L’Italia ha negato l’utilizzo della base di Sigonella agli aerei americani diretti in Medio Oriente, in un contesto legato alla guerra in Iran. La scelta sarebbe stata adottata già nei giorni scorsi e mantenuta riservata fino ad oggi.
La decisione italiana – A informare il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, dopo aver ricevuto segnalazioni dallo Stato maggiore dell’Aeronautica militare. Alcuni asset statunitensi, già in volo, prevedevano di fare scalo a Sigonella prima di proseguire verso il Medio Oriente. Un piano che, però, non era stato preventivamente condiviso né autorizzato dai vertici italiani. Le verifiche avviate dall’Esercito italiano hanno escluso che si trattasse di semplici voli logistici, facendo emergere invece una natura operativa non coperta dagli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti.
Il no di Crosetto – Alla luce di questi elementi e in coerenza con quanto dichiarato in Parlamento, Crosetto ha disposto di impedire l’atterraggio. Una scelta rafforzata anche dalla presenza, nel piano di volo americano, del cosiddetto “caveat”, che limita l’atterraggio ai soli casi di emergenza.
La posizione del Governo – Da Palazzo Chigi arriva una linea improntata alla prudenza istituzionale: “In riferimento alle notizie di stampa sull’utilizzo delle basi militari, si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere”. La nota sottolinea, inoltre, che “la linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato”.
Le reazioni politiche – Dall’opposizione si levano richieste di chiarimento. Il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, sollecita un’informativa urgente: “Alla luce delle notizie emerse nelle ultime ore e delle dichiarazioni rese dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è necessario e urgente che il Governo riferisca con chiarezza in Parlamento su quanto sta realmente accadendo. Già in data 25 marzo avevamo formalmente richiesto un’informativa, evidenziando come, nella settimana precedente, si fossero verificate operazioni che lasciavano intendere un diretto coinvolgimento del nostro Paese in attività non riconducibili a mere funzioni logistiche o di supporto. A quanto apprendiamo oggi, anche grazie alle informazioni trasmesse dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, vi sarebbe stato un tentativo da parte degli Stati Uniti di utilizzare la base di Sigonella per operazioni a carattere offensivo, senza preventiva autorizzazione italiana. La decisione del ministro Crosetto di negare l’atterraggio rappresenta un fatto rilevante e corretto che conferma la fondatezza delle preoccupazioni sollevate nei giorni scorsi. Tuttavia, resta un quadro estremamente opaco e preoccupante, anche alla luce delle notizie relative all’utilizzo della base di Sigonella per attività di intelligence e supporto operativo in scenari di conflitto internazionale. La Sicilia è da sempre luogo di incontro e mediazione tra i popoli del Mediterraneo, per questo siamo impegnati e torneremo a Sigonella per una grande mobilitazione alle forze sociali e sindacali a presidio e difesa della pace”.
Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, con i capigruppo delle Commissioni Difesa, Alessandro Maiorino e Arnaldo Romuti: “Noi di M5s siamo stati i primi a denunciare il coinvolgimento di Sigonella nelle operazioni belliche americane. Poi c’è stata una smentita ufficiale dell’Aeronautica militare, di cui noi abbiamo preso atto ma che non capiamo come si possa conciliare con le evidenze che abbiamo riportato. Su questo chiediamo quindi ulteriori chiarimenti alla Difesa e soprattutto chiediamo a Crosetto di spiegare esattamente cos’è accaduto venerdì notte, se veramente non c’è stata nessuna richiesta di autorizzazione da parte Usa e di quali velivoli si trattava”.
Il precedente del 1985 – La vicenda riporta alla memoria una delle pagine più delicate dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Nell’ottobre 1985, la base siciliana fu teatro di un confronto diretto tra le forze italiane e quelle americane, dopo il sequestro della nave Achille Lauro. Allora, il presidente del Consiglio Bettino Craxi si oppose alle pressioni del presidente Usa Ronald Reagan, rivendicando la sovranità italiana. “L’alleanza con gli Stati Uniti è un pilastro della nostra politica, ma l’amicizia non può essere servitù”, dichiarò Craxi alla Camera.
Dalla Achille Lauro allo scontro armato sfiorato – Il 7 ottobre 1985 un commando palestinese sequestrò la nave italiana in acque egiziane, uccidendo il passeggero americano Leon Klinghoffer. Dopo una trattativa internazionale, i dirottatori ottennero un salvacondotto, ma gli Stati Uniti decisero di intercettare il velivolo egiziano che li trasportava, costringendolo ad atterrare proprio a Sigonella. Qui si consumò uno dei momenti più tesi della Guerra fredda: militari italiani e forze speciali americane si fronteggiarono armi in pugno attorno all’aereo fermo sulla pista. Craxi rifiutò di consegnare i terroristi agli Stati Uniti, sostenendo la competenza della giustizia italiana. Dopo ore di stallo, gli americani si ritirarono e i dirottatori furono processati in Italia, mentre il leader palestinese Abu Abbas riuscì a lasciare il Paese.

