Un sistema collaudato per rifornirsi di carburante a prezzi fortemente concorrenziali, aggirando il pagamento di Iva e accise. È su questo meccanismo che si concentra l’operazione eseguita dai finanzieri del comando provinciale di Catania, che hanno dato attuazione a due ordinanze del giudice per le indagini preliminari del tribunale etneo nei confronti di sette indagati. Le misure cautelari personali riguardano cinque soggetti, ritenuti responsabili, in concorso, del reato continuato di sottrazione fraudolenta all’accertamento e al pagamento delle accise su prodotti energetici.
Le attività sono state eseguite nelle province di Catania, Siracusa, Enna, Cesena e Roma con il supporto del 1° nucleo operativo metropolitano della capitale e del gruppo Cesena. Con gli stessi provvedimenti è stato disposto il sequestro penale dei beni mobili aziendali e delle liquidità di una società di capitali e di due ditte individuali coinvolte nella frode, per un valore complessivo di oltre 235mila euro, oltre al sequestro per responsabilità amministrativa degli enti, ai sensi del decreto legislativo 231/2001, delle quote, dei beni aziendali e delle disponibilità finanziarie di una società di capitali nel cui interesse sarebbe stato realizzato il sistema illecito.
Le indagini – L’inchiesta è stata condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania – gruppo tutela finanza pubblica, anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, pedinamento e controllo, oltre all’analisi di documentazione contabile ed extracontabile. Al centro degli accertamenti la figura di un imprenditore di Adrano operante nel settore del trasporto su gomma e della logistica, che, secondo l’ipotesi investigativa e ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza irrevocabile, avrebbe messo in piedi insieme ad altri quattro soggetti un sistema illecito per rifornirsi di ingenti quantitativi di gasolio da utilizzare nella propria attività commerciale, ottenendo rilevanti risparmi fiscali.
Il meccanismo della frode – Il sistema si sarebbe basato su due differenti modalità operative. In una prima fase l’imprenditore, risultato amministratore di diritto e/o di fatto di sei imprese operanti ad Adrano nel settore dei trasporti, anche grazie all’intermediazione del titolare di una società inglese, si sarebbe rifornito di ingenti partite di gasolio provenienti da tre raffinerie dell’Est Europa. Il carburante sarebbe stato trasportato in Italia su gomma e su rotaia utilizzando documentazione di accompagnamento che indicava falsamente la presenza di un prodotto esente da imposte, descritto come “liquido bio anticorrosivo”. I viaggi per il recupero e l’introduzione del carburante nel territorio nazionale sarebbero stati effettuati a più riprese da tre autisti. Nel complesso, secondo le Fiamme gialle, sarebbero stati consumati in frode circa 400mila litri di prodotto energetico.
Il gasolio agricolo utilizzato per l’autotrazione – In un secondo momento l’imprenditore avrebbe acquistato gasolio agevolato destinato all’uso agricolo da un deposito di prodotti energetici situato nell’ennese. Il carburante, soggetto a un’aliquota ridotta rispetto a quello destinato all’autotrazione – sia per l’Iva, pari al 10% invece del 22%, sia per le accise, inferiori di circa 50 centesimi al litro – sarebbe stato utilizzato per rifornire i mezzi aziendali della propria attività commerciale. Per conferire una parvenza di regolarità all’operazione, la vendita del prodotto consegnato alle società di trasporto di Carcagnolo sarebbe stata formalmente fatturata a una cooperativa agricola di Biancavilla.
Sequestri e misure cautelari – Nel corso delle attività investigative, svolte anche con il supporto dei nuclei di polizia economico-finanziaria di Padova e Ravenna e con interventi del nucleo Pef di Udine e della compagnia di Tolmezzo, sono stati sottoposti a sequestro circa 143mila litri di prodotti energetici, un deposito abusivo di carburanti, sette tra tank container, trattori stradali e semirimorchi, oltre a 58 cisterne fuori terra con pompe di sollevamento e pistola erogatrice. Sulla base del quadro indiziario raccolto, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania, su richiesta della procura e dopo gli interrogatori di garanzia, ha disposto misure cautelari personali: due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e tre divieti di esercitare attività d’impresa. Contestualmente è stato disposto il sequestro penale, diretto e per equivalente, dei beni mobili e immobili e delle liquidità riconducibili alle imprese coinvolte nella frode, tutte con sede ad Adrano, fino a un valore complessivo di oltre 235mila euro. IN ALTO IL VIDEO

