Il denaro che attraversa confini e società estere, rientra in Italia e si trasforma in beni: è su questo percorso che si è concentrata l’operazione avviata dai finanzieri del comando provinciale di Bari, che stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari.
Il provvedimento – Il decreto dispone il sequestro finalizzato alla confisca del profitto del reato di riciclaggio, per un valore di circa 70 mila euro, nei confronti di due indagati. Contestualmente è stato disposto il sequestro “per sproporzione” di un compendio patrimoniale riconducibile a uno degli indagati, indicato come “proposto”, e ai componenti del suo nucleo familiare, per un valore complessivo di circa 800 mila euro. Nel patrimonio sottoposto a vincolo figurano quattro unità immobiliari, tre terreni, cinque compendi aziendali, quote societarie, oltre a diversi rapporti bancari e polizze assicurative.
Le indagini – Il provvedimento trae origine da approfondite investigazioni economico-patrimoniali condotte dal Nucleo Pef di Bari. Gli accertamenti hanno preso le mosse dalla ricostruzione della destinazione dei proventi illeciti generati da un sistema di frode ai bonus edilizi, basato sulla creazione e monetizzazione di crediti d’imposta fittizi, riconducibile al professionista Alessandro Trerotoli. La vicenda era già stata oggetto di un distinto procedimento penale, definito nell’aprile 2023 con sentenza di patteggiamento.
Il meccanismo ipotizzato – Nel corso delle attività investigative, l’attenzione si è concentrata sull’operatività di un soggetto barese che, secondo l’ipotesi d’accusa, avrebbe ostacolato l’identificazione della provenienza delittuosa di somme riconducibili al promotore della frode. Le disponibilità sarebbero state trasferite all’estero attraverso società di diritto britannico e tedesco a lui riconducibili, per poi rientrare in Italia dopo una serie di passaggi che hanno coinvolto più Stati, tra Regno Unito, Germania e Botswana. In questo modo sarebbero stati accreditati sui conti personali dell’indagato circa 70 mila euro, parte dei quali utilizzati per l’acquisto di un immobile intestato fittiziamente alla moglie, anch’essa indagata.
La sproporzione patrimoniale – Le complesse attività della Guardia di finanza, basate sull’analisi di compravendite, locazioni, costituzioni societarie, cessioni di quote e movimentazioni finanziarie ritenute funzionali a dissimulare operazioni di riciclaggio e reinvestimento, hanno consentito di accertare come la capacità reddituale lecita dell’indagato e dei suoi familiari non risultasse compatibile con l’accrescimento patrimoniale rilevato. Un incremento che, secondo gli investigatori, si colloca in una stretta correlazione temporale con i fatti delittuosi contestati.

