Nola (Napoli) – Una rete mobile, capace di spostarsi da una piazza all’altra per sfuggire ai controlli, e alimentata da canali di approvvigionamento che partivano dalla Spagna e dalla Lombardia. È questo il quadro che emerge dall’operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, culminata con ventitré misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti indagati ritenuti legati al clan Russo.
L’operazione – Nella notte tra lunedì e martedì, la polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda, nei confronti di 23 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, spaccio, detenzione e porto illegale di arma da sparo. I reati sono contestati con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare il clan Russo, storicamente radicato nel territorio nolano.
La struttura criminale – Le indagini condotte dalla Sisco e dalla Squadra Mobile di Napoli avrebbero fatto emergere l’esistenza di un’organizzazione strutturata e radicata, con una rete di contatti estesa non solo alla provincia partenopea ma anche ad altre regioni italiane e all’estero. Il gruppo, secondo gli inquirenti, si muoveva con una logica imprenditoriale, pianificando approvvigionamenti, distribuzione e gestione dei proventi.
Droga e piazze itineranti – La cocaina e l’hashish venivano acquistati principalmente in Spagna e in Lombardia per poi essere smerciati nel Nolano. La vendita avveniva attraverso un sistema di piazze di spaccio itineranti: punti di distribuzione mobili, spostati di continuo per eludere l’attività delle forze dell’ordine, con il coinvolgimento di diversi pusher incaricati della cessione al dettaglio.
I legami con il clan – L’intera attività, secondo quanto ricostruito, faceva capo al clan Russo, organizzazione egemone nell’area sin dagli anni ’80 e già colpita lo scorso novembre da un’operazione che aveva portato a 44 arresti. Oltre al traffico di droga, il gruppo è ritenuto attivo anche in altri ambiti illeciti come estorsioni, investimenti immobiliari e gestione di scommesse illegali.
Il reinvestimento dei profitti – I guadagni derivanti dallo spaccio finivano nelle casse del clan e venivano reinvestiti per sostenere le attività criminali. Parte delle risorse, secondo gli investigatori, era destinata anche al cosiddetto “welfare criminale”, ossia al mantenimento degli affiliati e al sostegno economico delle famiglie dei detenuti. IN ALTO IL VIDEO

