Maxi frode Iva da 500 milioni su prodotti elettronici: 20 condanne nell’inchiesta Moby Dick

di Redazione

Un sistema capace di muovere oltre mezzo miliardo di euro di Iva evasa e di far circolare fatture per più di 1,3 miliardi di euro nel commercio di prodotti elettronici. È questo lo scenario che ha portato a venti condanne per oltre 70 anni complessivi di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Moby Dick, coordinata dalla Procura europea (Eppo) di Milano e Palermo.

Le condanne – Il 23 febbraio scorso il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano ha pronunciato la sentenza in uno dei filoni del procedimento. 15 imputati, già sottoposti a misure cautelari, hanno scelto il rito abbreviato ottenendo la riduzione di pena; altri tre hanno patteggiato, riportando comunque pene detentive. Le responsabilità accertate riguardano organizzazione e partecipazione ad associazione a delinquere, frode all’Iva e riciclaggio di denaro. Due ulteriori imputati erano stati già condannati nel novembre 2024 per riciclaggio. Per i 15 giudicati con rito abbreviato la pena complessiva supera i 55 anni di carcere, con interdizione permanente dai pubblici uffici e interdizione temporanea di due anni dall’esercizio di attività imprenditoriali. Anche i tre che hanno patteggiato sconteranno pene detentive.

La frode Iva – L’indagine ha ricostruito un meccanismo attivo tra il 2020 e il 2023, con fatture emesse per la vendita di AirPods, laptop e altri dispositivi elettronici per oltre 1,3 miliardi di euro. Al centro, una frode Iva stimata in più di 500 milioni di euro. Secondo l’accusa, accolta quasi integralmente dal giudice, l’organizzazione era articolata in cellule operative distribuite in diversi Paesi europei e anche extraeuropei. Il sistema si reggeva su una rete di società nazionali ed estere – tra missing trader, broker e conduit – funzionale a schermare i flussi finanziari e a far perdere le tracce del denaro.

Confische e risarcimenti – In applicazione dei più recenti principi fissati dalla Corte di Cassazione sulla quantificazione del profitto da reato, il giudice ha disposto la confisca di beni per circa 30 milioni di euro, pari ai proventi illeciti direttamente conseguiti dai condannati. Nel novembre 2024, sempre nell’ambito di Moby Dick, due figure di vertice del gruppo erano state condannate in via definitiva a sette anni e otto mesi complessivi di reclusione, con confisca di beni per circa 10 milioni di euro, tra complessi residenziali e immobiliari. Alcuni dei soggetti colpiti da sequestro hanno già definito la propria posizione con l’Agenzia delle Entrate, versando circa 20 milioni di euro a seguito dell’indagine.

Il procedimento ancora aperto – Le sentenze rappresentano solo una parte del quadro. È in corso il processo ordinario davanti al Tribunale di Milano per altri due imputati rinviati a giudizio; una nuova udienza è fissata per marzo nei confronti di ulteriori sei persone. Complessivamente, il procedimento coinvolge oltre 400 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche.

L’inchiesta nasce dall’unificazione di due distinti filoni investigativi condotti dalla guardia di finanza di Varese e Milano e dalla polizia di Stato – Squadra mobile di Palermo e Sisco – con il supporto del servizio centrale operativo e del nucleo Pef di Palermo. Le attività sono poi confluite sotto la direzione degli uffici Eppo di Milano e Palermo, dando forma a uno dei più rilevanti interventi contro le frodi Iva degli ultimi anni. IN ALTO IL VIDEO

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