Un flusso di denaro capace di attraversare confini, aggirare controlli e moltiplicarsi fino a toccare la cifra monstre di 5 miliardi di euro. È il perimetro dell’operazione Cash Back, l’indagine del comando provinciale della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla procura della Repubblica dorica, che ha smantellato un sistema ramificato di frodi fiscali e riciclaggio attivo su scala nazionale e internazionale.
L’origine dell’inchiesta – Tutto prende avvio nel 2023 da controlli fiscali avviati d’iniziativa dalle Fiamme gialle della tenenza di Senigallia su laboratori tessili operanti tra Senigallia, Corinaldo e Trecastelli. Aziende riconducibili a soggetti di nazionalità cinese, attive nella confezione di abbigliamento per conto di committenti italiani e inserite in un comparto strategico per l’economia provinciale. Le verifiche mettono subito in luce anomalie rilevanti: sistematici e ingenti prelievi di contante dai conti aziendali, effettuati agli sportelli ATM in coincidenza con l’incasso delle fatture. In un caso, oltre 200mila euro ritirati in un solo anno.
Dalle cartiere interne alla rete nazionale – Inizialmente il meccanismo delle false fatturazioni veniva gestito “in house”: all’interno degli stessi opifici venivano costituite più imprese cartiere, intestate a familiari o dipendenti, che emettevano fatture fittizie. I sequestri e i controlli spingono però i titolari a rivolgersi a una struttura più organizzata, con broker e società fittizie soprattutto nel Nord Italia, in grado di fornire documentazione falsa e trasferire all’estero i profitti illeciti.
I capitali, in un primo momento trasportati fisicamente da corrieri, vengono poi instradati attraverso bonifici verso la Cina, giustificati da false operazioni di importazione. L’approfondimento investigativo rivela una rete ben più ampia: società “apri e chiudi” intestate a prestanome italiani e stranieri, con sedi fittizie in grandi centri direzionali e commerciali. Strutture senza dipendenti né operatività reale, create unicamente per emettere fatture false.
I numeri del sistema – L’operazione Cash Back rappresenta lo sviluppo della precedente Fast and Clean, sempre condotta dalla tenenza di Senigallia. I due filoni hanno portato alla scoperta di 433 imprese fantasma – 329 società di capitali – capaci, in appena due o tre anni, di emettere fatture oggettivamente false per 5 miliardi di euro. Oltre 60mila le imprese italiane che avrebbero utilizzato tali documenti fiscali. Emblematico il caso di una società con sede in un appartamento al sesto piano di un condominio nell’hinterland milanese: in un solo trimestre ha emesso fatture false per oltre 69 milioni di euro, senza versare nulla all’Erario.
Perquisizioni e tecnologia – Tra agosto e settembre 2025, le perquisizioni nelle abitazioni degli amministratori di fatto e nei centri di elaborazione dati hanno portato al sequestro di documenti d’identità contraffatti – carte d’identità, permessi di soggiorno, passaporti intestati a cittadini cinesi con fotografie sostituite – utilizzati per costituire società e aprire conti correnti. Recuperate anche carte di credito collegate a conti cinesi, carte prepagate prive di Iban per l’acquisto di beni rifugio e apparecchiature elettroniche capaci di gestire simultaneamente oltre 40 account societari. Fondamentale il ruolo di alcuni centri di elaborazione dati compiacenti, gestiti da soggetti italiani e cinesi, che emettevano migliaia di fatture poi collocate sul mercato da broker intermediari. Presso queste strutture sono state sequestrate Carte Nazionali dei Servizi, smart card con credenziali che consentivano di operare in nome e per conto delle imprese fantasma.
Il meccanismo del “cash back” illecito – Il sistema seguiva uno schema collaudato: il cliente riceveva una fattura pro-forma con l’indicazione dell’Iban; dopo il bonifico, la fattura veniva emessa e registrata. Agli organizzatori spettava il 10% dell’imponibile più il 22% di Iva; il restante 90% veniva restituito in contanti all’imprenditore, realizzando un rimborso illecito. Il contante proveniva da una rete di connazionali incaricati di raccogliere somme frutto di evasione o di altre attività illecite nel Centro-Nord. In controlli stradali casuali sono stati sequestrati a questi soggetti contanti per diverse centinaia di migliaia di euro.
La banca occulta – Nel primo filone, circa un anno fa, era stata scoperta anche una “underground bank” all’interno di un albergo di Cinisello Balsamo. Grazie a pedinamenti e tracciamenti satellitari, i finanzieri individuarono la struttura, sequestrando 1 milione e 800mila euro in contanti, documenti falsi, macchine conta-soldi, computer e 20 telefoni cellulari. Una disponibilità liquida, secondo gli investigatori, superiore a quella detenuta quotidianamente da un istituto di credito.
Trasferimenti verso la Cina e Iban virtuali – I capitali accreditati sui conti delle imprese fantasma venivano trasferiti in Cina simulando pagamenti per importazioni mai avvenute. Per eludere la normativa antiriciclaggio, gli indagati utilizzavano Iban virtuali e temporizzati, apparentemente europei ma in realtà radicati in territorio cinese. Le rimesse servivano a compensare i fornitori di contante e a mettere al sicuro i profitti illeciti.
Sequestri e misure cautelari – Su richiesta della procura, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ancona ha disposto tra agosto e settembre 2025 sequestri preventivi per 620 milioni di euro, finalizzati alla confisca diretta e per equivalente dei profitti derivanti da reati tributari previsti dal decreto legislativo 74/2000 e dall’autoriciclaggio. Nello stesso periodo sono stati bloccati circa 600 conti correnti e sequestrate disponibilità per oltre 11 milioni di euro; su un singolo conto milanese intestato a un cittadino rumeno sono stati congelati 2,8 milioni.
Nel novembre 2025 sono stati sequestrati 28 immobili per un valore complessivo di 15 milioni di euro, tra cui un albergo a Padova, una struttura ricettiva in ristrutturazione a Milano, un capannone industriale nel Bresciano e 12 appartamenti, cinque nel quadrilatero della moda milanese. Sequestrate anche opere d’arte per oltre 5 milioni di euro.
Complessivamente, nelle operazioni Fast and Clean e Cash Back, risultano denunciate 281 persone, tre arrestate. I provvedimenti di sequestro preventivo superano il miliardo di euro; eseguiti sequestri per circa 50 milioni tra contanti, conti bancari, titoli, beni di lusso, immobili e automezzi. Cancellate dal registro delle imprese 433 società e le relative partite Iva.
Alla fine di gennaio scorso, il gip ha disposto inoltre un ulteriore sequestro preventivo per un miliardo di euro nei confronti delle 329 società di capitali per la responsabilità amministrativa dell’ente. Il provvedimento è tuttora in fase di esecuzione e perfezionamento. IN ALTO IL VIDEO

