Napoli – I suoni rilassanti utilizzati per favorire l’addormentamento, come pioggia, vento o fruscii naturali, quelli che spesso vengono ora definiti come “rumore dolci” o (a volte impropriamente) “rumore rosa”, non solo non migliorerebbero la qualità del sonno, ma potrebbero addirittura essere dannosi, in quanto ridurrebbero in modo significativo la fase Rem, fondamentale per la rigenerazione cognitiva ed emotiva. È quanto emerge da una recente ricerca universitaria statunitense pubblicata sulla rivista scientifica Sleep e rilanciata dalla stampa internazionale.
Lo studio, condotto in ambito accademico dai ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università di Philadelphia con monitoraggio dei parametri del sonno, evidenzia come l’esposizione continuativa a stimoli sonori durante la notte possa interferire con la struttura fisiologica dei cicli notturni, in particolare con la fase Rem, cruciale per memoria, equilibrio emotivo e recupero mentale, con particolari rischi legati ai bambini esposti a tale abitudine. Un dato che ridimensionerebbe una pratica ormai diffusa, anche attraverso app e piattaforme digitali dedicate al benessere.
A commentare il dato è Fabio De Rienzo, imprenditore digitale ed esperto di e-commerce nel settore del riposo (ha fondato tra l’altro il sito Materassimemory.eu): “La ricerca universitaria pubblicata su Sleep ci ricorda un principio semplice ma spesso trascurato: il sonno è un processo biologico complesso, non un meccanismo che può essere ottimizzato con un sottofondo audio. Inserire uno stimolo costante durante la notte può alterare la fisiologia del riposo, anche quando la percezione soggettiva è quella di dormire meglio”.
Secondo De Rienzo, il rischio maggiore è culturale: “La diffusione di strumenti digitali per dormire ha creato l’idea che basti attivare un suono per risolvere problemi che, nella maggior parte dei casi, dipendono da fattori strutturali. Il primo elemento su cui intervenire resta sempre il supporto fisico: un materasso adeguato, capace di garantire sostegno corretto alla colonna vertebrale, riduzione dei punti di pressione e continuità del sonno”.
L’esperto sottolinea come la qualità del riposo non possa prescindere da condizioni ambientali e fisiologiche corrette: temperatura della stanza, assenza di stimoli luminosi, regolarità degli orari e soprattutto qualità del piano di riposo. “Un materasso non idoneo genera micro-risvegli, tensioni muscolari e movimenti compensativi che frammentano il sonno. In questo contesto, aggiungere uno stimolo sonoro non risolve il problema di fondo e, alla luce delle nuove evidenze scientifiche, può persino peggiorarlo”.
La ricerca pubblicata su Sleep riporta dunque l’attenzione su un punto essenziale: il sonno non è migliorato dall’aggiunta di stimoli, ma dalla rimozione delle cause che ne compromettono la qualità. “Prima di affidarsi a soluzioni accessorie di discutibile utilità – conclude De Rienzo – è necessario intervenire sulle basi: supporto adeguato, postura corretta e ambiente coerente con le esigenze fisiologiche del riposo. Il buon sonno inizia da lì, non da uno smartphone a pochi centimetri che simula il suono di un ruscello”.

