Un flusso di denaro che aggira i canali ufficiali, attraversa più Paesi europei e rientra in Italia sotto forma di contante. È questo il cuore dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, terza sezione Criminalità Economica, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di cinque persone, tutte originarie della provincia di Napoli.
L’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale partenopeo, è stata eseguita dai militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei finanzieri del comando provinciale. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, dei reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.
La società “schermo” e il sistema fraudolento – Le indagini hanno consentito di individuare un gruppo che, attraverso l’utilizzo di una società “schermo”, solo formalmente operante nel settore del commercio di materiale ferroso, avrebbe ideato e realizzato un meccanismo fraudolento particolarmente articolato. La società cartiera sarebbe stata il perno di un sistema capace di generare liquidità fuori dai circuiti finanziari ufficiali.
L’“underground banking” internazionale – Gli approfondimenti investigativi hanno fatto emergere un vero e proprio sistema di “underground banking”, basato sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un valore nominale di circa 60 milioni di euro. A fronte dei documenti fiscali fittizi, venivano disposti bonifici bancari che, in tempi rapidissimi, sarebbero stati trasferiti su conti correnti esteri, per poi rientrare in Italia sotto forma di denaro contante.
Il meccanismo delle false fatturazioni – Secondo la ricostruzione investigativa, la società bisognosa di liquidità effettuava bonifici alla società cartiera utilizzando fatture false. Le somme così ottenute venivano successivamente “dirottate” verso conti correnti esteri localizzati in Belgio, Germania, Lussemburgo, Bulgaria e Olanda. In una fase finale, alle società utilizzatrici sarebbero state restituite le somme bonificate, decurtate di una “commissione”, attraverso la consegna di contanti.
I provvedimenti cautelari e i profili istituzionali – Accogliendo la richiesta della Procura, il gip del Tribunale di Napoli ha disposto la misura degli arresti domiciliari per tutti gli indagati. Tra questi figurano anche due soggetti che svolgono pubbliche funzioni: uno appartenente all’Arma dei carabinieri e l’altro alla polizia locale di Napoli.
Perquisizioni e sequestri – Nel corso dell’esecuzione delle misure cautelari sono state effettuate, con il supporto di unità cinofile delle Fiamme gialle, 14 perquisizioni sul territorio campano, tra abitazioni e attività commerciali. All’esito delle operazioni sono state sequestrate somme di denaro contante, in parte occultate, per un ammontare complessivo di 230 mila euro. IN ALTO IL VIDEO

