Napoli – Un gruppo che avrebbe organizzato un articolato sistema di truffe informatiche basato su tecniche di phishing e vishing, oltre alla clonazione di siti di istituti di credito per carpire dati sensibili e svuotare i conti correnti delle vittime. Dalle prime ore del mattino i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno messo in atto una vasta operazione contro presunti esponenti del clan camorristico Mazzarella.
Sedici le persone raggiunte da misura cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Firezione distrettuale antimafia partenopea. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, frode informatica, accesso abusivo a sistemi informatici e detenzione abusiva di armi, reati aggravati dalle finalità mafiose.
Le indagini – Gli investigatori hanno documentato numerosi episodi di raggiro ai danni di cittadini, almeno una sessantina secondo gli accertamenti, tra cui anche un bancario. Il sistema prevedeva la creazione di falsi portali bancari e l’utilizzo di sofisticati strumenti di ingegneria informatica per convincere i clienti a fornire credenziali e codici di accesso.
L’hacker “prestato” dai Licciardi – Al centro del meccanismo fraudolento, secondo gli inquirenti, ci sarebbe un informatico 25enne ritenuto collegato al clan Licciardi. Il giovane, altamente qualificato nel campo informatico, sarebbe stato messo a disposizione dei Mazzarella proprio dal gruppo rivale per organizzare e gestire le truffe online. “I Licciardi autorizzano i Mazzarella ad avvalersi di questa persona e questo ci fa comprendere le dinamiche in tempo di pace tra clan generalmente tra loro rivali”, ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Sergio Amato, durante la conferenza stampa tenuta insieme al procuratore Nicola Gratteri.
Le tecniche di raggiro – Tra i sistemi utilizzati dall’organizzazione anche lo sdoppiamento del numero telefonico delle banche. Le vittime, contattate da falsi operatori con accento lombardo, verificavano online la provenienza della chiamata e trovavano un numero apparentemente riconducibile alla propria filiale bancaria, convincendosi così dell’autenticità della comunicazione. Gli investigatori ipotizzano inoltre che il gruppo abbia tentato di creare vere e proprie filiali abusive di istituti di credito, una nella periferia orientale di Napoli e un’altra in Spagna, con lo scopo di rendere ancora più credibili i contatti con i clienti. Tra gli episodi finiti sotto la lente della procura anche un presunto assalto al centro di smistamento delle poste di Milano, da cui sarebbero state sottratte carte di credito poi utilizzate per avviare i contatti con i titolari dei conti.
Gli indagati – Sotto accusa anche figure ritenute di vertice del clan Mazzarella. Tra queste Michele Mazzarella, la moglie Marianna Giuliano, oltre ad Alberto Mazzarella e Ciro Mazzarella, insieme a Emanuela Brusco, Gennaro Brusco, Ferdinando Coronella, Umberto Costagliola, Ernesto De Carlo, Giuseppe Messina, Marco Ostroschi, Antonio Pisanti e Valerio Ripoli. Per altri tre è stato invece disposto il divieto di dimora in Campania.
Gratteri: “Camorra evoluta tecnologicamente” – “Vogliamo lanciare un avviso ai cittadini italiani, perché questo non è un fatto locale: l’organizzazione Mazzarella ha sì sede a Napoli, ma è una delle organizzazioni più potenti che hanno dimostrato di essere contemporanee. Le mafie sono contemporanee, lo è anche la camorra. E soprattutto a Napoli ho visto una camorra molto evoluta sul piano informatico, sulla capacità di commettere crimini nel dark web, attraverso la tecnologia”. È quanto ha spiegato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri parlando, nel corso di una conferenza stampa, dell’inchiesta relativa a presunte truffe informatiche organizzate dal clan Mazzarella, con 16 misure cautelare eseguite quest’oggi dai carabinieri. “L’indagine di oggi – ha evidenziato il procuratore di Napoli – è la conferma di quello che io ho visto appena sono arrivato a Napoli. Noi qui siamo attrezzati, perché abbiamo all’interno della procura, oltre alla Dda, una sezione specializzata per i reati informatici, con cinque colleghi che fanno questo tipo di indagini. Polizia, carabinieri e Guardia di finanza si stanno attrezzando, ma in questo tipo di indagini non si è mai pronti, perchè, mentre noi parliamo, si scoprono nuove tecniche, nuovi modi per commettere reati nel dark web e nel mondo dell’informatica. Noi cerchiamo di stare al passo”. IN ALTO IL VIDEO

