, alle ore 10, alle ore 11.30 e alle ore 13. Nel pomeriggio, dalle ore 16, la città accompagnerà il suo Patrono nella solenne processione che attraverserà piazza Duomo, piazza Marconi, via Succurre Miseris, via C. Golia, piazza Crispi, piazza Magenta, via Costantinopoli, via Belvedere, via Roma e via Seggio, per poi rientrare in Cattedrale. Qui, alle ore 18, la santa messa pontificale sarà presieduta da Angelo Spinillo, con la Benedizione Papale e la concessione dell’Indulgenza Plenaria.

I “Santi d’Argento” e la memoria collettiva – Oggi il corteo vede la statua di San Paolo accompagnata dalle congreghe cittadine, ma fino agli anni Ottanta la processione era un lungo susseguirsi di immagini sacre provenienti da ogni parrocchia. A chiudere il cammino erano sempre San Sebastiano e San Donato, i celebri “Santi d’Argento”, la cui comparsa annunciava la fine del rito. Da qui un’espressione rimasta nel linguaggio popolare, usata ancora oggi per indicare che qualcosa è ormai giunto al termine.

Tra sacro e cucina: le “palle ’e San Paulo” – La devozione, ad Aversa, passa anche dalla tavola. Il 25 gennaio le cucine si riempiono dei profumi della lasagna al ragù e delle tradizionali Polpette di San Paolo, le “palle ’e San Paulo”. Una ricetta povera e antica, a base di carne e pane, arricchita in alcune varianti da uvetta e pinoli. La forma rotonda ha alimentato interpretazioni simboliche: c’è chi vi riconosce un richiamo alla spada del martirio del Santo, chi invece al globus cruciger, emblema medievale della sovranità di Cristo. La tradizione popolare aggiunge un dettaglio quasi scaramantico: quelle preparate il giorno della festa sarebbero sempre più perfette, come se la data stessa ne garantisse l’armonia.

La Conversione e il senso della comunità – La Chiesa ricorda insieme Paolo e Pietro il 29 giugno, ma riserva al 25 gennaio la celebrazione della Conversione dell’Apostolo delle Genti. Il passaggio da persecutore a testimone del Vangelo è uno dei cardini della storia cristiana e, ad Aversa, diventa occasione di condivisione e appartenenza. Qui la festa unisce liturgia e convivialità, fede e quotidianità, tra carciofi arrostiti e mozzarella di bufala. Non è un caso che ogni Paolo aversano celebri l’onomastico in questa data, e non a giugno: un segno concreto di un’identità che continua a rinnovarsi, anno dopo anno, attorno al suo Patrono.

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