Un sistema organizzato che avrebbe sfruttato lavoratori stranieri irregolari, tra cui diversi minorenni, facendoli lavorare in condizioni degradanti e con paghe fuori da ogni contratto. È lo scenario emerso dall’indagine condotta dai carabinieri e dalla guardia di finanza che ha portato all’arresto di tre cittadini di nazionalità rumena, raggiunti da una misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia su richiesta della procura. Per uno è stata disposta la custodia in carcere, mentre gli altri due sono stati posti agli arresti domiciliari.
L’operazione, eseguita nelle province di Brescia e Cremona dai militari del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Brescia, dalla compagnia carabinieri di Chiari e dalla compagnia della guardia di finanza di Rovato, riguarda presunte condotte di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di 14 cittadini moldavi, di cui tre minorenni, tutti irregolari sul territorio nazionale. Contestato anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti di 15 cittadini moldavi, tra i quali otto minorenni.
L’origine dell’indagine – Gli accertamenti hanno preso avvio l’11 febbraio scorso quando i militari della stazione carabinieri di Palazzolo sull’Oglio sono intervenuti presso una ditta individuale operante nella lavorazione di prodotti in gomma per conto terzi. Durante il controllo sono emerse anomalie sulle condizioni dei lavoratori, circostanza che ha portato a richiedere l’intervento dei carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro. I militari specializzati hanno effettuato un’ispezione completa: interviste ai lavoratori, acquisizione della documentazione aziendale e sopralluoghi sugli ambienti di lavoro per verificare il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza.
Le condizioni dei lavoratori – Dalle verifiche sarebbe emerso l’impiego di lavoratori moldavi, alcuni dei quali minorenni, sottoposti a condizioni ritenute di sfruttamento e costretti a lavorare approfittando dello stato di bisogno legato anche alla loro posizione irregolare in Italia. Gli investigatori hanno individuato diversi indicatori di sfruttamento: retribuzioni a cottimo non conformi al contratto collettivo nazionale di riferimento, violazioni sulle ferie e sui riposi, irregolarità sugli orari di lavoro e gravi carenze in materia di sicurezza. A ciò si sarebbero aggiunte condizioni abitative degradanti: alcuni lavoratori, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbero stati alloggiati in spazi ricavati all’interno degli stessi ambienti di lavoro.
Il sistema delle ditte “apri e chiudi” – Su delega della procura di Brescia, la compagnia della guardia di finanza di Rovato ha svolto ulteriori approfondimenti economico-finanziari sui soggetti coinvolti. Gli investigatori avrebbero ricostruito l’utilizzo, negli anni, di tre diverse ditte individuali attive nello stesso settore e operanti nel medesimo stabilimento di Palazzolo sull’Oglio. Oltre all’azienda oggetto del primo controllo, ne sarebbero state utilizzate altre due riconducibili ai medesimi indagati. Una di queste, chiusa d’ufficio nel dicembre 2025, avrebbe accumulato un’evasione fiscale superiore a 670mila euro nell’arco di due annualità; la chiusura avrebbe impedito l’emissione di ulteriori fatture e bloccato l’accumulo di nuovi debiti tributari.
Un’altra impresa, costituita nel gennaio 2026, sarebbe stata invece formalmente intestata a un dipendente della stessa azienda controllata l’11 febbraio e considerata dagli investigatori la prosecuzione delle attività precedenti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato utilizzato il meccanismo fraudolento delle cosiddette “imprese apri e chiudi”, con l’apertura di nuove ditte individuali intestate a soggetti diversi per rendere più difficile individuare le responsabilità nel pagamento delle imposte e dei contributi dei lavoratori.
Le ulteriori anomalie fiscali – Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato l’assenza di costi documentati per l’acquisto di materie prime da parte delle imprese coinvolte. Una circostanza ritenuta sintomatica di ulteriori possibili irregolarità fiscali che, insieme allo sfruttamento della manodopera, avrebbe consentito alle aziende di offrire sul mercato servizi a prezzi particolarmente competitivi. IN ALTO IL VIDEO

