Mondragone (Caserta) – Un impatto violento, una fuga senza soccorso e una verità ancora da chiarire fino in fondo: da questa vicenda prende forma il processo per la morte di Luigi Petrella, il 16enne investito mentre era in sella al suo scooter la sera del 27 giugno 2025. Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per il 54enne Pietro Cascarino, accusato di omicidio volontario, dopo aver rigettato la richiesta di rito abbreviato condizionato.
Il rinvio a giudizio – La decisione è arrivata oggi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, al termine dell’udienza preliminare. L’imputato dovrà comparire davanti alla Corte di Assise il prossimo 12 maggio. La famiglia del giovane, che non venne soccorso dopo l’investimento, è assistita dagli avvocati Sergio Pisani, Filippo Romano e Mario Daniele Marotta.
La tragedia e la fuga – Il ragazzo, giovane promessa del calcio locale, venne sbalzato dallo scooter lungo via Padule, all’altezza dello stadio comunale. Alla guida dell’auto coinvolta c’era l’uomo ora sotto processo, che si allontanò dal luogo dell’impatto. Fu successivamente rintracciato dalla polizia ferroviaria a Perugia, dove aveva tentato di lasciare la Campania in treno. Le ferite riportate nella caduta si rivelarono fatali: Petrella morì all’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno.
Il testimone – Restano ancora margini di incertezza sulla ricostruzione esatta dell’incidente. Un elemento ritenuto decisivo potrebbe arrivare da un testimone mai identificato: il conducente di una Volkswagen Lupo che, secondo immagini di videosorveglianza acquisite durante le indagini difensive, sarebbe transitato proprio nel momento dell’impatto.
L’appello della famiglia – «Il conducente della Volkswagen Lupo che era presente si faccia vivo e ci consenta di capire come e perché è morto Luigi», si legge nella nota diffusa dal legale della famiglia, Sergio Pisani. «Dalle immagini di un sistema di videosorveglianza acquisite si nota il passaggio sul luogo dell’incidente di una vettura e il conducente potrebbe avere assistito alla collisione fatale», aggiunge il legale, lanciando un invito diretto: «Invito il conducente della Lupo a inviarmi una mail o a contattarmi telefonicamente: dobbiamo dare giustizia alla famiglia di Luigi Daniele».
La protesta contro ipotesi rito abbreviato – Nei giorni precedenti alla decisione, la possibilità che l’imputato potesse accedere al giudizio abbreviato aveva acceso un forte dibattito in città. La famiglia Petrella si era opposta a questa ipotesi, ritenendo inaccettabile qualsiasi riduzione di pena in un caso così grave. Sui social e tra i cittadini del litorale domitio si è diffuso un sentimento di vicinanza ai familiari, accompagnato dalla richiesta di un processo pieno. Anche la cugina dei genitori del ragazzo, Anastasia Petrella, aveva espresso pubblicamente la propria posizione: «Mio nipote Luigi è stato barbaramente investito e lasciato in una pozza di sangue, quindi volutamente abbandonato verso la tragica morte. L’imputato chiede il rito abbreviato (…) per noi sarebbe una beffa per l’immenso danno subito». E ancora: «Vogliamo giustizia, non vendetta. Nulla ci restituirà Luigi, ma almeno concedeteci il lusso di potere onorare la sua memoria con un giusto processo».

