A oltre tre anni dalla morte di Ugo Manganaro, pescatore 34enne di Vico Equense, la vicenda approda alla fase decisiva davanti al tribunale di Torre Annunziata. L’udienza preliminare, iniziata oggi, è stata aggiornata al 12 maggio per il legittimo impedimento di uno dei difensori, ma segna comunque un passaggio cruciale nel percorso giudiziario che la famiglia della vittima attende dal 22 novembre 2022.
Quella sera Manganaro morì folgorato sulla spiaggia delle Calcare, nella città della Penisola Sorrentina, durante un violento temporale, mentre si era recato a controllare le reti da pesca. In un primo momento si parlò di un fulmine, ma le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata hanno delineato uno scenario diverso: secondo l’ipotesi accusatoria, la scarica elettrica fatale non sarebbe stata causata da un evento atmosferico, bensì da una cabina elettrica malfunzionante, con un filo scoperto, situata nei pressi della marina dove erano in secca le barche dei pescatori.
L’inchiesta – Le indagini, condotte dal sostituto procuratore Andreana Ambrosino con il coordinamento del procuratore Nunzio Fragliasso, hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo nei confronti di sei persone: quattro tra dirigenti e funzionari Enel e due titolari di strutture ricettive. A loro carico vengono contestate omissioni legate, in particolare, alla mancata manutenzione dell’impianto elettrico. Secondo la ricostruzione dei consulenti della Procura oplontina, la corrente ad alto voltaggio si sarebbe propagata creando un “ponte” con elementi metallici come cancello e ringhiera, rendendo letale il contatto.
Il sit-in – In mattinata, familiari e amici di Ugo si sono riuniti all’esterno del palazzo di giustizia di Torre Annunziata per un sit-in silenzioso. Un presidio composto, senza slogan, per ribadire una richiesta che accompagna la famiglia dal giorno della tragedia: giustizia, non vendetta.
La voce della madre – «Non vogliamo vendetta, chiediamo soltanto giustizia per Ugo, che è morto per un filo elettrico non controllato. Serve senso di responsabilità e presenza sul territorio per tutti quelli che amministrano il territorio». A parlare è Mariangela De Simone, madre del pescatore, che da anni chiede che venga fatta piena luce sulle responsabilità legate a quella morte.
Il racconto di chi c’era – Tra i presenti anche Francesco, amico della vittima, che ha ricordato le ore precedenti alla tragedia: «Quella sera siamo scesi giù alla marina per controllare le barche e abbiamo visto questo filo che faceva delle scintille e andammo via per paura, poco dopo arrivò Ugo e non tornò più. Fu una notte terribile, non si deve morire per una cosa del genere. Chiediamo giustizia per un fratello che non c’è più».
La difesa della famiglia – La famiglia Manganaro è assistita dall’avvocata Enrica Visconti, che sin dall’inizio ha seguito il caso presentando denuncia alla Procura di Torre Annunziata: «La famiglia è stata colpita da un lutto straziante ed è mossa da un’urgenza ad avere risposte. Siamo fiduciosi del lavoro svolto dalla magistratura e auspichiamo che, se ci saranno responsabilità, vengano riconosciute per tutti gli imputati. Ora ci prepariamo a questa lunga battaglia giudiziaria per far avere le risposte che la famiglia merita».

