L’immagine che per giorni aveva raccontato la fragilità di Niscemi non è più sospesa nel vuoto: l’auto in bilico sul ciglio della frana è precipitata nel baratro sottostante. A documentarlo sono le riprese di un drone di Local Team, che mostrano il mezzo ormai inghiottito dal precipizio, diventato suo malgrado il simbolo di un’emergenza che da una settimana tiene la città siciliana in ostaggio.
La biblioteca a rischio – Sul fronte culturale resta aperta la questione della biblioteca privata Angelo Marsiano, che custodisce oltre quattromila volumi di storia siciliana e si trova all’interno della zona rossa. A chiarire la posizione dell’amministrazione comunale è stato il sindaco Massimiliano Conti, intervenendo sull’appello lanciato dalla scrittrice e giornalista Stefania Auci. “Il recupero dei quattromila libri, in questa fase, è pericolosissimo. Tra l’altro sono sistemati in uno scantinato, in una stanza della biblioteca che è in bilico sul ciglio della frana. Quando l’emergenza cesserà – ha aggiunto il primo cittadino – se sarà possibile recuperare qualcosa, di comune accordo con vigili del fuoco e protezione civile, lo faremo. Tutto dovrà essere eseguito in sicurezza”.
L’appello di Stefania Auci – L’intervento della scrittrice, noto per essere stato pubblicato su Repubblica, ha acceso i riflettori sul valore del patrimonio custodito nella biblioteca. “Sono cresciuta in mezzo ai libri, respirando l’odore della carta stampata e l’aroma colloso della pelle dei dorsi di cuoio. Per me le biblioteche sono sempre state casa: un luogo in cui ritrovare me stessa, raccordare pezzi di futuro con le tracce del passato e della nostra storia e preservare la memoria. Per questo, quando ho saputo della biblioteca di Niscemi che rischia di crollare con i suoi volumi, mi si è stretto il cuore”. Auci ha poi sottolineato il valore storico dei testi conservati: “Dentro ci sono volumi di letteratura, storia e saggistica generale, tra i quali spicca un nucleo dedicato alla storia della Sicilia ed esemplari antichi, antecedenti al 1830. Tra i libri preziosi anche un’edizione del Cinquecento, testimonianza della storia di questo paese, una storia che ha radici ben lontane”.
“I libri della biblioteca – ha aggiunto – non possono andare perduti, dentro ogni pagina c’è un pezzo di Niscemi che ora più che mai ha bisogno di restare legato saldamente alla propria storia per guardare al futuro”. Da qui l’appello alle istituzioni e alla società civile: “Mi rivolgo anche alle istituzioni, all’assessorato regionale dei Beni Culturali, allo stesso Comune di Niscemi, è anche loro responsabilità fare in modo che questo patrimonio non vada perduto. Chiedo a tutti, semplici cittadini, scrittori, giornalisti, di alzare la voce e chiedere che la memoria di Niscemi venga preservata”. “Salvare la biblioteca di Niscemi – conclude Auci – non è solo un atto di rispetto per questa cittadina ma anche un gesto d’amore per il nostro passato: un passato collettivo, plurale, fatto da mille voci differenti che merita protezione, cura e amore”.
L’inchiesta della Procura – Parallelamente, resta alta l’attenzione della magistratura. La Procura di Gela ha aperto un’inchiesta per disastro colposo. “Non guarderemo in faccia nessuno”, ha dichiarato il procuratore Salvatore Vella, precisando che “al momento, non ci sono indagati ma escludo che il fascicolo rimarrà così”. Giovedì sarà conferito l’incarico a tre consulenti per ricostruire quanto accaduto. “Valuteremo se ci sono state condotte omissive che hanno contribuito a causare l’evento oppure se qualcuno, agendo, ha contribuito a causarlo”. L’indagine ripercorrerà un arco temporale lungo, a partire dal 1997, anno della prima grande frana che colpì la città. La Procura, ha ribadito Vella, andrà fino in fondo: “Qualsiasi sarà la responsabilità apicale di chi non ha preso decisioni, lo accerteremo, indipendentemente dal livello dei soggetti coinvolti”.
Zona rossa e assistenza – Intanto si rafforzano i controlli nell’area interdetta. Solo nella giornata di ieri sono state 352 le istanze presentate al Comune di Niscemi per accedere alle misure di assistenza e ristoro. Negli ultimi due giorni non sono stati registrati nuovi movimenti franosi lungo il fronte prospiciente la strada provinciale 11, che collega Niscemi a Gela, come emerso dall’ultima riunione del Centro di coordinamento soccorsi, presieduto dalla prefetta Donatella Licia Messina. Da oggi il dispositivo di vigilanza ai varchi della zona rossa viene rafforzato con venti militari dell’esercito italiano. Installati new jersey in cemento per impedire il transito veicolare nelle aree interdette. Prosegue l’assistenza alla popolazione per il recupero degli effetti personali: dall’inizio dell’emergenza i vigili del fuoco hanno effettuato 669 interventi di accompagnamento nelle abitazioni evacuate, 65 solo ieri. Resta però preclusa la possibilità di recuperare beni negli immobili che si trovano nei primi cinquanta metri dal fronte frana, ritenuti estremamente pericolosi.
Scuola e supporto psicologico – Da ieri mattina gli studenti sono tornati in classe, accompagnati dal supporto degli psicologi dell’Azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta. “Per i bambini piccoli il cambiamento improvviso degli spazi e delle abitudini può generare paura e disorientamento”, ha spiegato la psicologa Antonella Campo. “Per questo lavoriamo attraverso il gioco, le routine e la relazione con gli insegnanti, aiutandoli a sentirsi nuovamente al sicuro e accompagnandoli gradualmente nell’adattamento al nuovo contesto”.
La frana continua a muoversi – Sullo stato del fronte franoso è intervenuto il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano: “La frana è ancora in movimento, anche se la velocità sta rallentando”. Dopo i crolli degli ultimi giorni appare sempre più probabile che non sarà possibile rientrare nelle abitazioni della prima fascia della zona rossa, quella entro cinquanta metri dal precipizio. Una linea condivisa anche dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha però ribadito di essere “contrario alla realizzazione di una new town a Niscemi”. Ieri a Palermo Schifani ha incontrato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Al centro del confronto, oltre alla situazione di Niscemi, anche l’emergenza che la Sicilia sta vivendo dopo il passaggio del ciclone Harry. “I 100 milioni che sono stati assegnati sono per interventi di prima necessità, lo Stato farà molto ma molto di più”, ha assicurato Tajani.
Commissione di studio e proposta da Gela – Sulle cause della frana lavorerà anche una Commissione di studio, chiamata ad approfondire la velocità del movimento franoso, le condizioni di rischio residuo e gli interventi di prevenzione. Avrà un mese di tempo per concludere i lavori e potrà avvalersi della collaborazione del Dipartimento nazionale della Protezione civile e del Dipartimento Casa Italia. Intanto, arriva una proposta dal Comune di Gela. Il sindaco Terenziano Di Stefano ha illustrato l’idea di cedere una porzione della Piana di Gela al Comune di Niscemi: “Gela e Niscemi hanno un territorio praticamente unico. Vogliamo prendere la porzione utile, di proprietà del Comune, quindi senza espropriare terreni a nessuno, e cederla formalmente al Comune di Niscemi in modo da poter pensare ad una ricostruzione”. “L’idea – ha aggiunto – era di mettere a disposizione un’area sicura in modo tale che il governo nazionale e regionale, quando andranno a stanziare le somme per una ricostruzione, sapranno già dove poterlo fare. Chi nasce in un territorio, chi da generazioni si trova in quel territorio, prospettare di andare via per andare da un’altra parte è una seconda mazzata, dopo quella di aver perso la casa”.

