Un’operazione su vasta scala ha colpito duramente le dinamiche criminali della ‘ndrangheta nelle Preserre vibonesi, facendo luce su una lunga scia di violenza e affari illeciti. I carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 15 persone, cinque delle quali già detenute, ritenute gravemente indiziate a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra.
L’operazione – Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura Antimafia di Catanzaro. Le misure sono state eseguite nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo, con il supporto dello squadrone eliportato Cacciatori di “Calabria” e dell’8° nucleo elicotteri. Tutti gli indagati sono stati destinatari della custodia cautelare in carcere.
Le indagini – L’attività investigativa, particolarmente complessa e articolata, si è sviluppata lungo un ampio arco temporale ed è stata condotta attraverso sofisticate attività tecniche, corroborate dai riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Gli esiti dell’inchiesta, che dovranno essere verificati nel contraddittorio con la difesa nelle successive fasi processuali, hanno consentito di delineare un quadro di gravità indiziaria riguardante mandanti ed esecutori di gravi delitti maturati nel contesto della faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele, entrambe appartenenti alla locale di Ariola.
Gli omicidi e la faida – In particolare, gli investigatori hanno ricostruito le responsabilità legate all’omicidio di Antonino Zupo, del 1981, affiliato alla ‘ndrina Emanuele, avvenuto il 22 settembre 2012, e al tentato omicidio di Domenico Tassone, classe 1985, verificatosi il 25 ottobre 2012. In quest’ultimo episodio perse la vita Filippo Ceravolo, giovane del 1993 estraneo a contesti di criminalità organizzata, rimasto accidentalmente ucciso. Le indagini hanno inoltre evidenziato due precedenti tentativi di omicidio ai danni dello stesso Zupo.
Il controllo del territorio – Gli accertamenti hanno delineato il tentativo della ‘ndrina Loielo di riacquisire il controllo criminale dell’area delle Preserre vibonesi, territorio in cui, dal 2002, risultava egemone la consorteria facente capo alla famiglia Emanuele, a seguito degli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo, esponenti dell’omonima famiglia mafiosa.
Estorsioni e attività economiche – Tra i reati contestati figura un’estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un importante imprenditore locale, costretto a versare alla ‘ndrina Loielo la somma di 20mila euro, oltre a ulteriori quote mensili non meglio precisate. È stata inoltre ricostruita una tentata estorsione ai danni di una ditta edile di Vibo Valentia impegnata nella realizzazione di opere pubbliche nel comune di Sorianello.
Armi e perquisizioni – Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi reati in materia di armi: sequestrate cinque pistole e sette fucili, tra cui un AK-47 Kalashnikov. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato eseguito anche un decreto di perquisizione locale e personale nei confronti di ulteriori soggetti ritenuti intranei alla struttura di ‘ndrangheta. IN ALTO IL VIDEO

