I soldi della cocaina prendevano la via dell’estero, attraversavano confini, si trasformavano in società di comodo, fatture false e beni di lusso. Un flusso milionario che univa camorra e ’ndrangheta in un’unica strategia finanziaria, ora smantellata da un’indagine internazionale culminata con sette arresti tra Francia e Italia e con un sequestro di beni per milioni di euro.
L’inchiesta ha acceso i riflettori sugli investimenti fuori dai confini nazionali del clan Ascione-Papale di Ercolano (Napoli) e della cosca Morabito di Africo (Reggio Calabria). Le investigazioni, partite da una pista finanziaria, hanno portato alla scoperta di una rete di riciclaggio gestita da un gruppo criminale impegnato nel traffico di cocaina dal Sudamerica all’Europa.
La rete internazionale – Quattro persone sono state arrestate in Francia e tre in Italia. Tra loro figurano Mario Papale, fermato a Marsiglia, e il figlio Giuseppe Papale, arrestato a Como. L’operazione è stata condotta dalla Gendarmeria nazionale francese in stretta collaborazione con i carabinieri del nucleo investigativo del Gruppo di Torre Annunziata e con l’Ufficio federale di polizia svizzero (fedpol). Le attività sono state supportate dalla polizia federale giudiziaria belga di Anversa, dall’Agenzia di Stato bulgara per la sicurezza nazionale, dalla Dogana tedesca e dalla polizia nazionale ecuadoriana, sotto il coordinamento di Europol ed Eurojust.
Il ricercato montenegrino – Al centro del sistema figurava un ricercato di “alto valore” di nazionalità montenegrina, genero di un italiano, stabilmente presente a Cannes. La sua posizione emerge come snodo cruciale del circuito finanziario ricostruito dagli investigatori.
Sequestri milionari – In Costa Azzurra sono stati sottoposti a sequestro veicoli di lusso e immobili di pregio per un valore superiore a 5 milioni di euro. Altri beni e aziende sono stati bloccati tra Svizzera e Italia, insieme a 600mila euro in criptovalute e 26mila euro in contanti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, camorra partenopea e ’ndrangheta reinvestivano i proventi del traffico internazionale di cocaina attraverso una rete di società fittizie e operazioni contabili simulate, puntando su investimenti di lusso per ripulire e reimmettere nel circuito legale capitali illeciti.

