Aversa, omicidio Di Caterino: la Corte d’Appello assolve imputato per legittima difesa

di Daniela Rosato

Una sentenza che chiude un capitolo giudiziario lungo tredici anni e che riapre una ferita mai rimarginata. La Corte di Appello di Napoli ha assolto Agostino Veneziano, oggi 29enne, dall’accusa di omicidio per la morte di Emanuele Di Caterino, il 14enne di San Cipriano d’Aversa ucciso con una coltellata alla schiena il 7 aprile 2013 ad Aversa, al termine di una lite tra giovanissimi.

L’imputato, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, è stato ritenuto non punibile per legittima difesa, accogliendo la richiesta formulata dalla stessa procura generale. Una decisione che ha scatenato la reazione immediata e durissima della madre in aula. “Avete assolto un assassino, questa non è legge, vergognatevi”, ha urlato subito dopo la lettura del dispositivo. Poi, rivolgendosi all’avvocato difensore: “Anche voi vi dovete vergognare, avete difeso un assassino, con le sue mani ha fatto un omicidio e quattro tentati omicidi”. Emanuele Di Caterino, studente della prima E del liceo scientifico “Enrico Fermi” di Aversa, fu accoltellato nei pressi del Parco Coppola, in piazza Bernini, uno dei punti di ritrovo della movida aversana.

La posizione della procura generale – Lo scorso novembre il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli, Valter Brunetti, aveva chiesto l’assoluzione per Veneziano. Nel suo intervento, durato poco più di un quarto d’ora davanti ai giudici della sezione Minori, il magistrato aveva ribaltato l’impianto accusatorio sostenendo che l’omicidio non fosse frutto di un gesto volontario, ma di una reazione difensiva. Secondo questa ricostruzione, Veneziano avrebbe impugnato il coltello “in posizione difensiva”, reagendo a un’aggressione improvvisa. Una linea fondata anche sull’estensione degli effetti di una precedente sentenza di assoluzione, già pronunciata in un altro procedimento per le lesioni inferte agli amici di Emanuele subito dopo il delitto, nel quale era stata riconosciuta la legittima difesa.

La replica della famiglia – Completamente opposta la lettura dei legali della famiglia Di Caterino. “Non siamo d’accordo con la sentenza, aspettiamo le motivazioni e valuteremo cosa fare”, ha dichiarato l’avvocato Maurizio Zuccaro subito dopo il verdetto. “La nostra ricostruzione si basa sull’autopsia che dava una dinamica diversa da quella del pg. Emanuele è stato colpito alle spalle e Veneziano non si stava difendendo”. Zuccaro, che ha assistito la madre della vittima insieme al collega Sergio Cola, ha contestato anche la scelta di dividere i procedimenti: quello per l’omicidio di Emanuele e quello per il tentato omicidio e le lesioni ai quattro amici presenti quella sera. “Manuele era un ragazzino normale mentre Veneziano è uscito con un coltello addosso. – ha aggiunto – Oggi esce sconfitta la giustizia”.

Un iter giudiziario senza fine – Quello concluso con l’assoluzione è l’ottavo processo celebrato per la stessa vicenda. La prima condanna risale al 2014, con il rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale per i Minorenni: quindici anni di reclusione. La Corte d’Appello annullò quella sentenza, disponendo un nuovo processo davanti al collegio. Seguirono condanne a otto e poi a dieci anni. Nel 2023 la Cassazione annullò nuovamente il verdetto, rinviando a Napoli. Un’ulteriore condanna a otto anni fu emessa successivamente, ma nel maggio 2024 la Suprema Corte chiese un nuovo approfondimento proprio sul tema della legittima difesa, aprendo la strada alla decisione di oggi.

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico