Un’azione capillare, mirata e concentrata nei punti nevralgici dell’economia locale. È questo il filo conduttore dei recenti interventi messi in campo dalla Guardia di Finanza nel Varesotto, nell’ambito del contrasto alle forme più diffuse di economia sommersa, con particolare attenzione al lavoro nero e irregolare.
I controlli, eseguiti dai finanzieri dei Gruppi di Varese e Busto Arsizio e dalle Compagnie di Gallarate e Gaggiolo, hanno interessato comparti ad alta esposizione al rischio di irregolarità: edilizia, bar e ristorazione, commercio ambulante e vendita al dettaglio. Le verifiche si sono concentrate soprattutto nei territori di Varese, Somma Lombardo, Solbiate Arno, Malnate, Castellanza e Sesto Calende, aree caratterizzate da una marcata vocazione produttiva e turistica.
Nel corso delle attività ispettive, le posizioni lavorative dei dipendenti sono state analizzate sotto il profilo contrattuale, previdenziale, assicurativo e fiscale. Gli accertamenti hanno fatto emergere numerose irregolarità: in otto controlli complessivi sono stati individuati otto lavoratori impiegati completamente “in nero” e un lavoratore irregolare.
In tutti i casi è stata avanzata formale richiesta all’Ispettorato territoriale del lavoro di Varese per l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività, in quanto oltre il 10% dei lavoratori presenti al momento dell’ispezione risultava privo della preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. La sospensione è stata successivamente revocata dopo che i datori di lavoro hanno provveduto alla regolarizzazione delle posizioni, mediante l’assunzione formale dei lavoratori e il pagamento delle sanzioni previste dalla normativa vigente.
Ulteriori accertamenti hanno consentito di documentare, nei confronti di alcuni datori di lavoro, modalità di corresponsione delle retribuzioni attraverso strumenti non tracciabili. Una condotta in violazione delle disposizioni introdotte dalla Legge 205 del 27 dicembre 2017, che impone l’obbligo di erogare i compensi tramite strumenti idonei a garantirne la tracciabilità o mediante intermediari bancari o finanziari. Per queste violazioni sono state irrogate sanzioni amministrative per un importo complessivo compreso tra un minimo di 71.400 euro e un massimo di 419.400 euro. IN ALTO IL VIDEO

