Frignano, via alla bonifica nell’ex area Pip: rimossi rifiuti su 20mila metri quadri

di Redazione

Frignano (Caserta) – Cumuli di rifiuti accumulati per anni a pochi passi dai campi coltivati, senza barriere né controlli: da qui riparte l’intervento di risanamento nell’ex area Pip, dove sono iniziate le operazioni di bonifica coordinate dalla cabina di regia del commissario unico, il generlae Giuseppe Vadalà.

L’area sotto sequestro – Il sito, esteso per circa 20mila metri quadri, era stato trasformato nel tempo in una discarica a cielo aperto. I sigilli erano scattati il 26 febbraio scorso a seguito di un’operazione della Polizia provinciale di Caserta, con provvedimento convalidato dall’autorità giudiziaria. Durante i controlli furono rinvenuti rifiuti di ogni tipo, anche occultati nelle condutture fognarie.

I materiali rinvenuti – Tra i cumuli presenti nell’area sono stati individuati scarti tessili, pneumatici, amianto, inerti edili, componenti di auto e plastiche. Materiali che, secondo quanto accertato, erano pronti a essere incendiati, con il concreto rischio di roghi tossici evitato grazie all’intervento degli agenti diretti dal comandante Biagio Chiariello.

Danni ambientali e al patrimonio pubblico – Oltre al grave impatto ambientale, nell’area sono stati registrati anche danni al patrimonio comunale: numerosi pali della pubblica illuminazione risultavano “mozzati”, con parti metalliche asportate, verosimilmente destinate al mercato illegale del ferro.

Le richieste di controlli – “Il nostro sopralluogo e la tempestiva denuncia del disastro ambientale in atto a Frignano sono serviti ad accendere il faro su una discarica indegna. È giunto finalmente il momento di rimediare a questa vergogna ignorata per anni. Per non vanificare il lavoro si proceda con l’istallazione di sistemi di videosorveglianza contro nuovi sversamenti illeciti e si attivino tutti i presidi del caso per evitare gravi carenze della gestione dell’area”, hanno dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e vicepresidente della Commissione parlamentare sulle ecomafie, e l’ambientalista Fabio Armano, che avevano denunciato la situazione dopo un sopralluogo effettuato a febbraio.

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